Conferenza

Sul tema dell’appropriatezza degli esami radiologici, sarà possibile seguire una conferenza pubblica virtuale che avrà luogo mercoledì 2 febbraio, alle 18.30. Durante la serata si potranno porre domande ai due specialisti, il professor Adam Ogna e il professor Filippo Del Grande (le coordinate per accedere al Webinar si trovano seguendo questo link)


Dalla visita medica agli esami diagnostici

Imaging - Necessità e appropriatezza sono i criteri per la scelta di un’indagine radiologica
/ 31.01.2022
di Maria Grazia Buletti

«Con una Risonanza Magnetica non riusciamo a vedere adeguatamente i polmoni. Perciò, sebbene sia fra gli esami diagnostici radiologici più tecnologicamente avanzati, non è quello più indicato nella ricerca di una patologia polmonare». A parlare è il professor Adam Ogna, primario di medicina interna e pneumologo all’Ospedale Regionale di Locarno, che spesso si trova a spiegarlo ai suoi pazienti quando gli chiedono questo esame convinti che sia quello che «…per antonomasia potrà postulare o confermare qualsiasi diagnosi».

Sempre più persone chiedono esami radiologici specifici, senza avere gli strumenti adatti per valutarne necessità e appropriatezza. «Oggi disponiamo di una grande varietà di metodiche di diagnostica per immagini (da noi chiamate Imaging) che dobbiamo saper impiegare in modo appropriato», esordisce il professor Filippo Del Grande, primario della Clinica di radiologia EOC e Direttore medico scientifico dell’Istituto Imaging della Svizzera Italiana, il quale sottolinea che «eseguire esami appropriati significa anche utilizzare in modo adeguato le risorse ed evitare potenziali conseguenze cliniche per il paziente». E ribadisce: «In ogni situazione dobbiamo sfatare il mito secondo cui la tecnologia più avanzata sia quella più corretta ed efficace; esiste un esame indicato per un determinato paziente e per la patologia che si vuole indagare in quel determinato momento».

Filippo Del Grande sottolinea altresì come «ogni esame di Imaging comporta vantaggi, svantaggi e rischi potenziali (ad esempio legati all’irradiazione o all’uso di mezzi di contrasto o alla messa in luce di reperti fortuiti)». Si evince da ciò l’importanza di determinare in primo luogo la necessità di un esame diagnostico radiologico, e in seguito individuare quello più appropriato a verifica della postulazione di una diagnosi. Processo in cui, afferma lo specialista, «l’appropriatezza è soddisfatta quando i benefici derivanti dall’esame radiologico scelto superano i suoi potenziali rischi».

In buona sostanza: più un esame è selezionato in modo appropriato (anche nel suo protocollo di svolgimento), e migliore sarà la sua accuratezza diagnostica che in tal modo concorrerà a delineare un percorso terapeutico efficace. Del Grande pone l’accento sul ruolo dell’Imaging nel processo diagnostico: «Ogni esame diagnostico non ha tanta valenza in se stesso, ma piuttosto ne assume se integrato in un processo diagnostico che coinvolge medico curante e medico radiologo».

«Di fatto il medico curante dovrebbe curare la regia della presa in carico, in modo da avere un quadro completo del proprio paziente, della sua anamnesi, degli esami di laboratorio e, infine, dell’eventuale scelta di un complemento diagnostico radiologico appropriato», spiega il dottor Adam Ogna che così pone le basi per il primo passo: la formulazione del quesito clinico da parte del medico (curante o specialista) che si propone di individuare il prosieguo della cura. «Questo primo passo essenziale della presa in carico comporta la collaborazione interdisciplinare di diversi medici (medicina generale, specialisti, chirurghi e radiologi) e precede gli eventuali esami radiologici scelti ad hoc. Naturalmente questa strada va condivisa con il paziente che rimane sempre al centro e che, dal canto suo, dovrebbe sentirsi rassicurato dalle scelte diagnostiche postulate, ricordiamolo, secondo la necessità e l’appropriatezza dell’esame richiesto».

Alla base di tutto sta la fiducia reciproca fra paziente e medico curante. Quest’ultimo sarà rassicurante sul procedere e saprà indicare l’idoneità della scelta di uno specifico esame diagnostico a complemento e a suffragio della propria diagnosi clinica. E si giunge allo svolgimento dello stesso e alla figura del medico radiologo il cui ruolo, a prescindere dagli esami di radiologia interventistica, rimane spesso «dietro le quinte», come spiega il professor Del Grande: «Al radiologo competono la consulenza e la collaborazione con il medico clinico per la scelta dell’esame corretto». E siamo al primo punto, quando alla richiesta radiologica fa seguito il delinearsi del «protocollo dell’esame stesso»: «Una volta scelto l’esame, il radiologo ne definisce lo svolgimento mirato alla richiesta e alla diagnosi da verificare. Ad esempio, se si tratta di una Risonanza bisogna definirne quali sequenze utilizzare e se somministrare o no il mezzo di contrasto; per la TAC si definiscono le fasi più o meno precoci e tutto ciò dipende dalla patologia che si va a indagare».

Il radiologo porta ad esempio la ricerca di un carcinoma epatico: «In tal caso, per riuscire a evidenziarlo, si eseguono fasi arteriose perché si tratta di un tumore ben vascolarizzato in fase arteriosa. Usare un protocollo in un’altra fase potrebbe portare a una diagnosi errata». Per ciascun esame si tratta di «saperne modulare lo svolgimento». Dopo la scelta del protocollo, il tecnico in radiologia medica segue le indicazioni del medico radiologo: «Alcuni esami di routine terminano così, mentre ve ne sono altri che meritano una verifica ulteriore da parte del radiologo».

Segue il post processing: ovvero «le ricostruzioni tecniche delle immagini al computer, che saranno poi interpretate dai radiologi per scrivere un referto (una sorta di lettera di consultazione per il medico clinico che ha inviato il paziente) nel quale sarà data una conclusione radiologica: è la valutazione finale del radiologo che il clinico dovrà integrare nelle informazioni di cui già dispone». Dietro alla scelta, alla richiesta e allo svolgimento di un determinato esame diagnostico radiologico c’è un intero percorso che necessita strumenti adeguati e un ragionamento multidisciplinare volto per l’appunto a coinvolgere le diverse figure mediche e il paziente stesso, il quale rimane al centro della coordinazione di tutte le informazioni risalenti al suo problema.