Sotto le stelle, nel silenzio

La poetica esistenza dell’ultima abitante di un paese abbandonato
/ 26.06.2017
di Claudio Visentin

Un paese tutto per sé. La notizia sembrava soltanto una delle tante curiosità estive, ma ha fatto rapidamente il giro del mondo ed è stata ripresa dai più importanti giornali stranieri.

È una storia apparentemente semplice, capace tuttavia di muovere sentimenti e pensieri. Paolina vive a Casali Socraggio, un piccolo borgo di montagna della Valle Cannobina, non lontano dal confine tra Italia e Svizzera. Qui è venuta al mondo novantun anni fa, partorita sull’alpe, dove il padre pascolava la mandria, produceva il carbone ed essiccava le castagne.

A Casali Socraggio Paolina ha trascorso tutta la sua vita, all’interno dell’orizzonte familiare. Poi intorno a lei si è fatto il vuoto: i figli sono lontani, il marito è morto da oltre vent’anni, ha da poco perduto anche l’ultima sorella con cui divideva la casa. I compaesani sono emigrati o morti, uno dopo l’altro. E così alla fine Paolina è rimasta sola.

La solitudine non sembra però pesarle perché c’è sempre tanto da fare, seguendo il ritmo delle stagioni: nutrire gli animali, pulire la chiesa, tagliare il fieno col falcetto, riempire la gerla di legna per la stufa, coltivare l’orto. Niente libri (Paolina non ne ha mai letto uno), la televisione sempre spenta. Questa perfetta indipendenza, questa meravigliosa autosufficienza ci lasciano quasi sconcertati perché nella modernità liquida siamo sempre oggetto degli sguardi altrui; ogni nostra azione è approvata, criticata, commentata, discussa. Vediamo gli inconvenienti di questa situazione, ma forse non sapremmo più farne a meno.

Si può vivere quasi un secolo sempre nello stesso luogo? Pare di sì. Quando Paolina vide la luce, nel 1926, il fascismo inaugurò la prima autostrada a pedaggio del mondo, l’Autostrada dei Laghi, per garantire un rapido collegamento tra Milano e il Lago Maggiore. A Paolina però non è mai servita. Non è mai scesa neppure al Lago Maggiore, figurarsi andare all’estero, anche soltanto nella vicina Svizzera. Lungo un secolo d’esistenza Paolina ha viaggiato solo un paio di volte, all’ospedale di Novara quando morì il marito e a Macugnaga col parroco. Difficile pensare che una vita così possa essere presa a modello nel tempo della globalizzazione. Ma ha una sua dignitosa bellezza l’idea di congedarsi dal mondo là dove si è avuto il proprio inizio, riducendo a poco a poco il nostro attaccamento a questa terra e le troppe parole inutili, preparandosi piuttosto ad altri dialoghi: «Chi parla da solo spera di parlare un giorno a Dio», scriveva il poeta Antonio Machado.

Paolina ha raccontato la bellezza del silenzio, quando non riesce a dormire e nel cuore della notte alza gli occhi verso il cielo punteggiato di stelle. Poche semplici parole – le stesse del pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi – per sentimenti profondi. Qualcuno dall’estero chiede informazioni, vogliono visitare Casali Socraggio, forse comprare una casa: come se le stelle e il silenzio fossero una nuova attrattiva turistica, come se ci fossero solo qui. Forse un poco è davvero così. Qualche giorno fa ho guardato una cartina dell’irradiazione luminosa nella pianura padana. Per osservare il cielo da Milano bisogna guidare almeno due ore sino a raggiungere le Alpi o i primi rilievi dell’Appennino pavese e piacentino, le prime oasi senza luci artificiali. Là dove vedi le stelle, i rumori dell’uomo lasciano il campo a quelli della natura: i versi degli animali, lo stormire delle fronde. Possono essere anche intensi – c’è molta vita in un bosco di notte – ma non danno fastidio. Il silenzio, sempre più raro, sempre più prezioso. Forse per questo qualche territorio comincia a proporre «Itinerari nel silenzio», per esempio nei luoghi leopardiani, gli spazi de L’infinito. E sono ormai numerosi i monasteri dove è possibile trattenersi per qualche giorno condividendo ambienti (e silenzi) dei loro abitanti.

Non è stato sempre così, Casali Socraggio; non è stata sempre così la vita di Paolina. Un tempo qui c’erano l’osteria, un negozio di generi vari, un fornaio. C’era una maestra e una scuola elementare piena di bambini (Paolina aveva trentacinque compagni di classe!). Rumore di lavori, di giochi, qualche discussione tra marito e moglie. Poi è cominciato un lento e inarrestabile declino, figli e nipoti che mettono radici altrove. E nuove radici ha messo anche il bosco circostante: non più sfruttato dall’uomo, ormai ha quasi ricoperto le case, riconquistando il suo spazio con la robinia, il castagno, il rovere, il tiglio... quasi volesse dimostrare che l’uomo qui è stato solo una parentesi da chiudere appena possibile.

Casali Socraggio non è un caso isolato. Sono almeno 2500 i paesi italiani che in pochi anni potrebbero rimanere spopolati, al di là dell’effimero risveglio un mese all’anno, quando arrivano i villeggianti estivi. Qualcuno propone di ripopolarli con le migliaia di migranti senza un posto dove andare. L’esempio più citato è il piccolo paese calabrese di Riace: negli ultimi anni ha accolto oltre seimila richiedenti asilo provenienti da venti diverse nazioni e un abitante su tre è straniero. A Paolina il mondo esterno ha sempre interessato poco. Ma forse sarà proprio il mondo a venire da lei...