Quasi come un glicine

Mondoverde - Sono vigorose e scenografiche dai colori rosso intenso fino a rasentare il viola scuro quasi nero
/ 18.10.2021
di Anita Negretti

Qualche tempo fa, in questa rubrica (su «Azione» del 26.08.2019), ho scritto di glicini (Wisteria), descrivendo quello quasi centenario che cresce rigoglioso sulla balconata di casa mia.

Ogni primavera è un’esplosione di gioia per i miei occhi: i lunghi fiori a pannocchia lilla, blu e bianchi compaiono copiosi ad aprile, seguiti poi dalle foglie, che per tutta l’estate creano una sorta di tenda verde sul lungo balcone.

In giardino invece ospito un glicine dagli enormi fiori bianchi (Wisteria Floribunda Longissima Alba) che ho messo a dimora quattro o cinque anni or sono per verificare di persona la lunghezza dei fiori, visto che secondo libri e manuali dovrebbero raggiungere una misura massima di sessanta centimetri: ora posso affermare che tale lunghezza è veritiera, così come la possibilità di allevare glicini come vere e proprie piante, non solo come rampicanti: ne ho piantato uno solitario, alto non più di un metro e cinquanta centimetri ma con un fusto già ben sviluppato, sui quindici centimetri di diametro, e fiorisce rigoglioso senza bisogno di supporti, se non un basso paletto di legno per ancorarlo maggiormente al suolo.

Unica accortezza è data dalla potatura, che dev’essere eseguita più volte all’anno: i lunghi rami se lasciati crescere indisturbati, infatti, si attaccano subito alle fronde delle altre piante, creando un poco di disordine nell’aiuola.

Ecco, i miei esperimenti con i glicini finiscono qui, visto che mi sono sempre intimorita a piantare i «falsi glicini», ovvero le specie come Kennedia rubicunda (anche noto come glicine rosso), Millettia japonica (glicine sempreverde o glicine d’estate) e Mucuna sempervirens (glicine nero), per paura che non fossero in grado di resistere al gelo invernale. Una paura che è però infondata, se si considera che tutte e tre resistono fino a –7°C e tutt’al più perdono parte delle loro foglie se l’inverno è particolarmente rigido.

Probabilmente le mie perplessità sulla loro acclimatazione si fondano sulle zone d’origine di queste belle e vigorose rampicanti: Australia orientale per la Kennedia, Cina per la Mucuna e Madagascar per la Millettia.

La Kennedia rubiconda raggiunge i quattro-cinque metri di altezza e nel mondo anglosassone viene soprannominata «dusky coral pea» (letteralmente: «pisello corallo scuro») per via dei suoi fiori rosso corallo che compaiono in marzo-aprile alle nostre latitudini. I suoi tralci crescono velocemente, si riempiono di foglie formate da tre foglioline color verde lucido e necessitano di pieno sole per crescere sani e resistenti agli attacchi parassitari.

Millettia japonica (sinonimo di M. satsuma), ha la particolarità di fiorire in piena estate con grappoli color rosso magenta, lunghi fino a otto-dieci centimetri, che impiegano fino a venti giorni per la completa fioritura di ogni singolo grappolo. I numerosi tralci sono vigorosi e raggiungono i cinque metri d’altezza, con foglie pennate molto simili di forma a quelle del glicine, ma più piccole, verde lucido e coriacee. Al sole e protetta dal vento, va piantata lontano da zone pavimentate del giardino poiché ha un apparato radicale superficiale che si sviluppa in orizzontale, con qualche rischio di alzare beole o autobloccanti.

Dalle concimazioni scarse, Kennedia e Millettia si potano a fine febbraio, accorciando la chioma per mantenerla ordinata, mentre l’intervento di cimatura di Mucuna sempervirens è da eseguirsi a inizio estate.

Quest’ultima specie ha origini cinesi, è molto vigorosa, con tralci che sfiorano ben i dieci metri, trifogliata e con lunghi racemi dai colori intensi e cupi: viola scuro quasi neri, dall’enorme effetto scenografico, grazie anche al buon profumo che emettono.

Tutte e tre queste piante possono esser coltivate anche in vasi via via sempre più capienti, magari addossati a un grigliato o a un muro a sud, con terreno soffice, ben drenato e non eccessivamente concimato, visto che sono tutte e tre azotofissatrici, ovvero sono in grado autonomamente di prodursi azoto grazie alla simbiosi con dei batteri presenti nei loro tubercoli radicali che fissano l’azoto atmosferico nel terreno.

L’ideale è distribuire un concime organico a marzo e uno ad alto titolo di potassio a inizio giugno. Specie se coltivate in vaso, è necessario tenere il terriccio umido tutto l’anno, senza trascurarli in inverno, quando le gemme da fiore si stanno preparando per ingrossarsi.