La porta oltre la quale si accede al borgo medievale
La fondue è il piatto tipico di questo villaggio
Il trono degli Harkonnen nella sala delle riunioni, ideazione per Dune di Jodorowsky
Il mostro di Alien
Scultura surrealista di una donna aliena
L'opera «Birth Machine», situata all’esterno del museo (1993)

Quando gli alieni atterrarono a Gruyères

Itinerari - Nelle Prealpi friborghesi, uno dei luoghi più importanti del formaggio svizzero, sono ospitate le opere del noto artista fantascientifico Hans Ruedi Giger
/ 13.06.2022
di Nicola Mazzi, testo e foto

I contrasti, spesso e volentieri, generano meraviglia e bellezza. È un meccanismo comune che tutti noi abbiamo sperimentato nel corso della vita. Un sentimento che può essere risvegliato visitando il piccolo villaggio di Gruyères, nelle Prealpi friborghesi, uno dei luoghi più importanti del formaggio svizzero e quindi una località simbolo del nostro Paese.

Un’ottima fondue fumante, in uno dei molti ristoranti situati sulla piazza principale del paese, può essere accompagnata da una visita al Museo dedicato ad Hans Ruedi Giger: artista svizzero, tra i più noti al mondo. E per chi conosce, anche un minimo, le sue opere, può ben intuire il genere di contrasto di cui si è parlato all’inizio di questo nostro articolo. I disegni di Giger, le sue sculture e le invenzioni sono apparentemente freddi e dallo stile industriale; un immaginario che entra per l’appunto in totale frizione con l’incantevole e incantato villaggio, e soprattutto con la calda e avvolgente esperienza culinaria offerta dal ristorante vicino.

Vale la pena salire a piedi dal parcheggio alla base della rocca (il paese è off-limits ai veicoli) per accedere al borgo medievale (che ottenne nel 2014 l’attestato quale più bel villaggio della Svizzera romanda). C’è da restare esterrefatti quando, attraversata la porta incastonata tra le mura del villaggio, ti si apre davanti una bellissima piazza in leggera salita e delimitata da ristoranti e piccoli alberghi di due o tre piani, con, lassù in cima al paese, il castello del XIII secolo che ospita un museo dedicato a otto secoli di architettura, storia e cultura della regione. Un paesaggio bucolico, ancorato in un tempo lontano ma che vive ancora oggi grazie alla genuinità dei suoi prodotti caseari, da cui derivano varie specialità come la doppia panna, la raclette e la fondue. Ma, come si è detto, Gruyères è diventata terra ospitale anche di un artista come Giger.

Nato a Coira nel 1940 e morto nel 2014, studia architettura d’interni e disegno industriale; una formazione che influenzerà tutte le sue opere. Premio Oscar per gli effetti speciali di Alien nel 1980, diventa famoso in tutto il mondo con una miriade di imitatori e ammiratori. Dopo il successo, nel 1997 acquista un altro castello del paese (il St-Germain) e nel giugno del 1998 lo trasforma in museo.

Il museo è segnalato in modo inequivocabile: all’entrata ci sono un paio di statue, tipiche dello stile Giger, che ti fanno subito entrare nel suo mondo irreale, futurista e visionario. Poi varchi l’uscio e la ragazza addetta ai biglietti ti informa che l’esposizione può essere troppo violenta o sessualmente esplicita per i ragazzi e i bambini. Non c’è nessun divieto, ma un avvertimento che un genitore può seguire o no. Inizia con queste premesse il viaggio all’interno delle oscure visioni di questo grande pittore, designer e scultore svizzero. Il museo si sviluppa in diverse sale su più piani, sino alla mansarda. L’esposizione parte dai suoi primi lavori in china d’inchiostro (degli anni Sessanta) dove mescola le angosce personali alla paura prodotta da bomba atomica e guerre. Le sale successive mettono in evidenza il periodo più importante (gli anni Settanta e Ottanta) quando Giger, usando tra le altre tecniche l’aerografo, esplora e sviluppa un immaginario unico: sua è infatti l’invenzione dei biomeccanoidi, delle macchine organiche in cui il metallo e la carne si fondono per creare esseri spaventosi e inquietanti.

L’impressionante cura dei dettagli (puoi stare a guardare un quadro per decine di minuti senza averlo scoperto del tutto) e la passione per i sogni e l’interno del corpo umano, oltre all’ammirazione per le macchine e il loro funzionamento sono il suo marchio di fabbrica, che riesce a trasportare anche sul grande schermo. Nel 1975 arriva infatti una chiamata del tutto inaspettata: il cineasta e drammaturgo Alejandro Jodorowsky sta preparando un film tratto dal romanzo di fantascienza scritto da Frank Herbert: Dune. Anche se mai ultimato, questo lavoro gli permetterà di farsi conoscere da Ridley Scott che gli chiederà di realizzare appunto Alien con Carlo Rambaldi. A ciò succederanno altri lavori come Specie Mortale e, seppur in misura minore, due Alien vs Predator degli anni Duemila.

Da quel momento, oltre al cinema, stringe altre collaborazioni come quella con i cantanti Emerson Lake & Palmer, Milène Farmer e Debbie Harry (Blondie). Proprio a quest’ultima, il museo dedica una parte dell’esposizione insieme a una collezione privata di artisti ammirati da Giger.

Usciti da questo viaggio mostruoso, per finire in bellezza, si attraversa la stradina e si può entrare nel bar che l’artista ha costruito e modellato in stile gotico e che rappresenta l’interno di un corpo: una sorta di cattedrale d’ossa che non puoi far altro che ammirare a bocca aperta e alzando la testa. Per terminare l’immersione nel mondo di quest’uomo visionario si può anche andare a rendergli omaggio sulla sua tomba, situata nel cimitero del paese. Anch’essa realizzata nello stesso inconfondibile stile delle sue opere.

Gruyères è un luogo ameno, che ti abbraccia come faceva il nonno con Heidi quando le correva incontro. Ma nello stesso tempo ti mostra l’umano lato oscuro, che solo una mente libera e geniale come quella di Giger poteva far uscire e mostrare a tutti noi. Quando te ne vai, scendendo dal villaggio, ti resta attaccata una sensazione indescrivibile: un misto di dolcezza e angoscia. Un sentimento sfaccettato, ricco e profondo. Proprio quello che genera meraviglia e bellezza.