Due figlie, quattro lavori e tanta incertezza

Donne e lavoro – Nel mondo lavorativo le mamme sono (ancora) sfavorite e faticano a rientrarvi dopo una pausa dedicata all’accudimento dei figli. Con la pandemia la situazione è peggiorata. Tre donne ci raccontano la loro esperienza
/ 16.11.2020
di Romina Borla

Giovanna Grimaldi – 45 anni e due figlie adolescenti – si divide tra quattro lavori diversi. Un’attività in proprio e tre impieghi ottenuti nonostante le difficoltà dovute ad un mercato del lavoro incerto, che spesso non favorisce le donne. «Purtroppo le madri di bambini piccoli non sono le benvenute nel mondo del lavoro», osserva l’avvocata Nora Jardini Croci Torti, coordinatrice del Consultorio giuridico Donna&Lavoro di Massagno, confluito nell’associazione Equi-Lab – Laboratorio per la conciliabilità famiglia e lavoro (www.equi-lab.ch). «Molte al rientro della maternità vengono licenziate o messe in condizione di lasciare il posto perché, ad esempio, il datore nega loro il part-time o le trasferisce in sedi troppo distanti dal domicilio. Con la pandemia questa tendenza si è accentuata. Anche chi tenta di rientrare dopo una sosta più o meno lunga non ha vita facile: le mamme sono talvolta considerate inaffidabili e poco disposte ai sacrifici, il tempo parziale non è benvisto ecc. Inoltre al giorno d’oggi le attività, sempre più legate all’informatica, cambiano in fretta. Bisogna rimanere al passo coi tempi e le assenze prolungate in molti settori diventano un problema». Assenze che oltretutto, sommate al part-time, finiscono per nuocere alle lavoratrici sul piano della previdenza professionale. Il consiglio dell’esperta è dunque quello di fare il possibile per mantenere l’impiego anche dopo la maternità, magari senza ridurre troppo la percentuale. Considerando anche il fatto che non tutte le unioni coniugali durano nel tempo e per le donne separate o divorziate il rischio di finire in povertà è ancora più elevato.

«Il problema è che gli asili nido costano cifre esagerate», fa notare Barbara Grignoli, 44 anni e due gemelle di 11 anni. «Mio marito ed io non potevamo contare sui nonni quindi era l’unica soluzione, ma avrei dovuto investire più del mio stipendio per non vederle mai. Così ho deciso di rimanere a casa finché non hanno iniziato la scuola dell’infanzia».

Anche Giovanna, di cui vi parlavamo all’inizio, ha fatto la stessa scelta. «Il mio datore di lavoro non mi ha agevolato e mi sembrava naturale lasciare. Credevo fosse giusto che una madre rimanesse con le figlie, anche per l’educazione ricevuta. Per diversi anni ho quindi fatto la mamma a tempo pieno». Poi lo choc: una diagnosi di tumore. «Le bimbe frequentavano l’asilo e mi sono ritrovata con troppo tempo libero e brutti pensieri da gestire. Così ho deciso di avviare una piccola attività che porto avanti tuttora: creo e vendo oggetti di cucito che pubblicizzo sui social». In parallelo ha iniziato ad animare atelier per bambini e collaborare con il nostro giornale, in particolare occupandosi della rubrica «Crea con noi». In Ticino sono sempre di più le donne che – magari dopo diversi tentativi falliti di ritrovare lavoro – si mettono in proprio, sperimentando modi creativi di proporsi ai clienti e dimostrando ottime capacità imprenditoriali (su Facebook e Instagram se ne incontrano a bizzeffe). Però in molti casi queste attività non garantiscono loro uno stipendio sufficiente. Perciò tante finiscono per accumulare piccoli ingaggi nella speranza di un futuro migliore.

In quel momento comunque per Giovanna il lavoro rappresentava soprattutto uno sfogo, una passione che la faceva sentire bene e le occupava la mente. Ma nel 2018 qualcosa è cambiato. «Mi sono separata – spiega – e quello che guadagnavo ha assunto un peso specifico più importante. Ho pensato ad una riqualifica ma mi sono scontrata col fatto che spesso le formazioni professionali sono a tempo pieno e la sede dei corsi è lontana da casa». Un bel problema per una mamma con due figlie in casa... Ma la fortuna e la sua determinazione hanno fatto in modo che trovasse impiego come dipendente di un centro di attività per famiglie del Luganese e un altro come amministratrice regionale dei Corsi per adulti del Cantone. «Tante occupazioni a basse percentuali significano spesso più fatica», spiega la nostra interlocutrice. «Ci vuole flessibilità e talvolta bisogna fare dei salti mortali per riuscire a conciliarle con la vita famigliare. Ma le energie non mi mancano e amo quello che faccio. Resta il fatto che vivo nell’incertezza, il Coronavirus ha messo a rischio tutta una serie di attività. Non so cosa mi riserva il domani».

È preoccupata per il futuro anche Anna Rossi, educatrice, che ha perso il lavoro nel 2016, quand’è nato suo figlio. «Mi sono in seguito iscritta in disoccupazione. Dopo qualche mese però ho rinunciato a quello che era un mio diritto, perché frustrata dai mille corsi inutili assegnatimi d’ufficio e piani occupazionali poco affini al mio percorso». Continuava a cercare la sua occasione che non arrivava. «Come mamma mi sono sentita discriminata. Vero, non ero più disponibile all’infinito come prima, ad esempio avevo degli orari da rispettare, ma per il resto ero la solita Anna». Uno dei casi per lei più eclatanti è stato quando si è proposta come animatrice per un’associazione che si occupa di doposcuola. «Non mi hanno assunta perché temevano che – con un bambino piccolo – avrei potuto assentarmi ad esempio se si ammalava». Gli uomini questi problemi non li hanno, sottolinea. «Dopo la paternità sono considerati come prima. Non si sentono in colpa se lavorano tanto e al momento del colloquio nessuno si permette di chiedere loro se hanno o hanno intenzione di avere figli». Alla fine Anna è riuscita a trovare delle soluzioni adatte a lei: lavora come addetta alle vendite in un negozio specializzato e cameriera in un ristorante, sperando di non vivere un secondo lockdown.

Ora qualche consiglio per chi vuole reinserirsi nel mercato del lavoro. «È necessario avere un progetto», osserva Sandra Killer, consulente di Equi-Lab per l’orientamento professionale. «In primo luogo bisogna riflettere su sé stesse e il proprio potenziale: le proprie abilità, la carriera desiderata, le possibilità offerte dalla formazione continua, la sicurezza finanziaria oltre la pensione, ecc. Questo può aiutare ad indirizzare le proprie energie nella direzione più adatta». Non ci si deve poi scoraggiare durante il cammino, continua l’intervistata. È importante trovare il modo per motivarsi costantemente, anche se non si ricevono riscontri o non arrivano feedback positivi. Sicure che, prima o poi, qualcosa di interessante apparirà all’orizzonte.