Dalla protezione antiaerea a Fukushima

Durante la Prima guerra mondiale, in caso d’allarme bombardieri, si cercava riparo in rifugi sotterranei di fortuna. Gli effetti della Seconda guerra mondiale e del lancio della prima bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki nel 1945 indussero la Svizzera ad adottare misure durature per proteggere la popolazione. In particolare il decreto federale del 21 dicembre 1950, concernente le costruzioni di protezione antiaerea, rese necessaria la realizzazione di rifugi nei nuovi edifici dei Comuni più grandi e delle Città. Nel 1964 fu sancito l’obbligo di edificare un rifugio in tutte le nuove costruzioni. La realizzazione sistematica di rifugi antiatomici in Svizzera iniziò nella seconda metà degli anni 60, in un contesto caratterizzato dalla corsa agli armamenti della Guerra fredda, raggiungendo il culmine nella metà degli anni 70. La «Concezione 71» introdusse il principio di «un posto protetto per ogni abitante (nelle vicinanze del domicilio)», che vale ancora.

Nel 1978 l’obbligo di creare un’organizzazione di protezione civile fu esteso a tutti i Comuni e la costruzione di rifugi pubblici diventò obbligatoria anche per quelli piccoli. Fino al 1980 la realizzazione di rifugi privati era sussidiata dallo Stato; negli anni 80 vennero adottate le prime misure di risparmio. La fine della Guerra fredda determinò un cambiamento delle priorità. Con i concetti direttivi del 26 febbraio 1992 e del 17 ottobre 2001 il Consiglio federale orientò maggiormente la protezione civile alla gestione di catastrofi e situazioni d’emergenza. Nel 2005 l’allora consigliere nazionale Pierre Kohler presentò un’iniziativa parlamentare che chiedeva l’abolizione dell’obbligo di costruire rifugi nelle abitazioni private, sottolineandone l’inutilità e i costi elevati.

Dopo l’analisi della situazione, il Governo giunse però alla conclusione che essi rimangono validi, non solo in caso di conflitto armato ma anche di fronte ad eventuali attacchi terroristici con armi nucleari, incidenti chimici o catastrofi naturali. Nel 2011 le Camere federali si espressero a favore della salvaguardia del valore dei rifugi e del mantenimento dell’obbligo di costruirli, non da ultimo sullo sfondo della recente catastrofe nucleare di Fukushima. Informazioni tratte da: Protezione della popolazione e la protezione civile nel corso degli anni: 1963-2013. 50 anni di storia dell’Ufficio federale della protezione della popolazione.


Bunker multiuso

Prevenzione emergenze - In Ticino ci sono oltre 13 mila strutture di protezione private e circa 120 pubbliche, due delle quali ad alto valore aggiunto: è una novità in Svizzera – Le prime si possono usare come deposito ma devono essere pronte in 5 giorni
/ 06.07.2020
di Romina Borla

Chi mai pensava alla possibilità di vivere una pandemia? Eppure ci ha travolti. Obbligandoci, nel momento più critico, a tapparci in casa. Potrebbe anche scoppiare un conflitto armato, magari con un uso di armi nucleari, chimiche o biologiche. Guastarsi una centrale nucleare (Fukushima insegna). Laghi e fiumi potrebbero esondare, mettendo in pericolo la popolazione. Bisogna tenersi pronti. Nel dispositivo d’emergenza è dunque necessario disporre anche di rifugi efficienti con posti protetti disponibili per tutti. Lo pensa Ryan Pedevilla, capo Sezione del militare e della protezione della popolazione. Ma al concetto di rifugio privato – spesso angusto e di solito stipato di conserve, zucchero e cianfrusaglie – preferisce quello di rifugio pubblico, gestito dalla Protezione civile, meglio se «ad alto valore aggiunto». Di cosa stiamo parlando? Di strutture utili sia in caso di emergenza, sia in tempo di pace, poiché offrono spazi che istituti scolastici e associazioni locali possono sfruttare quotidianamente: aule, atelier, servizi igienici, spogliatoi, ecc. «In questo senso il Ticino è un precursore», spiega l’intervistato. «Mentre nel resto della Svizzera si prevede di implementare la nuova strategia sui rifugi pubblici dal 2024, diversi Comuni ticinesi hanno già accolto l’invito del Cantone e hanno inserito rifugi ad alto valore aggiunto nei loro progetti. Mi riferisco alle strutture di Bellinzona-quartiere di Pianezzo (402 posti in tempo di guerra) e Riviera-quartieri di Cresciano-Lodrino (561), inaugurate nel 2019». Senza dimenticare i cantieri di Torricella-Taverne, dove il rifugio è inserito nel progetto della nuova scuola dell’infanzia, e quello di Quinto (Ambrì-Piotta): sotto le tribune del nuovo stadio multifunzionale sono infatti previsti diversi rifugi pubblici collettivi capaci di ospitare fino ad un massimo di 858 persone.

