Anziani e violenza domestica

Svizzera – Aumenta la sensibilità nei confronti del maltrattamento degli anziani, un tema ritenuto di salute pubblica al quale lo scorso settembre il Consiglio federale ha dedicato un rapporto. La piattaforma nazionale «Vecchiaia senza violenza» chiede di migliorare la prevenzione nei confronti di questo fenomeno, rimasto per anni in ombra
/ 19.07.2021
di Fabio Dozio

Gli anziani vittime di violenza domestica non vanno dimenticati. È quanto chiede, a gran voce, «Vecchiaia senza violenza», la piattaforma nazionale per le persone anziane vittime di abusi, nata nel 2019 dalla stretta collaborazione di tre organizzazioni: alter ego nella Svizzera romanda, Pro Senectute, Ticino e Moesano e Unabhängige Beschwerdestelle für das Alter.

La nostra società è molto sensibilizzata nei confronti della violenza sulle donne e sui bambini, a giusta ragione, ma l’attenzione nei confronti degli anziani maltrattati è minore.

Nella maggior parte dei casi gli atti di violenza o i maltrattamenti avvengono in casa, nella stretta cerchia famigliare. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), «Sono maltrattamenti gli atti commessi o omessi, i comportamenti e gli atteggiamenti che ledono l’integrità della persona, siano essi intenzionali o involontari. I maltrattamenti generano un torto o una ferita e costituiscono un attacco ai diritti fondamentali e alla dignità della persona». Da parte sua, la Commissione del Consiglio d’Europa sostiene che «Il maltrattamento degli anziani è un insieme di comportamenti o di atteggiamenti, singoli o ripetuti che riguardano la persona anziana all’interno di un contesto di confidenza o di dipendenza che può causare l’esaurimento o delle ferite a queste persone. Il maltrattamento può essere di tipo fisico, morale, finanziario, sessuale o più semplicemente negligenza».

Il Consiglio federale afferma che le dimensioni del problema sono difficili da stimare, ma sostiene che «In Svizzera sarebbero tra i 300 e i 500 mila gli ultrasessantenni toccati da almeno una forma di maltrattamento nel corso di un determinato anno».

In Ticino Pro Senectute si occupa da anni della prevenzione nei confronti del maltrattamento degli anziani. Un servizio specifico raccoglie le denunce. Nel 2020 Pro Senectute ha seguito 45 situazioni. Il 95% dei casi è avvenuto a domicilio, il 5% in case per anziani. La maggioranza delle segnalazioni arriva dagli operatori di aiuto domiciliare o simili, il 15% dai parenti e conoscenti e il 5% dai vicini di casa. Nessuna segnalazione da parte delle vittime, che in genere sono donne di circa 80 anni affette da demenza o fragilità psichiche. Il 90% degli atti è perpetrato dai famigliari. «Le forme di maltrattamento – ci spiega Franceca Ravera, psicologa di Pro Senectute – avvengono spesso in situazioni di fragilità psico sociale o economica sia dell’anziano che del proprio famigliare. Le motivazioni di questi comportamenti vanno ricercate in difficoltà nella cura del proprio famigliare legate allo stress fisico ed emotivo della presa a carico, al non riconoscimento sociale del proprio ruolo, a situazioni specifiche di disagio psichiatrico e a una incapacità nel comprendere le patologie dementigene oltre che al non saper prendersi cura in modo adeguato dei bisogni della persona anziana».

Sabrina Alippi è l’assistente sociale di Pro Senectute che si occupa dei maltrattamenti. Ci descrive un caso concreto utile per far capire che non si può generalizzare di fronte a violenza, maltrattamento o atteggiamenti frutto di disperazione.

«Un caso interessante – racconta Alippi – riguarda madre e figlia, quest’ultima di 70 anni, che vivono insieme. Le due hanno sempre avuto una relazione conflittuale e ora, con l’avvento della malattia della madre e l’aumentare del suo grado di dipendenza e gli anni che passano anche per la figlia, le difficoltà relazionali e di convivenza si fanno sempre più sentire. La madre, con declino cognitivo, svilisce e incolpa la figlia dei suoi malanni e si lamenta di continuo per il suo stato di dipendenza, ma desidera fortemente rimanere a casa propria. La figlia, dal canto suo, a volte le urla contro e la tratta in maniera rude, fino a strattonarla, ma senza particolari conseguenze sul piano fisico. Non abbiamo mai riscontrato lividi o altri segni di sorta. Questi comportamenti sono capitati due o tre volte di fronte al personale Spitex, che ha subito chiesto una consulenza e un intervento di presa a carico al nostro servizio. La figlia è stata resa attenta da parte del servizio Spitex e da parte nostra della gravità dei suoi gesti, soprattutto sul piano fisico; sono stati aumentati gli aiuti presenti a casa, regolarmente la rete di professionisti (spitex, centro diurno, medico curante e geriatra) si incontra per una valutazione e monitoraggio della situazione e alla figlia è stato offerto sostegno e accompagnamento sul piano psicologico, mentre la coppia viene regolarmente incontrata a domicilio per vedere come va. La figlia ha accettato questa particolare attenzione da parte della rete e si dimostra abbastanza disponibile e sufficientemente consapevole della necessità di fare un lavoro su di sé per affrontare al meglio le difficoltà insite nella cura della madre e, quindi, poter reagire alle provocazioni di quest’ultima in maniera maggiormente adeguata. Per il momento, visto il forte attaccamento delle due, malgrado la relazione conflittuale, e il desiderio dell’anziana di rimanere a domicilio, abbiamo deciso di sostenere il mantenimento a domicilio con i correttivi sopra descritti. La qualità di vita di entrambe è valutata buona e la situazione attuale abbastanza stabile, anche se sicuramente non ottimale e nel complesso fragile, motivo per cui occorre costante attenzione e monitoraggio, favorendo un rapporto di fiducia e stima con tutte le persone coinvolte». Questa testimonianza permette di capire le difficoltà con cui sono confrontati gli operatori che lavorano con gli anziani e la delicatezza del loro intervento. Il maltrattamento della figlia nei confronti della madre rientra in una dinamica accettabile se monitorata da vicino dai vari operatori. «Mai potrebbe essere tollerato – precisa Sabrina Alippi – che un anziano venga picchiato a casa propria dalla figlia».

