Ciclisti e pedoni ai ferri corti

Mobilità lenta – Tanti progetti in Ticino sono insufficienti per mancanza di spazio, mentre Pro Velo Svizzera sta per proporre la distanza minima di 1,5 metri ai ciclisti che sorpassano i pedoni
/ 18.11.2019
di Giorgia Reclari

Un ciclista pedala zigzagando fra i pedoni, supera una signora anziana. «Ma fai un po’ attenzione!» gli grida lei stizzita. Lui si volta per risponderle ed è un attimo: il lungo guinzaglio di un cane gli taglia la strada. Frena di colpo, innervosito. Poi riparte ma deve suonare più volte il campanello perché un gruppo di pedoni occupa tutta la pista ciclopedonale. Chiacchierano e si spostano con calma di lato, richiamando un bimbo che stava inseguendo una palla. Lo guardano male mentre li supera e prosegue per la sua strada. È una scena vissuta personalmente in Ticino emblematica della sempre più complicata convivenza fra i vari utenti degli spazi dedicati alla mobilità lenta: pedoni, ciclisti, ma anche guidatori di monopattini elettrici e altri mezzi.

Il tema è molto attuale richiede soluzioni sempre più urgenti: secondo i dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica a metà ottobre, dal 2009 (con l’introduzione delle nuove batterie al litio che hanno reso molto attrattive le biciclette elettriche) a oggi le biciclette (comprese le elettriche lente) sono aumentate del 12% in Svizzera. Anche i pedoni e i ciclomotori (che comprendono invece le elettriche veloci) sono in costante crescita. Aumenta la sensibilità ambientale, più persone scelgono mezzi pubblici e le due ruote, private o condivise (ormai alla portata di tutte le gambe, non solo di quelle sportive), ma contemporaneamente diventa sempre più impellente garantire condizioni adeguate a tutti.

«Il Ticino rischia davvero di perdere il treno, abbiamo un ritardo ventennale nelle infrastrutture. Questo è il punto critico principale». Ne è convinto Marco Vitali, presidente di Pro Velo Ticino, l’associazione che tutela gli interessi dei ciclisti. Se pedoni e ciclisti sono sempre più spesso ai ferri corti il problema è lo spazio a disposizione, sottolinea. «Si fa tutto al risparmio e le dimensioni delle nuove piste ciclopedonali che si stanno realizzando nel cantone non sono sufficienti». Vitali cita come esempi i progetti di Gudo, la passerella del Ponte di Spada in Val Colla e il percorso Canobbio – Tesserete, «sono progetti molto interessanti ma insufficienti. Così poi si esasperano i conflitti». L’ideale sarebbe separare fisicamente i due tipi di utenti ma visto che spesso non c’è spazio sufficiente per questo tipo di percorsi («in Olanda fanno ciclopedonali di tre corsie!» Fa notare con invidia Vitali) entra in gioco l’altro importante fattore di convivenza, quello educativo. «Occorre maggiore rispetto reciproco, per esempio nel mantenere le distanze». Pro Velo Svizzera proporrà prossimamente l’introduzione a livello legislativo della distanza minima di 1,5 metri dal pedone per i ciclisti che sorpassano. «È una regola già in vigore in molti paesi europei come Francia, Spagna e Inghilterra». I conflitti sorgono però spesso in situazioni al limite della legalità: sulle strade molto trafficate senza corsie dedicate, i ciclisti non si sentono sicuri e viaggiano sui marciapiedi (che sono loro vietati se non espressamente indicato con un cartello), irritando i pedoni. Troppi divieti senza alternative sono però controproducenti secondo Vitali. «Non condivido la scelta di Lugano di vietare le zone pedonali ai ciclisti, senza offrire valide alternative. Si dovrebbe fare come nelle città italiane dove le bici sono ammesse. Così ci guadagnano anche esercenti e commercianti». 

C’è poi la questione della velocità. «Le biciclette elettriche veloci che si muovono tra i pedoni sono davvero pericolose. Dovremo agire sulla sensibilizzazione, ma anche promuovere l’introduzione di limiti di velocità con maggiori controlli, soprattutto nei centri urbani. Vanno colmate lacune nella regolamentazione». Comunque, sottolinea il rappresentante delle due ruote, anche i pedoni devono fare la loro parte nei percorsi condivisi, evitando per esempio di lasciare correre i cani senza guinzaglio o di occupare tutto lo spazio disponibile.

E loro, i pedoni che cosa ne pensano? «Il Ticino ha sottovalutato il successo delle biciclette elettriche degli ultimi anni: si è passati da un ciclismo per sportivi e per il tempo libero all’uso della bicicletta per gli spostamenti quotidiani. Ma le infrastrutture sono spesso inadeguate». Anche Jordi Riegg, rappresentante per la Svizzera italiana di Mobilità pedonale svizzera, concorda sull’aumento dei conflitti dovuto alla convivenza forzata. «La realizzazione di nuovi percorsi ciclabili è spesso limitata dalla mancanza di spazio, soprattutto nei centri. Di conseguenza si fa un uso sproporzionato delle eccezioni, concedendo ai ciclisti di poter transitare sui marciapiedi. Si promuove il traffico lento ma anche i conflitti». Troppi progetti mirano al risparmio di spazio in Ticino: «Per le zone miste è prevista una larghezza ideale di almeno 3,5 metri, mentre in molti casi non si è arrivati a 2,5. È chiaro, si dice ‘meglio che niente’, però così i conflitti aumentano». Sono ancora pochi gli esempi positivi. Riegg cita il rinnovato Viale Cassarate a Lugano, dove l’ampio marciapiede è sufficiente per i vari utenti. «In ogni caso l’ideale sarebbe dividere pedoni e ciclisti con percorsi dedicati». In alternativa si potrebbero aumentare le zone a 30 km/h: le automobili andrebbero meno veloci, i ciclisti si sentirebbero più sicuri e non invaderebbero i marciapiedi, con buona pace dei pedoni. 

In generale il problema della convivenza fra chi cammina e chi pedala non è vissuto nello stesso modo in tutto il Cantone e si fa sentire in particolare nei centri urbani dove lo spazio è poco. A Lugano, dove ultimamente sono aumentati i controlli in zona pedonale con conseguenti polemiche e accuse reciproche (e contro le autorità), il tema è molto sentito. 

Se da un lato sono in crescita i conflitti fra i vari tipi di utenti, dall’altro le associazioni che promuovono gli interessi di chi sceglie la mobilità lenta sono unite nelle campagne di sensibilizzazione e nelle battaglie. Lo scorso 13 ottobre a Lugano 250 persone – a piedi e in bicicletta – hanno preso parte alla manifestazione lanciata dall’Associazione traffico e ambiente (ATA), PS, Verdi e altri partiti e associazioni per chiedere una mobilità e una pianificazione del territorio più sostenibili. In contemporanea è stata anche lanciata una petizione. Negli altri centri ticinesi il clima non è così teso ma forse, se non si realizzano le infrastrutture adeguate in tempi brevi, è solo questione di tempo.