Cetacei, non solo bellezza e maestosità

Mondo sommerso - L’evoluzione di cervelli, la ricchezza dei comportamenti e la struttura sociale evoluta dei mammiferi marini
/ 15.11.2021
di Sabrina Belloni

Le innovazioni tecnologiche, le condizioni economiche e una maggiore sensibilità ambientale oggi permettono ai ricercatori di studiare il mondo animale meglio che in passato. In particolare, è migliorato sensibilmente il monitoraggio dei mammiferi marini, i quali raramente potevano essere indagati perché vivono in ambienti inaccessibili alla maggioranza delle persone fino a poche decine di anni or sono. Studiare balene e delfini liberi, nei loro ecosistemi naturali, è evidentemente difficile e costoso, tuttavia, importante per capire le dinamiche del pianeta Terra, considerato che la vita sulla terraferma dipende in larga misura da mari e oceani, dalla fissazione dell’anidride carbonica al rilascio di ossigeno, alla mitigazione del clima e dell’atmosfera, eccetera.

Alcuni ricercatori, affascinati dai comportamenti dei cetacei, hanno scoperto aspetti delle loro strutture sociali che erroneamente si pensavano essere esclusivi dei mammiferi terrestri. I mammiferi marini sono molto intelligenti e possono essere addestrati a svolgere compiti che richiedono precisione e determinazione. Sin dai tempi delle guerre mondiali, tursiopi e beluga sono stati istruiti a compiere incursioni in luoghi inaccessibili ai soldati e ai mezzi militari. Alcuni sono stati addestrati a cercare e identificare mine nascoste nei fondali oppure fissate a boe galleggianti. La loro capacità di trovare oggetti in acque profonde o con poca visibilità non può ancora oggi essere sostituita dalla tecnologia.

«Le società di delfini e balene sono complesse almeno quanto quelle osservate nei primati» sostiene Susanne Shultz, biologa dell’evoluzione dell’Università di Manchester. Non sorprende pertanto che i mammiferi marini – così come i nostri bimbi – imparino nozioni insegnate di proposito (non per caso) dalle proprie madri, nonne, zie (prevalentemente in linea matriarcale) e che sviluppino culture diverse a dipendenza dei gruppi nei quali vivono.

Proprio come le persone, alcuni vivono in aggregazioni, altri preferiscono la solitudine; scelgono individualmente di socializzare oppure nuotare da soli, e questi comportamenti cambiano di giorno in giorno. Ci sono individui dall’indole indisponente, alcuni più curiosi e intraprendenti, altri più timidi e riservati. Non si tratta di umanizzare ciò che è osservato, bensì si tratta di una presa d’atto di realtà studiate da ricercatori indipendenti di tutto il mondo, che hanno potuto monitorare gli animali sin nelle azioni più intime.

I delfini (36, le specie viventi) sono mammiferi molto comunicativi, vivono in gruppi in cui le stimolazioni sociali sono la normalità. Il loro cervello è da sempre considerato uno dei più complessi e, come quello delle persone, è composto da due emisferi, dei quali uno rimane sempre sveglio, in modo alternato. Ciò consente loro di avere uno stato di coscienza sufficiente per la respirazione, che è volontaria. I membri di ogni aggregazione comunicano fra loro e con individui esterni tramite fischi, squittii e clicks.

È evidente che interagiscono continuamente. E talvolta anche con violenza gratuita, a discapito di individui più piccoli o più deboli. I delfini non sono propriamente quel concentrato di tenerezza che permane nell’immaginario collettivo, bensì creature senzienti e opportuniste. Sono predatori naturali: non esitano a ricorrere alla violenza sessuale per imporsi sui maschi provenienti da altri gruppi e agli infanticidi, che sono commessi da esemplari pasciuti e forti, pertanto non specificamente per fame. La vita sociale dei delfini maschi è intensa.

C’è un’alleanza di base, nella quale due o tre maschi cooperano lo stretto necessario per accoppiarsi con una femmina. Questa può evolvere in un’alleanza di secondo grado, in cui alcuni esemplari formano una gang e compiono attacchi per tenere lontani i maschi di altri gruppi dalle proprie femmine, cercando tuttavia anche di conquistare le femmine degli avversari. Talvolta degenerano in azioni che coinvolgono oltre venti delfini che si mordono e colpiscono l’un l’altro per il dominio su una femmina. Un terzo livello prevede coalizioni con maschi di altri raggruppamenti in assalti in cui spesso le femmine soccombono, costrette a subire stupri di gruppo senza poter riemergere per respirare finché annegano.

Società complesse, con legami culturali forti, sono svelate anche dai riti funebri. Come riportato nel reportage focalizzato sui globicefali (v. «Azione» dell’8 febbraio), essi formano unità molto coese in cui trascorrono quasi interamente la propria vita, dalla nascita alla morte, partecipando alla vita di tutti i membri. È stato sorprendente documentare il comportamento solidale di un intero gruppo, nel quale due femmine trasportavano i corpi dei propri cuccioli morti alla nascita, riluttanti a lasciarli sprofondare negli abissi.

I capodogli, dotati anch’essi di cervelli molto grandi in proporzione alla dimensione del corpo, vivono in gruppi in cui le matriarche guidano gli altri membri (come gli elefanti). Solamente i maschi adulti sono solitari e si riuniscono alle femmine nel periodo strettamente necessario al corteggiamento e accoppiamento. Le femmine madri dei capodogli si alternano nelle mansioni di baby-sitting dei cuccioli, coinvolgendo anche le femmine e i maschi immaturi delle loro unità familiari, per proteggere i piccoli mentre sono a caccia di prede nelle profondità oceaniche. I cuccioli vengono allattati da tutte le femmine madri, non specificatamente dalla propria.

Le orche vivono in tutti gli oceani e hanno delle preferenze alimentari legate alla cultura e al luogo in cui si trovano, ma tutte cacciano in gruppo, aiutandosi a vicenda. Alcune aggregazioni si nutrono di merluzzi nel Mare del Nord, altre di salmoni in Canada, altre di foche in Argentina e Antartide, altre dei cuccioli di balena che risalgono con le madri lungo la costa orientale dell’Oceano Pacifico (balene grigie) durante le migrazioni verso l’Artico, oppure che nuotano nell’Oceano Indiano occidentale (balene megattere) verso l’Antartide.

Gli attacchi delle orche sono premeditati e orchestrati. Come i membri di una squadra sportiva, ognuna ha il proprio ruolo e il successo dell’azione è determinato dalla coesione e dalla compartecipazione. Non di rado sono stati documentati attacchi in cui gli esemplari adulti insegnano agli adolescenti immaturi come cacciare e quale ruolo assumere.

Alcuni tursiopi afferrano con i denti e le labbra le spugne di mare, servendosene come rudimentali bendaggi per proteggere i loro rostri mentre scovano le prede nella sabbia.

«L’evoluzione di cervelli, la ricchezza dei comportamenti e la struttura sociale evoluta dei mammiferi marini è straordinariamente simile alla socialità degli esseri umani e di altri primati sulla terraferma» conclude Luke Rendell, biologo dell’Università di St. Andrews, anche senza cadere nell’eccesso di antropomorfizzare gli animali e di farli apparire simili a noi.

Fortunatamente mantengono unicità, varietà e ricchezza di interazioni che ci sorprendono costantemente.