Ci sono casi anche particolarmente gravi? «A volte, ma per fortuna raramente, – precisa l’assistente sociale di Pro Senectute – vengono segnalati casi gravi, ripetute percosse, umiliazioni e insulti, gravi negligenze con conseguenze importanti sulla qualità di vita della persona. In questi casi è necessario un intervento tempestivo e di autorità e quindi non è di nostra pertinenza. Noi entriamo in causa solo in quei casi dove è possibile un intervento di sostegno e mediazione, vi è da parte dei diretti interessati e della rete un minimo di apertura a collaborare e non vi sono sospetti di maltrattamento imputabili a reati gravi, perseguibili d’ufficio».

Le autorità cantonali si sono recentemente attivate per migliorare la vigilanza nei confronti dei maltrattamenti degli anziani. Due anni fa, l’Ufficio del medico cantonale e l’Ufficio degli anziani e delle cure a domicilio del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) hanno allestito delle linee guida e un protocollo di gestione per valutare sospetti maltrattamenti: «Il problema del maltrattamento della persona anziana (e non solo) – si legge nel documento – è riconosciuto come un problema di salute pubblica, il DSS si fa promotore e garante, unitamente a tutti i partner, per l’introduzione, l’applicazione e la verifica di un programma specifico relativo al tema del maltrattamento che integri: formazione e sviluppo della cultura, prevenzione, depistaggio e vigilanza».

Anche il Consiglio federale ha cominciato a preoccuparsi di quello che viene considerato un tema di salute pubblica. Nel settembre scorso ha pubblicato un rapporto: «Impedire la violenza sulle persone anziane». Dopo aver valutato la situazione nel nostro Paese, il Governo elenca una serie di raccomandazioni: diffondere conoscenze sul maltrattamento, coordinare gli attori coinvolti e potenziare l’offerta esistente, migliorare la qualità degli interventi e «lanciare un piano di azione nazionale, volto al contempo a incidere sull’immagine della vecchiaia e sul dibattito pubblico in materia di invecchiamento». «Nella sua sfera di competenza, la Confederazione si impegna a rafforzare la prevenzione e la lotta contro il maltrattamento, in particolare mediante il sostegno alle organizzazioni di assistenza alle persone anziane. Settori d’importanza capitale come le cure in ambito stazionario, gli istituti di cura nonché l’assistenza e la cura a domicilio rientrano nella sfera di competenza dei cantoni. Il Consiglio federale incarica pertanto il Dipartimento federale dell’interno di accordarsi con i Cantoni e di valutare la necessità di un programma d’incentivazione di durata limitata per dare maggiore visibilità e coerenza alla prevenzione in materia di maltrattamento delle persone anziane».

Da parte sua, «Vecchiaia senza violenza» sottolinea l’urgenza di un programma d’incentivazione per prevenire la violenza nei confronti degli anziani: «Parallelamente alla costruzione di strutture specializzate – afferma – le autorità possono affinare la loro consapevolezza circa questi temi, approfondire le informazioni già disponibili e, di concerto con gli altri attori sulla scena, avviare attività e progetti concreti per migliorare la situazione delle persone anziane vittime di violenza».

Pro Senectute Ticino e Moesano si occupa di prevenzione da molto tempo, come ci spiega Sabrina Alippi: «Interveniamo con dei percorsi di sensibilizzazione e formazione presso le case per anziani e i servizi Spitex interessati. Ci rivolgiamo alle direzioni e a tutto il personale offrendo percorsi di prevenzione al maltrattamento e fornendo strumenti concreti e stimoli per poter costruire, favorire e mantenere una filosofia orientata al buon trattamento fruibile da tutti. Oltre a ciò siamo presenti anche nelle scuole socio-sanitarie ticinesi per formare alla tematica gli allievi, futuri professionisti del settore. Da qualche tempo a questa parte abbiamo deciso di incontrare anche le persone anziane e per il momento ci stiamo concentrando, attraverso degli incontri sul tema della qualità di vita e autodeterminazione, sulle persone che frequentano i centri diurni socio-assistenziali presenti sul territorio, in maniera da chiedere, coinvolgere e attivare anche loro sul tema del rispetto della dignità e perché conoscano l’esistenza del nostro servizio».

Per anni il maltrattamento degli anziani è rimasto in ombra, forse perché le vittime non prendono la parola e perché l’anzianità viene volentieri emarginata e dimenticata. Ora, finalmente, autorità cantonali e federali, come abbiamo visto, assieme a organizzazioni della società civile stanno reagendo per contrastare questo fenomeno che si esprime in varie forme e che, sempre, lede i diritti umani.