Contro i micro inquinanti depuratori in aiuto

Inquinamento - Anche il Ticino attua nuove strategie a tutela dell’ambiente
/ 22.04.2019
di Elia Stampanoni

L’Ufficio per i rifiuti, l’acqua, l’energia e l’aria del Cantone di Zurigo (Amt für Abfall, Wasser, Energie und Luft des Kantons Zürich, AWEL) ha studiato nel 2016 la presenza di microplastiche nei deflussi degli impianti di depurazione delle acque (IDA), nelle acque superficiali, nonché nell’acqua potabile e del sottosuolo. Negli impianti IDA analizzati, grazie a chiarificazioni biologiche, microfiltrazioni o altri metodi di trattamento si è constatato che viene eliminato circa il 90 per cento delle microplastiche. Lo studio ha calcolato che dai 64 impianti zurighesi, ogni giorno sfuggono comunque 30 miliardi di microparticelle, ossia circa 600 grammi. Frammenti che vanno a terminare nelle acque superficiali e non, in ogni caso, nella falda o nell’acqua potabile. Risultati analoghi erano emersi anche in altre regioni della Svizzera e in seguito sono stati confermati pure da ulteriori studi, tra cui quello svolto in Ticino e pubblicato in primavera (vedi «Azione», 11 febbraio 2019).Oltre a sensibilizzare la popolazione sull’importanza di non disperdere materiali plastici nell’ambiente e ridurne l’utilizzo, si lavora anche sul lato curativo, cercando soluzioni per aumentare la percentuale di microplastiche trattenute dagli impianti di depurazione. Uno dei rimedi adottati è quello di filtri a sabbia finali, un sistema già in uso in alcuni dei maggiori impianti di depurazione che, secondo il citato studio promosso dall’AWEL di Zurigo, garantisce un miglioramento nell’eliminazione medio delle microplastiche presenti nelle acque luride. I dati della ricerca, dove sono stati confrontati i diversi sistemi e abbinamenti di depurazione, hanno infatti evidenziato come negli impianti dotati di filtro a sabbia finale, la quota di ritenzione si è alzata dal 81% al 93%.Dallo studio è pure emerso che l’efficienza maggiore si ottiene abbinando tutti i processi di depurazione, che può contemplare diverse tappe a seconda del tipo d’impianto: dalle griglie, alla filtrazione, passando per la decantazione, la denitrificazione (con l’aiuto di microorganismi che lavorano in assenza d’ossigeno e trasformano i nitrati) e l’ossidazione (dove altri batteri, questa volta in presenza di ossigeno, generano anidride carbonica e forme d’azoto innocue). La fase di filtrazione finale, con il passaggio in strati di sabbia migliora quindi notevolmente la qualità dell’acqua anche per quanto riguarda le microplastiche.Un sistema che ha trovato applicazione anche in Ticino, come ci conferma Mauro Veronesi, a capo dell’Ufficio della protezione delle acque e dell’approvvigionamento idrico presso il Dipartimento del Territorio (UPAAI): «Sì, alcuni impianti di depurazione, come quelli di Bioggio, Rancate o Barbengo, sono già dotati di un filtro a sabbia finale in grado di garantire, nell’insieme del processo depurativo, una purificazione superiore delle microplastiche. L’impianto di Chiasso-Vacallo sarà invece dotato di filtro a sabbia durante l’imminente intervento di potenziamento e ampliamento. È inoltre tra i quattro in Ticino che, per abbattere i microinquinanti, dovranno essere potenziati, in linea con la strategia cantonale».La strategia cantonale sui microinquinanti (costituiti soprattutto da residui di farmaci, cosmetici o biocidi) ha infatti stabilito gli impianti che dovranno essere dotati di uno stadio di abbattimento supplementare per cercare di contrastarne ulteriormente la dispersione nell’ambiente. In base alle conoscenze attuali, a tal fine si prestano in particolare l’ozonizzazione e l’assorbimento su carbone attivo, due metodi già utilizzati per il trattamento dell’acqua potabile. Oltre al depuratore di Chiasso saranno oggetto