Domenico Mazzaglia e i suoi papillon (Vincenzo Cammarata)

L’elegante «nodo a papillon»

Collezionismo - Indiscusso elemento di stile, il papillon è una specifica tipologia di cravatta
/ 14.11.2022
di Maria Grazia Buletti

«Aristocratico, elegante, per dirla all’inglese: dandy». Questi sono i tre aggettivi attribuiti al papillon da Domenico Mazzaglia, geologo, che ci accoglie mostrandoci un’intera parete alla quale ha affisso, espressamente per la nostra visita, solo una parte della sua nutrita collezione di questa particolarissima tipologia di cravatta che non è per tutti, perché per portare il papillon ci vuole una buona dose di stile.

Al di là della personalità speciale di chi lo indossa, esso va scelto con estrema cura e portato con classe: «L’impatto visivo del papillon è vincente solo se accompagnato dal portamento di chi lo indossa: l’aspetto antropometrico prevale su tutto e permette a questo elegante accessorio di diventare protagonista assoluto valorizzando chi lo sa portare con stile».

Le indicazioni del Galateo lo legittimano tanto di giorno quanto la sera, pur mettendo in guardia sulla scelta dei colori che deve essere «particolarmente accurata»; una regola che a ben guardare si estende anche alla cravatta peraltro definita simpaticamente da Domenico come «un accessorio da bancario». Egli tiene invece a sottolineare che: «Per scegliere di indossare il papillon bisogna essere un po’ eccentrici e un pochino folli: esso esula dalla banalità della cravatta e ti permette di distinguerti, senza ombra di dubbio!».

La passione per i papillon, indossati in modo impeccabile, nasce quando egli è ancora studente universitario: «A quel tempo ero fidanzato con quella che sarebbe diventata mia moglie; lei aveva un professore universitario di grande fama mondiale che ricordo ancora come un uomo di indiscutibile eleganza nel modo di porsi anche quando si esprimeva in dialetto siciliano, cosa che faceva spesso senza mai apparire volgare. È a lui che devo questa mia passione nata quando un giorno, andando a Taormina, lo vidi seduto a un bar: aveva un papillon davvero stupendo!».

Così, racconta che da 25 anni a questa parte è spesso invitato alle manifestazioni e a occasioni particolari per le quali sceglie sempre di indossare un farfallino: «Le persone associano la mia faccia al papillon e questo è un modo per farmi ricordare». Un’abitudine che egli conserva ancora oggi: «Ad esempio, lo indosso a ogni evento del Lions Club Monteceneri di cui sono presidente: così diventa un elemento di rispetto nei confronti del gruppo di appartenenza, un segnale che mi permette di esprimere dignità e sacralità verso il Club».

All’inizio Domenico si limita ad acquistarne qualcuno sporadicamente: «Papillon molto classici, dal costo moderato». La svolta arriva poco dopo, quando conosce la signora Maria Rosa Gamba, moglie di un imprenditore che in quegli anni si muove tra la Svizzera e l’estero: «Era un uomo che portava sempre il papillon e, alla sua dipartita, Maria Rosa mi disse che sarebbe stata felice di regalarmi quelli che furono di suo marito perché sapeva che io li avrei indossati».

La storia si fa seria ed egli comincia a indossare quei pezzi speciali che ritiene ancor oggi «straordinari sia per stoffa sia per colori». Mostrandocene qualcuno, ci spiega le regole di cui tenere conto: «Non si può portare con la camicia a maniche corte; la scelta dei colori è fondamentale perché deve sposarsi bene col disegno della camicia; e infine bisogna osservare correttamente le dimensioni che variano di solito dai due centimetri e mezzo fino agli otto, controllando se le punte del colletto spuntano dal papillon stesso».

L’informazione più ghiotta arriva dopo averci mostrato parecchi dei suoi coloratissimi pezzi: «Il marito della signora Gamba si serviva dallo stesso sarto di Gianni Agnelli che cuciva loro i papillon ad hoc». Perciò, per tenere alta la nostra curiosità, ci mostra dapprima i pezzi firmati Brioni (un noto sarto romano) e solo poi ce ne indica alcuni altri di quel sarto torinese da cui si serviva pure l’Avvocato in persona.

Mentre la moglie va e viene con tanti pezzi che posa sul tavolo, proviamo a contare quelli che ha apposto a questa sua improvvisata e coloratissima parete: «Mia moglie mi ha intimato di non comprarne più perché ne posseggo più di duecento, anche se indosso quasi sempre gli stessi: quelli che vedete su questa parete, alcuni dei quali provengono pure da Londra».

Dice di essere particolarmente affezionato a uno verde che intanto indossa, ma vuole conservare il segreto della sua storia e questo ce lo rende ancora più intrigante. Il ghiaccio è rotto e ne prova un altro raccontando di non ricordare quali fossero il primo o l’ultimo acquistati. Però rimpiange quello di legno che avrebbe voluto comperare, mentre la moglie conferma sorridendo la ragione per cui l’acquisto non è andato a buon fine: «Era uno di legno che ora sta andando fuori moda e gli ho intimato di non comprarne più di nuovi, qualsiasi siano, perché ne ha troppi».

Certo del valore affettivo «inestimabile» che questa collezione avrà fra venti o trent’anni, Domenico ci confida che i suoi figli odiano i papillon, pur avendone indossato uno del padre in qualche occasione speciale. Ancora incantati da questa girandola di farfalle coloratissime, lo ascoltiamo nuovamente nella convincente arringa a loro favore: «Tra i tanti elementi di stile, trovo che il papillon sia quello più sottovalutato, mentre io penso che nell’ambito dell’eleganza classica non vi sia niente di così espressivo, vitale e gioioso del farfallino».

Accessorio fin troppo eccentrico per alcuni, ma dalla personalità insindacabile: «Portarlo è in fondo molto più facile di quanto si possa pensare!».