Bussole

Una guida contro i pregiudizi
Inviti a letture per viaggiare

«Non se ne può più di sentir ripetere la famosa frase di Orson Welles nel Terzo uomo. Quella che dice che in Italia per trent’anni sotto i Borgia ci furono guerre e carneficine, ma ne uscirono Leonardo, Michelangelo e il Rinascimento. E che da cinquecento anni di amore fraterno in Svizzera è venuto fuori solo l’orologio a cucù. È una battuta ormai logora che rinnova, ogni volta, il solito pregiudizio sulla Svizzera…».

Perché mai uno svizzero dovrebbe voler leggere una guida dedicata al suo Paese?
Per cominciare le guide Passenger sono curate e con un formato originale. Invece delle solite informazioni turistiche propongono infografiche, inchieste, reportage, approfondimenti affidati a scrittori e giornalisti. Uno sforzo sincero di comprendere e superare gli stereotipi e i luoghi comuni sempre ripetuti, per disegnare invece un più ampio orizzonte nel quale inserire anche l’esperienza della propria visita.
Inoltre il turismo contemporaneo è in larga misura un gioco di sguardi incrociati, anche perché i ruoli di visitatori e locali si scambiano facilmente. Per questo è interessante sapere cosa si racconta di noi all’estero e magari confrontarlo con quanto sappiamo (o crediamo di sapere) del nostro Paese. Per esempio la Svizzera dei turisti è ancora in larga parte un Paese di montagne, popolate da rudi e austeri valligiani, anche se in realtà la maggior parte della popolazione vive modernamente nelle città dell’altopiano centro-settentrionale. Tra la geografia dei turisti e quella reale c’è insomma uno scarto, come se due Paesi diversi convivessero nel già ridotto spazio della Confederazione.
Un ultimo, ulteriore motivo d’interesse − ma solo per i nostri lettori − è che alcune pagine di Passenger scritte da Oliver Scharpf, dedicate al turismo e ai suoi miti, sono apparse per la prima volta proprio su «Azione». / CV

Bibliografia
The Passenger, Svizzera, Iperborea, Ediciclo, pp. 192, € 19.50.


«Non fatevi prendere dal panico»

Viaggiatori d’Occidente - In attesa che tutto si rimetta in marcia, ci sono sempre i viaggi lenti, vicini, sostenibili, nella natura e le riunioni familiari allargate…
/ 28.06.2021
di Claudio Visentin

Stampato a grandi caratteri sulla copertina della Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Ada, era il motto «Non fatevi prendere dal panico». Risalente alla fine degli anni Settanta, questo appello si applica bene anche alla nostra situazione, dove le inquietudini non mancano.

Proviamo a ricapitolare, in vista delle ormai imminenti vacanze estive. Le varianti dell’epidemia sembrano sotto controllo (anche se le sorprese sono sempre possibili) e i numeri nelle terapie intensive sono rassicuranti. La vita all’aria aperta e la percentuale crescente di vaccinati indica chiaramente la direzione d’uscita dalla crisi. E tuttavia il percorso non è certo lineare.

Per superare l’emergenza è stata creata una vasta macchina burocratica che ora non è facile smantellare gradualmente o riconvertire. C’è un senso di perenne ritardo, forse inevitabile, tra la realtà e la sua descrizione ufficiale. I ricordi ancora freschi della malattia e le lunghe piogge primaverili hanno tenuto a bada l’impazienza, ma ora che l’estate mette in scena il suo consueto spettacolo, senza mezze misure, è difficile adattarsi ai lenti ritmi di uscita dalla pandemia.

Pensiamo soltanto al passaporto vaccinale europeo (Green Pass). L’idea è semplice e chiara: certificare lo stato di salute dei viaggiatori (vaccinazione, risultato negativo del test molecolare entro le quarantotto ore o guarigione dalla malattia negli ultimi sei mesi). Ma proprio qui sta il problema. Il diavolo non ama le grandi strategie e si annida piuttosto nei dettagli, nelle procedure dove, complici le burocrazie, può manifestare tutto il suo potere, tra dati sensibili, privacy, diversità di modelli nazionali. Ora l’obiettivo sembra raggiunto, riducendo ragionevolmente le ambizioni di controllo, e anche la Svizzera ha adottato un certificato digitale compatibile con quello europeo. Meglio tardi che mai ma certo siamo già in ritardo; giugno è quasi scivolato via e difficilmente la macchina organizzativa del turismo sarà a pieno regime prima di agosto, tanto che per molti un prolungamento autunnale sembra inevitabile.

Dunque, partiremo, come già l’anno scorso del resto, ma per dove? E come viaggeremo? Io credo che sarà un tempo di forti contrasti e anche di qualche paradosso. Vogliamo provare a stilare un elenco provvisorio?

Per qualcuno è già tardi, per altri ancora presto. Chi ha scelto vacanze sicure (case in affitto, agriturismi, camper eccetera), restando in Svizzera o sulle coste dei Paesi vicini (Spagna, Italia, Grecia), deve muoversi molto per tempo perché l’offerta è limitata e quindi i prezzi parecchio elevati. Ma chi ha maggiore libertà professionale, personale o familiare, insomma chi può rischiare un’improbabile quarantena (nel caso la vostra destinazione finisse nella lista nera proprio mentre siete là), deve ancora aspettare. Per esempio, solo a fine luglio sapremo se la meta dei miei desideri, il Marocco, si aprirà ai turisti internazionali già quest’anno, come pare probabile, o rimanderà tutto al 2022.
Chi accetta una certa dose di rischio potrebbe poi essere ricompensato quando si troverà nella piacevole condizione di pagare poco e non avere quasi altri turisti intorno.

Un altro esempio? Chi ha perso il lavoro non pensa certo alle vacanze, si capisce, ma altri in questi anni agli arresti domiciliari hanno avuto meno opportunità di spesa (per esempio per cene al ristorante e altre mondanità) e quindi hanno a disposizione un buon budget.

Nel frattempo, alcune tendenze già evidenti prima della pandemia si sono rafforzate e sono molto cresciute: viaggi lenti, vicini, sostenibili, nella natura… Ma, assembramenti permettendo, c’è anche molta voglia di feste, balli, vita di spiaggia eccetera. Insomma, comportamenti più virtuosi sul lungo periodo potrebbero essere preceduti da un’esplosione di allegria.

E ancora, qualcuno viaggerà meno aspettando la fine di tutte le complicazioni, ma per altri ci sono viaggi arretrati da recuperare, a cominciare naturalmente dai viaggi di nozze. Molti nei lunghi mesi passati hanno avuto il tempo di immaginare progetti decisamente ambiziosi e ora sono ansiosi di tradurli in realtà. Ma forse la tendenza più importante riguarda le riunioni familiari allargate. In America è una tradizione e secondo recenti ricerche quest’anno ci sta pensando oltre il 70% degli intervistati.

Le agenzie di viaggio hanno passato tutto il 2020 creando itinerari socialmente distanziati riservati strettamente ai «congiunti», ora la domanda sembra spostarsi su viaggi multigenerazionali (per Club Med il 16% nel 2021 rispetto al 3% del 2019) con nonni, genitori, cugini, zii, nipoti: si affittano abitazioni vicine, i grandi si rivedono, i bambini giocano tra loro.