Le nuove povertà/5

/ 18.05.2020
di Lidia Ravera

«Che ci fa una come te tutta sola il sabato sera?» Betta decise di non guardare l’uomo che aveva pronunciato la frase. Per paura che fissare lo specchio dietro le bottiglie non fosse un segnale sufficiente a scoraggiarlo, abbassò le palpebre. E restò per un attimo così, immobile, a occhi chiusi, la mano stretta attorno al bicchiere della caipirinha ormai vuoto.Attorno a lei, come un sottofondo naturale, cresceva il ronzio delle conversazioni, interrotto, qua e là, dal trillo argentino di una risata femminile.

Betta riaprì gli occhi e si voltò lentamente verso la voce maschile. L’uomo che alzò il calice di prosecco verso di lei non era un uomo. Era un vecchio. Elegante, ma vecchio. Sopra i settanta, certamente, forse anche intorno agli ottanta. Aveva due cuscinetti di pelle rigonfia sotto gli occhi azzurrissimi, il volto magro e abbronzato segnato da rughe profonde, i capelli grigi tagliati molto corti e un sorriso da trentamila euro. Ecco chi mi pagherà la caipirinha, pensò Betta. E subito dopo provò pena per se stessa. Così il broncio civettuolo che stava organizzando per l’uomo morì sul nascere, consegnandola a una tristezza evidente.«Lo so», disse il vecchio, «era una domanda cretina, un modo per attaccare discorso vecchio come il cucco, ma è una specie di riflesso condizionato. Vedo una bella donna e devo... interagire»

«Interagire? Si chiama così?»
«Tu come lo chiameresti?»
«Rimorchiare?»
«No, rimorchiare è troppo forte. Presuppone delle intenzioni moleste e prevedibili che non mi sono mai consentito».
«Ah, e che intenzioni ti consenti, in genere?»

Betta si rese conto che stava incominciando a prenderci gusto, a quella conversazione. Il vecchio restò, in silenzio, a contemplarla. Le guardò le gambe: il tubino nero, da quando si era appollaiata sullo sgabello, le lasciava scoperte quasi per intero le cosce. Poi guardò il seno, che risultava un po’ schiacciato, il collo. E infine il viso, tanto a lungo da costringerla ad abbassare gli occhi.

«Questo» disse, alla fine dell’ispezione, «mi consento soltanto questo: guardare. Ammirare, se preferisci. Certi si incantano davanti al sole che tramonta sul mare, io di fronte a una donna bella. È un capolavoro della natura. L’unico problema è che la natura tace e quindi acconsente, mentre la donna risponde, si scoccia, oppure ha un fidanzato...»
«Io non mi scoccio tanto facilmente, quanto al fidanzato: mi ha mollata oggi».«Questa è una circostanza davvero fortunata», disse il vecchio. Quindi, dopo aver chiesto se poteva permettersi di farlo, pagò la sua caipirinha e la invitò a cena.

Il ristorante risultò perfetto: non troppo costoso, ma accurato. Di quelli con il cestino di focaccia appena sfornata e una coppa di prosecco offerta dalla casa. Il vecchio era conosciuto e tutti lo chiamavano Professore. Mangiava poco ma stava ben attento a non rilevare l’appetito formidabile cui Betta, complice il vino, stava cedendo senza remore. Per discrezione aveva smesso di guardarla e stava esercitando l’altra forma di corteggiamento che ogni donna apprezza più di essere guardata: essere ascoltata. La investì con uno sciame di domande piccole e inoffensive. Esci spesso da sola la sera? Non hai paura o ti piace aver paura? Ha più amiche o amici? Sei consapevole della tua bellezza? E come la vivi? Ti pesa? Mentre gustava un sorbetto alla pesca Betta si rese conto di aver dato al vecchio informazioni sul suo carattere, sul suo passato, sul suo umore, sui suoi trucchi di sopravvivenza e sul suo rapporto con certi stati d’animo che contrastano, oggi, con la dilagante happycrazia. Per esempio la tristezza, la malinconia, la nostalgia, l’angoscia.

Lui non le aveva chiesto niente di concreto. Si rese conto di essere stata bene, come non le accadeva da tempo. Gli sorrise. Tutti gli altri tavoli erano ormai liberi e i camerieri, con discrezione, stavano rigovernando la sala. «Mi sa che dobbiamo andarcene», disse. Il vecchio si precipitò a spostare la sedia su cui era seduta. Betta rise: «Sei proprio un signore d’altri tempi». Il vecchio pagò il conto mentre lei era in bagno, si fece chiamare un taxi poi le tenne aperta la porta e le disse, con un certo sussiego: «Classe 1939», «Ti facevo più giovane», disse Betta, anche se non era del tutto vero.
«Se fossi stato più giovane saremmo stati costretti a bruciare il piacere di questo incontro secondo il copione tradizionale».
«Sesso?» chiese Betta, quando il taxi si fermò davanti al portone di casa sua «Una forma di godimento ampiamente sopravvalutato», disse il vecchio. Poi le baciò la mano e si incamminò a piedi, nel buio, senza chiederle di rivederla.

Salendo lentamente le scale si rese conto che le dispiaceva. Mentre stava girando la chiave nella toppa, la porta si spalancò. Tom era lì. In mutande. Furioso.(Continua)