La facciata del Golf Club Falcon (Didier Ruef)

Una donna tra i rapaci

Personaggi - Ayesha Al Mansoori è l’unica falconiera degli Emirati Arabi Uniti
/ 25.01.2021
di Harald Maass

Padre e figlia uscivano di casa anche prima dell’alba. A volte vedevano le tracce nella sabbia lasciate da una volpe durante la notte. Questa complicità ha avuto un prezzo: Ayesha Al Mansoori dice che sua madre l’ha rimproverata per aver saltato la scuola ed essere andata nel deserto con suo padre. Dice anche che la magia di questa arida vastità l’ha sempre attratta. Lì, le è stato permesso di fare ciò che era impossibile per la maggior parte delle giovani ragazze e rimane ancora oggi un tabù per le donne del mondo arabo: indossare un guanto di pelle e dare il braccio a un falco pellegrino.

Con potenti battiti d’ala, l’uccello rapace si è alzato in volo prima di sfrecciare su una preda. Ayesha Al Mansoori dice che suo padre, un pastore di cammelli di Abu Dhabi, ha condiviso con lei tutti i suoi segreti sulla caccia con il falco. Oggi è l’unica falconiera professionista degli Emirati Arabi Uniti.

Ci vuole mezz’ora di macchina dal centro di Abu Dhabi al Falcon Club. Le sagome dei grattacieli sono scomparse da tempo nella nebbia dell’afa quando appaiono una dozzina di edifici bassi, chiusi da una recinzione metallica e sorvegliati da guardie. Queste precauzioni non sono troppe per proteggere uccelli che possono valere milioni.

Falchi pellegrini, girifalchi o gheppi sono alloggiati in voliere climatizzate. Alcuni di loro sono campioni e cacciano le loro prede in pochi secondi. La maggior parte sono stati allevati in Europa e vengono coccolati giorno e notte da personale proveniente dall’India e dal Pakistan. Gli uccelli hanno spesso assistenti personali, nutrizionisti, formatori, medici e persino il proprio passaporto.

In nessun altro luogo i falchi e la falconeria sono così venerati come negli Emirati Arabi. Gli uccelli rapaci sono un simbolo nazionale, che adorna le banconote e compare sui loghi aziendali. Sono anche il simbolo ultimo dello status sociale. Alcuni sceicchi hanno enormi fattorie di falchi che ospitano centinaia di uccelli. I loro emissari setacciano il mondo alla ricerca dei migliori pulcini che un giorno si sfideranno in giochi professionali trasmessi in diretta televisiva.

Ayesha Al Mansoori sta aspettando fuori dal Falcon Club. Due volte al giorno, mattina e sera, addestra i suoi uccelli. La maggior parte delle volte, sua figlia è presente. I falchi sono selvaggi per natura; per abituarli all’uomo, il falconiere deve ripetere più e più volte gli stessi gesti con loro. Al Mansoori ripete più e più volte questi movimenti rituali, facendoli atterrare tranquillamente sul guanto di cuoio, mandandoli a caccia a comando. Il suo sogno è quello di partecipare un giorno a uno dei concorsi nazionali.

Migliaia di anni fa, molto prima dell’arrivo dell’Islam in Medio Oriente, i beduini iniziarono ad allevare rapaci per la caccia. Sarebbe stato difficile trovare un modo migliore per cacciare. I falchi sono le creature più veloci della terra, in picchiata possono raggiungere i 360 chilometri all’ora e la loro vista è otto volte migliore di quella degli esseri umani.

Oggi i falchi sono protetti in tutto il mondo, ma si ritiene che esista un enorme mercato nero. Qualche anno fa, ad esempio, i doganieri dell’aeroporto di Birmingham in Gran Bretagna hanno arrestato un viaggiatore che si era legato al corpo con del nastro adesivo ben quattordici uova di falco pellegrino. Le aveva rubate nel Galles, da nidi in natura, e li aveva portati a Dubai, perché molti falconieri arabi sono convinti della superiorità degli uccelli selvatici sugli uccelli d’allevamento.

«È un girfalco», dice Muhammed Ihsan, mettendo un bellissimo animale sul suo guanto di pelle. Alla periferia di Dubai, il «Falcon and Heritage Sports Center» si presenta come un mercato specializzato per i rapaci. Sulle bancarelle e nei piccoli negozi, i commercianti offrono di tutto, dai cinturini in pelle ai contenitori per il trasporto, ai droni e agli aerei telecomandati utilizzati per l’addestramento dei rapaci. Il girfalco di Muhammed Ihsan costa 80’000 dirham, circa 22’000 franchi svizzeri. Con i falchi da caccia di razza, il prezzo può salire rapidamente. «Il mio animale più costoso è costato 600’000 dirham. Aveva il suo account Instagram» dice il venditore.

Lo sceicco Zayid bin Sultan Al Nahyan, fondatore degli Emirati Arabi Uniti nel 1971, incoraggiò l’allevamento dei falchi e ne fece uno sport nazionale. Il giovane Paese, arricchito dal boom del petrolio, aveva bisogno di una cultura unificante. Nel 2002, Dubai ha organizzato i primi concorsi, in cui gli uccelli dovevano coprire una determinata distanza il più rapidamente possibile.

Da allora, i ricchi sceicchi non si limitano più a sfoggiare i loro falchi alle fiere di pollame, ma competono l’uno contro l’altro. La falconeria è diventata un evento sportivo commercializzato con la stessa professionalità della Formula 1.

La distanza abituale per una gara è di 400 metri. Il falconiere libera l’uccello nella zona di partenza, mentre al traguardo un assistente fa roteare una preda fittizia con le piume: il telwah. Gli uccelli sono addestrati a volare verso il bersaglio a livello del suolo, ma non è raro che un falco da competizione addestrato si allontani dalla sua traiettoria e si sollevi verso il cielo in un arco, prima di scagliarsi contro la finta preda.

Accompagniamo Al Tayer agli allenamenti, poco prima del tramonto, quando il caldo opprimente del pomeriggio si è calmato. Un container funge da campo base nel deserto. Un aereo telecomandato con un manichino di piume attaccato simula la preda. Appena l’aereo è decollato, Al Tayer lancia il primo falco. «È stato un bel volo», dice quando l’animale è tornato a terra. La ricompensa con un po’ di carne d’anatra.

La falconeria è un mondo di uomini: gli addestratori, i custodi degli animali, i cuochi, tutti i dipendenti di Al Tayer sono uomini. Sessanta scintillanti 4x4 giapponesi sono allineate in due lunghe file nella sabbia del deserto. Splendono al sole del mattino. Questi sono i premi per i vincitori del gran finale della stagione, la President’s Cup. L’importo complessivo dei premi è di oltre 6,5 milioni di franchi.

Ayesha Al Mansoori non è presente alla grande finale. «Non c’è un’area per le donne, è solo per gli uomini», spiega. Mentre i falconieri gareggiano, la giovane donna continua il suo allenamento quotidiano. Con sua figlia, va spesso nel deserto per allenarsi con i suoi uccelli. Le donne avranno mai un ruolo nella falconeria araba? «Lo hanno già» risponde Al Mansoori. «Nei falchi, le femmine sono più grandi e più forti dei maschi», spiega. Sono loro, quindi, molte delle vincitrici nel concorso.