Si fa presto a dire edera

Mondoverde - Le tante varietà di questa pianta rampicante la rendono molto meno banale di quel che si potrebbe pensare
/ 21.11.2022
di Anita Negretti

È sicuramente la rampicante per eccellenza, quella che tutti conoscono e che vanta moltissime varietà, ognuna di queste resistenti e facili da coltivare. Ciononostante, spesso viene snobbata perché ritenuta troppo comune e dunque un poco banale.

Nulla di più inesatto, se solo si considerassero le sue diverse espressioni: a foglia piccola è l’edera comune (Hedera helix), che può essere però variegata di bianco (H. algeriensis «Gloire de Marengo»), oppure color crema (H. colchica «Dentata Variegata»), o ancora a macchie gialle (H. colchica «Sulphure Heart»), per non parlare della varietà che, grazie al freddo invernale, assume i colori del bronzo (H. helix «Atroporpurea»).

Se sono proprio le piccole voglie a non convincere, si può deviare la nostra attenzione verso le varietà a foglia palmata (H. helix «Duckfoot»), oppure a margine intero (H. helix «Cavendishii»), o in alternativa andare dalla parte opposta, e scegliere quella con foglie finissime (H. helix «Bill Archer»). E l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.

Appartenenti alla famiglia delle Araliaceae, le varietà di edera sono originarie di Europa, Asia e Africa. La più comune come abbiamo detto è la Hedera helix, che cresce spontanea nei boschi e nelle zone ombrose del giardino; ha uno sviluppo molto rapido e nessuna esigenza specifica. In vendita vi sono moltissime specie che possono vivere anche al sole, in vaso o all’interno degli appartamenti.

In quest’ultimo caso possiamo trovare ad esempio Hedera helix «Wonder», dalla piccola foglia verde trilobata, la «Golden Gate», dai bordi gialli, oppure la «Chicago» che invece produce foglioline strette e lunghe. Tra le mie preferite vi è senz’altro la già citata H. algeriensis «Gloire de Marengo», un’ottima copri suolo ed eccellente rampicante molto utilizzata per abbellire muri e recinzioni.

Ho avuto la fortuna di coltivarne una, ancora perfettamente in salute. Piantata dalla mia bisnonna, presumo abbia almeno 120 anni, considerazione che mi permetto di azzardare anche in base al fusto, che a livello del colletto arriva a misurare più di 20 centimetri di diametro; ancora oggi si arrampica placida su una colonna di sasso. Tenuta costantemente potata, non supera i due metri d’altezza, e dai suoi lunghi rami con foglie grandi, verdi e bianco latte, ho ricavato moltissime talee.

Questa varietà cresce con estrema facilità anche in pieno sole, ha foglie molto larghe con superficie bombata e lobi poco profondi. Se lasciata crescere indisturbata, raggiunge facilmente gli otto metri di lunghezza, sviluppando rami lunghi in grado di ancorarsi alle superfici grazie alle loro radici avventizie; una sola pianta, nel corso degli anni, riesce a coprire un’area di quindici metri quadri.

L’edera «Gloire de Marengo» deve il suo nome al luogo dove è stata scoperta e studiata: ovvero ad Algeri, nel parco Marengo, costruito in onore del colonnello Marengo, un ufficiale napoleonico, il cui vero cognome era Cappone, ma ribattezzato dallo stesso Napoleone in Marengo, in segno di stima. Di origine piemontese, Marengo-Cappone, realizzò un orto-giardino al centro di Algeri, per offrire verdure e bellezza al popolo che lo stava accogliendo.

Un’altra edera molto bella e anche molto simile a quella descritta è H. colchica «Dentata Variegata», che ha la particolarità di avere foglie molto grosse, le quali possono raggiungere persino i venticinque centimetri di lunghezza.

Qualsiasi sia l’edera che coltiverete, ricordatevi anche della sua utilità per le piccole api: a fine estate, tra settembre e ottobre, l’edera produce dei fiori, verdi, poco appariscenti, leggermente profumati, che risultano essere molto utili per le api e altri insetti, specie per le scorte invernali di polline e miele d’edera, che è abbastanza raro da trovare in vendita: presenta una cristallizzazione fine e un colore bianco avorio. A seguito dei fiori, in inverno compaiono le classiche bacche scure.

Un’ultima curiosità legata a questa affascinante rampicante: a far compagnia a una delle poche liane presenti sul nostro territorio, è Clematis vitalba, che non è una pianta parassita come erroneamente viene definita, bensì un’epifita, ovvero è una pianta che utilizza le altre piante come supporto per poter crescere.