«Una struttura che non viene mai utilizzata perde di valore in quanto spesso il proprietario si limita al mantenimento delle infrastrutture strettamente necessarie», afferma Pedevilla. «Se invece vi è un uso regolare, il rifugio si anima, diventando parte integrante del territorio e della società». Alcuni osservano però come seguire una lezione o realizzare lavoretti sottoterra non sia così stimolante… «In ogni caso si tratta di spazi più confortevoli rispetto a quelli dei talvolta disagevoli rifugi costruiti in precedenza. Senza contare che a volte il sussidiamento concesso dal Cantone per la costruzione della struttura può risultare determinante per le scelte degli enti locali, favorendo la realizzazione di progetti che altrimenti difficilmente vedrebbero la luce».

Attualmente in Ticino si contano circa 120 rifugi pubblici che, sommati a quelli privati che sono oltre 13’000, garantiscono un posto protetto in caso di emergenza al 98% della popolazione residente. Fino al 2012 – anno dell’entrata in vigore delle revisioni della Legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile e dell’Ordinanza sulla protezione civile – era obbligatorio costruire un rifugio negli edifici con 8 o più locali. Adesso è necessario farlo solo a partire da 38 locali abitabili, se nella regione non vi sono posti protetti a sufficienza (i Comuni in questo senso esonerati sono 38, da Lugano a Bodio, da Locarno a Stabio). I proprietari che non sono tenuti ad edificare il rifugio devono comunque versare un contributo sostitutivo che, in Svizzera, varia da un minimo di 400 a un massimo di 800 franchi per ogni posto protetto non realizzato (nel nostro Cantone vale l’importo massimo). Queste risorse vengono in seguito impiegate soprattutto nella costruzione di strutture protette pubbliche.

Al giorno d’oggi è rarissimo che si costruiscano rifugi privati, ci fa sapere il Servizio costruzioni della Sezione del militare e della protezione della popolazione. La maggior parte delle strutture private che rispecchiano le normative vigenti sono state costruite negli anni Settanta/Novanta del Novecento (quelle edificate prima delle istruzioni tecniche del 1966 non sono più a norma). Non tutte sono in condizioni ottimali e spesso vengono usate dai proprietari come cantine. «Il rifugio privato può essere utilizzato come deposito», rassicura Pedevilla. «L’importante è adottare una corretta e regolare manutenzione nel caso in cui si verificasse un’emergenza. Questo significa che entro 5 giorni la struttura deve essere agibile e funzionante. Il proprietario deve abitualmente procedere ad una verifica delle sue componenti: ventilazione, filtri, valvole, guarnizioni di porte e coperchi blindati, letti, WC ecc.». In ogni caso ogni 10 anni le Regioni di protezione civile procedono all’ispezione dei rifugi per verificarne le condizioni. «La durata di vita approssimativa delle costruzioni di protezione – indica l’Ufficio federale della protezione della popolazione – è di 100 anni, mentre quella dei singoli componenti è limitata a 40-50 anni. Si prevede che a partire dal 2020 alcuni degli apparecchi di ventilazione e altre componenti dei rifugi privati non saranno più a norma». Notate bene: non si può decidere autonomamente di mettere fuori uso il proprio rifugio (anche se negli anni sono state riscontrate diverse infrazioni). Spetta unicamente al Cantone rilasciare un’autorizzazione di soppressione, ad esempio nel quadro di una procedura di domanda di costruzione, e solo se la struttura ostacola o impedisce la ristrutturazione di edifici esistenti. In caso di soppressione autorizzata, il proprietario deve versare il contributo sostitutivo. In caso di intenzionalità nella manomissione del rifugio oppure di manutenzione non accurata si rischia una multa sino a 5000 franchi (recidivo fino a 20’000 franchi) oltre al pagamento del contributo sostitutivo. Per qualsiasi informazione si può contattare il citato Servizio costruzioni allo +41 91 8143341.

Ad inizio 2021 dovrebbe entrare in vigore la nuova Legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile. «Per quanto riguarda i rifugi privati non sono previste grosse novità», confida Pedevilla. «Potrebbe cambiare qualcosa per gli impianti di protezione civile (posti di comando, impianti d’apprestamento o per i beni culturali, centri sanitari protetti e ospedali protetti). Nella nuova strategia si vorrebbero ridurre gli impianti di condotta e di apprestamento sul territorio, prevedendone circa uno ogni 30’000 abitanti. Le strutture protette in esubero potrebbero quindi essere trasformate in rifugi pubblici ad alto valore aggiunto. Ma questa è, come detto, musica del futuro».