Stray Cybercat 2077

Videogiochi - Né complicato né lungo, è una piacevole distrazione soprattutto per chi ama il mondo felino dei gatti
/ 08.08.2022
di Davide Canavesi

Chi non ha mai sognato di sperimentare almeno una volta la rilassata vita di un gatto? Dormire al sole, rincorrere le farfalle, farsi le unghie sul tappeto. Attività che ogni bravo micio di casa compie con assoluta serietà e che potrebbero suscitare un po’ d’invidia in chi invece deve alzarsi ogni mattina per andare a scuola o al lavoro. In Stray avremo la possibilità di impersonare proprio un gatto anche se l’esperienza non sarà di quelle più rilassanti. Però, con un po’ di fortuna, potremo salvare un’intera civiltà.

Nel mondo di Stray gli umani sono spariti, spazzati via da un qualche cataclisma che ha reso la superficie terrestre inabitabile. Molti anni dopo questa serie di eventi incontriamo il protagonista di Stray, un gatto arancione che vive in una colonia di felini e che spende il suo tempo facendo quello che fanno i gatti: correre, arrampicarsi, saltare e dormire pacifico. Durante uno dei suoi soliti giretti, però, scivola cadendo in un abisso profondo.

Sopravvissuto alla caduta, bloccato nelle viscere della terra, non può fare altro che tentare di trovare una via d’uscita. Ed è così che facciamo il nostro ingresso nella Città Morta, una sorta di rifugio sotterraneo costruito per salvare l’umanità ma che oramai è abitato da robot senzienti. Il nostro ingresso in città non passa di certo inosservato. Da un lato saremo chiamati a seguire una serie di invitanti scie luminose ma dall’altro capiremo ben presto che qualcosa non va.

Ci sono strani esseri che strisciano al nostro passaggio e il nostro primo contatto con la popolazione robotica causa il panico. Con un pizzico di perseveranza però troveremo presto un alleato, B-12, un drone intelligente che si farà carico di tradurre per noi il linguaggio degli abitanti, trasporterà i nostri oggetti e ci spiegherà i contorni della vicenda. In sua compagnia cercheremo anche di aiutare gli Oltraggiosi, una fazione di robot che rifiuta la prigionia nell’enorme e cavernosa città sotterranea desiderando raggiungere la superficie. Intenti comuni che salderanno l’alleanza tra il felino e le macchine, uniti dal desiderio di ritornare a vedere le stelle e abbandonare i polverosi livelli sotterranei.

Stray è sicuramente una bella sorpresa. Realizzato splendidamente, è un’avventura piuttosto corta ma assai godibile. Ci aggireremo per diverse ambientazioni che spaziano dalla Città Morta a fognature, canali, torri e altro ancora in un’ambientazione dal sapore molto cyberpunk. Luci al neon che si contrappongono alla decadenza degli edifici. Altissima tecnologia riparata nel corso degli anni con pezzi di ricambio scombinati e rottami creano un’atmosfera che invita il giocatore all’esplorazione ma con una certa prudenza.

Stray obbliga il giocatore anche ad adattare la lettura del livello. Il sistema di attraversamento (in inglese si usa il termine traversal system per spiegare il concetto) è a misura di gatto. Non potremo allora ragionare in termini umani perché i gatti sono agili, si infilano ovunque e non hanno le vertigini. Ed ecco che allora dovremo davvero guardare il mondo con gli occhi di un felino e muoverci di conseguenza. La prima ora di gioco sarà spesa sforzandoci di pensare come un gatto e l’abbiamo trovato un esercizio divertente.

Avanzando nell’avventura saremo chiamati a risolvere dei semplici puzzle ambientali e ad aiutare i vari personaggi che incontreremo, ma potremo anche fare i gatti in tutto e per tutto. Unghiette su tappeti, divani e muri, dormire della grossa in lettini e cucce, miagolare per fare i dispetti e far cadere oggetti da tavoli e credenze sono tutte cose in cui potremo dilettarci per il puro piacere di farlo.

In effetti è difficile capire se gli sviluppatori francesi di BlueTwelve Studio abbiano deciso di rendere il gatto protagonista effettivamente cosciente di cosa stia facendo oppure se sia guidato solo dall’istinto. In quanto giocatori possiamo interagire con il mondo che ci circonda ma senza B-12 non possiamo parlare o usare gli oggetti. Il gatto è un gatto e basta, anche se si tratta pur sempre di un gatto incredibilmente svelto e perspicace.

Il gioco offre anche alcune sezioni molto movimentate che ci vedranno fuggire dagli Zurk, strani esseri che distruggono ogni cosa che si muove. Ci imbatteremo infine in sezioni in cui un approccio furtivo è essenziale e potremo sfruttare le nostre dimensioni feline per nasconderci dentro scatoloni o sgusciare attorno a letali raggi laser. Generalmente, insomma, Stray è piuttosto variato in termini di gameplay, pur restando confinato nelle limitazioni della nostra forma felina. Da un punto di vista sonoro troviamo apprezzabili i rumori ambientali, specialmente il fatto che miagolii e fusa vengano anche riprodotti dal controller di PlayStation 5 e PlayStation 4 (ma non sulla versione per PC). Le musiche invece sono un mix di chill-elettronica e contribuiscono all’atmosfera particolare del gioco.

Stray è decisamente un gioco per gli amanti dei gatti. Impossibile non vedere gli stessi comportamenti e le stesse marachelle così familiari se condividiamo casa con un micio. Da un punto di vista videoludico, Stray non è un gioco complicato o particolarmente lungo. È però una piacevole distrazione, una piccola avventura a misura di palla di pelo che, siate voi fan dei gatti o meno, funziona. Il senso d’esplorazione e di mistero dovrebbe essere sufficiente anche per chi preferisce i cani.