d’intervento quelli di Bioggio, di Rancate e di Barbengo: «Attualmente questi IDA sono interessati da studi di valutazione delle varie tecniche di trattamento. La tempistica dei potenziamenti è legata però anche alle contingenze d’intervento previste dai consorzi, nel senso che si interverrà in concomitanza con altri lavori importanti. In avanzata fase di progettazione è comunque quello di Bioggio del Consorzio depurazione acque Lugano e dintorni (CDALED), che ha già sottoposto la propria documentazione all’Ufficio federale dell’ambiente per una prima valutazione», precisa Mauro Veronesi.La scelta degli IDA da potenziare è stata fatta in base ai criteri contenuti nell’Ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc), il cui progetto è stato elaborato dall’UFAM in collaborazione con rappresentanti dei Cantoni, dell’economia privata, delle associazioni professionali e della ricerca. Secondo le nuove normative entrate in vigore il 1° gennaio 2016, gli impianti che soddisfano dei dati criteri dovranno essere dotati di un modulo supplementare per abbattere i microinquinanti. Si tratta innanzitutto degli IDA con più di 80’000 abitanti allacciati e di quelli con più di 24’000 abitanti e situati nel bacino imbrifero dei laghi. I Cantoni hanno poi potuto accordare deroghe all’obbligo di potenziamento degli IDA in casi motivati, per esempio quando il beneficio per gli ecosistemi e per l’approvvigionamento di acqua potabile risulterebbe esiguo o trascurabile. Anche in caso di presenza di corsi d’acqua con una percentuale di acque di scarico superiore al dieci per cento che non vengono depurate dalle sostanze organiche, i Cantoni hanno stabilito gli IDA da potenziare. Sulla base di questi parametri l’UPAAI ha quindi individuato, tra le 27 strutture di depurazione funzionanti in Ticino, gli impianti su cui intervenire, considerando anche la vetustà degli impianti, le tempistiche di rinnovo o altri criteri supplementari.Altri subiranno invece dei cambiamenti di funzione, sulla scia della tendenza, a livello svizzero, di abbandonare i piccoli impianti a favore del conferimento delle acque luride verso depuratori consortili più performanti. L’attuale impianto comunale di Morcote, il cui rinnovo sarebbe stato particolarmente oneroso, sarà per esempio trasformato in una stazione di grigliatura e pompaggio, da cui le sue acque luride verranno convogliate nel citato impianto di depurazione di Barbengo mediante una condotta. Il collegamento, che passerà in parte sul fondale del lago, avrà una lunghezza di circa 3,7 Km e permetterà di sfruttare l’alto livello di ritenzione di questa struttura all’avanguardia sia per le microplastiche e, in futuro, anche per i microinquinanti.Pure per altri impianti minori ci sono attualmente trattative in corso: «Si sta valutando l’opzione di dismettere gli impianti di Medeglia e di Isone e di collegarli all’IDA di Bioggio. Anche in questo caso con notevoli vantaggi ambientali e gestionali, ma con un importante investimento iniziale», puntualizza Veronesi.Il tema delle microplastiche e dei microinquinanti è insomma un tema molto sentito e d’attualità, per il quale le autorità e gli uffici competenti si stanno impegnando, il tutto a favore della salvaguardia dell’ambiente e di un’acqua ancor più pulita. «Da notare che la Svizzera è finora l’unico Stato al mondo ad avere modificato la propria legislazione (Legge e Ordinanza sulla protezione delle acque) in maniera da prescrivere l’abbattimento dei microinquinanti nelle acque di scarico degli IDA, assicurando un sussidio del 75% agli impianti che adempiranno questo obiettivo», conclude Mauro Veronesi.

Lo studio

 

Mikroplastik in Abwässer und Gewässern, Aqua & Gas N° 7/8 2016, Livia Cabernard, Edith Durisch-Kaiser, Jean-Claude Vogel, Daniel Rensch e Pius Niederhauser (AWEL Gewässerschutz).