Quattro passi nella penisola di Gibilterra

Reportage - Una rocca a picco sul mare, dove cunicoli e macachi importati dal Marocco fanno ancora vivere leggende antiche
/ 15.08.2022
di Simona Dalla Valle, testo e foto

Con 6,8 chilometri quadrati di superficie e una popolazione di circa 33mila persone, situata all’estremità meridionale della penisola iberica, una delle antiche Colonne d’Ercole, Gibilterra fu a lungo considerata il punto più meridionale d’Europa.

Molte sono le leggende che circolano intorno a questo luogo bizzarro, tra cui quelle relative a misteriosi tunnel scavati all’interno della rocca, che secondo alcuni arriverebbero fino al Marocco e avrebbero permesso l’arrivo di persone e… scimmie. Se è noto che i tanti macachi che amano fare dispetti ai turisti arrivarono dall’Africa, è molto più probabile che siano arrivati in nave insieme ai primi esploratori. Durante la Seconda guerra mondiale ne erano rimasti solo sette, ma il primo ministro britannico Winston Churchill ordinò che ne fossero portati di nuovi dal Nord Africa.

La riserva naturale che occupa la maggior parte dell’area superiore della Rocca oggi ospita circa 230 macachi di Barberia, una specie originaria delle montagne del Medio Atlante in Marocco e oggi in declino. La loro presenza sulla Rocca fu verosimilmente introdotta durante il periodo islamico. Secondo una superstizione analoga a quella dei corvi della Torre di Londra, se le scimmie se ne andranno, lo faranno anche gli inglesi…

Alta 426 metri, la Rocca è formata principalmente da calcare giurassico risalente a circa 200 milioni di anni or sono, che presenta una moltitudine di grotte e cunicoli. Il complesso delle grotte di Gorham è iscritto nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco dal 2016 in quanto testimonianza della cultura materiale delle popolazioni di Neanderthal e delle prime popolazioni umane in un periodo di circa 120mila anni. L’area copre pressappoco 28 ettari sul versante orientale di Gibilterra e si estende dal livello del mare fino alla cima della rocca.

La Grotta di San Michele (St Michael’s Cave) ha affascinato i visitatori fin dai tempi dei Romani, e a lungo si credette che fosse senza fondo. La sala superiore è collegata a cinque passaggi, con dislivelli tra i 12,2 e i 45,7 metri fino a una sala più piccola. Oltre questo punto una serie di strette cavità conduce a un’ulteriore successione di sale che raggiungono una profondità di 62,5 metri. Durante la Seconda guerra mondiale la grotta fu attrezzata come ospedale di emergenza, ma non fu mai utilizzata. La caverna principale è ora aperta ai visitatori e utilizzata come auditorium per concerti, danza e teatro.

Gli antichi marinai sarebbero giunti per la prima volta nell’area nota con il nome di Mons Calpe nell’IX/VIII secolo a.C. (o, secondo altre fonti, nel V/IV secolo a.C.), lasciando doni agli dei prima di salpare verso l’ignoto. La prima descrizione del luogo fu scritta dal geografo romano Pomponio Mela intorno al 45 d.C.

Fu nella baia di Gibilterra che ebbe inizio l’invasione musulmana dell’Europa – qui i Visigoti dissidenti si schierarono a fianco dei musulmani, mettendo a disposizione le loro navi. Dal nome del capo berbero Tariq ibn Ziyad deriva il nome odierno di Gibilterra: «Jabal Tāriq», la montagna di Tariq, raggiunta dal condottiero nel 711.

La storia di Gibilterra l’ha vista sbalzata da un regno all’altro nel corso dell’intero medioevo (e oltre), quando fu soprattutto la corona di Spagna a contendersene il possesso con gli arabi. Lo status di crocevia di culture, lingue e tradizioni di Gibilterra si è manifestato anche sull’architettura del luogo, che se da un lato offre edifici georgiani e vittoriani, dall’altro riflette l’influenza portoghese, genovese e moresca. Oltre ai ceppi principali, quello britannico e quello spagnolo, la maggior parte dei gibilterrini ha origini genovesi, maltesi, portoghesi e tedesche. Altri residenti di Gibilterra sono ebrei di origine sefardita, marocchini o indiani. L’influenza britannica rimane forte: l’inglese è la lingua del governo, del commercio, dell’istruzione e dei media. Accanto all’inglese e allo spagnolo, ampiamente diffuso è il «llanito», un misto dei due idiomi ampiamente usato dai locali. Sembra che alle sue origini, nei primi decenni del XIX secolo, il llanito fosse pieno di parole genovesi che in seguito sarebbero state sostituite principalmente da termini spagnoli e da alcune parole inglesi.

Nel referendum britannico sull’adesione all’Unione europea del 2016, il 96% dei locali ha votato per il Remain. Dopo il fallimento di un primo tentativo da parte spagnola di concordare un controllo congiunto della penisola insieme al Regno Unito, nel 2020 quest’ultimo e la Spagna hanno negoziato un accordo attraverso il quale Gibilterra avrebbe partecipato all’Area Schengen. Le frontiere sono sempre due: quella di Schengen, nel territorio di La Línea de la Concepción, comune della provincia di Cadice, e quella di Gibilterra. Superate entrambe si oltrepassa, a piedi o in auto, la pista dell’aeroporto locale, che corre per tutta la larghezza di Gibilterra e ospita i voli delle compagnie aeree British Airways, Easyjet e Monarch. Quando un volo è in decollo o sta per atterrare, una sbarra si abbassa per interrompere il fluire del traffico.

La città è costellata dalle tipiche cabine telefoniche britanniche di colore rosso acceso, mentre i bus a due piani (double-decker) affollano le caotiche strade principali. I cartelli stradali sono in doppia lingua inglese-spagnolo, i pagamenti accettati nei negozi sono in sterline e in euro. Gibilterra è nota per lo shopping esente da IVA, che la rende una destinazione turistica popolare soprattutto tra i turisti britannici e i residenti della costa meridionale della Spagna. La maggior parte dei negozi si trova nei dintorni della Main Street, una strada trafficata che taglia la città da Casemates Square a Southport Gates. Il tasso di disoccupazione è estremamente basso e gran parte dei lavoratori è frontaliera, residente in Spagna ma impiegata a Gibilterra. L’economia locale è stata a lungo dominata dalle forze armate britanniche, con il cantiere navale che forniva la maggior parte delle attività economiche. All’inizio degli anni 2000, bookmaker e operatori di giochi online si sono trasferiti a Gibilterra attratti da un regime fiscale favorevole.