Taipei, 101 Bulding
Tainan, antica casa cinese in legno
Tainan, vecchia casa cinese in legno
Taroko Gorge

L’altra Cina

Reportage - Taiwan mette in discussione molti stereotipi sui popoli cinesi
/ 16.11.2020
di Marco Moretti, testo e foto

Taiwan produce più della metà dei tablet e dei semiconduttori del mondo, in proporzione ha più industrie hi-tech di qualsiasi altro Stato: Acer, Asus, Htl, Foxconn, Quanta sono solo le più note. Il contrasto tra avvenirismo informatico e tradizione accompagna tutto il mio viaggio in questo Paese poco battuto dal turismo, dove diversi stereotipi su cultura e stile di vita cinesi sono messi in discussione.

Nella capitale Taipei, in Dihua Street, sono rapito dai profumi di botteghe di medicina tradizionale cinese, negozi di funghi, zenzero candito e frutta secca, spacci di tè (Taiwan produce il pregiato Oolong). Nel tempio Xiahai City God ragazze in jeans e maglietta accendono incensi agli dèi per trovare l’amore o conservare il loro matrimonio. Su un lato del tempio c’è un ristorante vegetariano, uno dei tanti, dove ci si serve a buffet tra una ventina di piatti di verdura, sei varietà di tofu, riso, zuppa di miso e uova bollite nel tè. Inoltre, Taipei ospita la maggiore collezione d’arte antica cinese al National Palace Museum: dipinti, sculture, porcellane, ceramiche, giade, gioielli, arte calligrafica… mezzo milione di opere di tutte le dinastie cinesi, messe in salvo da Chiang Kai-shek prima della vittoria di Mao. Al padre della patria è dedicato il Chiang Kai-shek Memorial, dove i turisti s’affollano per assistere al cambio della guardia. 

Pochi minuti a piedi e l’atmosfera muta radicalmente tra Datong e Central Station, con shopping center, fast food, boutique, barbieri gay, centri d’arte contemporanea, ristoranti internazionali e caffetterie che vendono iced coffee e bubble tea a giovani trendy. Una corsa in metropolitana e mi ritrovo sotto il 101, il grattacielo simbolo del boom di Taiwan, dove i negozi espongono marchi di moda, gioielleria, tecnologia, gastronomia, arredamento. Aperto nel 2003 è stato per qualche anno l’edificio più alto del mondo (oltre cinquecento metri).

In poche ore Taipei s’è rivelata un melting pot di genti e culture. All’originaria etnia polinesiana si sono aggiunti quattro secoli fa i cinesi del Fujian, poi ancora sessant’anni di dominio giapponese e dal secondo dopoguerra una cascata di film, cibi, mode, stili di vita e valori americani: l’inglese è largamente parlato e compreso. È un Paese avanzato: per esempio, l’unico Stato asiatico dove sono legali i matrimoni omosessuali. 

Anche tra la folla di Taipei i taiwanesi non spingono, non sputano, sono gentili, salutano con l’inchino. Amano gli stranieri: appena mi fermo a consultare una cartina qualcuno mi offre aiuto. Ovunque scorgo pulizia, a cominciare dalla diffusa rete di immacolati e attrezzatissimi gabinetti pubblici gratuiti. Per molti aspetti sono agli antipodi di quella Cina che li considera una provincia ribelle e vorrebbe inglobarli.

A tavola però tornano perfetti cinesi; anche qui mangiare è il maggiore divertimento. Lo scopro nei mercati notturni. A Shilin, il borgo più formicolante e malfamato di Taipei, le bancarelle vendono tofu puzzolente, frittate di ostriche, zuppe di calamari, gnocchi di carne, sanguinacci, uova di cent’anni fa, gelatine d’agrumi; ma ci sono anche gioco d’azzardo, bordelli e massaggi.

Il territorio di Taiwan è più piccolo della Svizzera. Ma gli abitanti sono ben ventiquattro milioni, il secondo Paese del mondo per densità di popolazione dopo il Bangladesh. E tuttavia anche in spazi così ristretti non si rinuncia a una convinta politica ambientalista. Grazie ai treni ad alta velocità che disegnano il periplo dell’isola, raggiungo Hualien, la base per visitare le Gole di Taroko, il più noto parco nazionale. Il bus da Hualien percorre una stradina di montagna, tra tunnel e tornanti, costeggia le acque blu del Liwu e scarica i turisti in piazzole da cui s’ammirano canyon scavati dal fiume tra pareti di marmo. 

Le foreste intorno ospitano una straordinaria biodiversità (1,5 per cento delle specie viventi): farfalle giganti, cicale, innumerevoli uccelli, tra cui la colorata gazza locale e le rondini che nidificano nelle grotte. Questo è il parco più accessibile dell’Alishan, la catena montuosa che copre due terzi dell’isola, dominata dal Monte di Giada (3952 metri). Proprio per il suo profilo, disegnato dalle numerose montagne, un tempo Taiwan era chiamata Formosa.

La costa sud-est offre onde perfette da cavalcare su una tavola. Lo scopro a Dulan, piacevole cittadina frequentata da surfisti e da giovani backpacker che indugiano nei suoi ostelli. Poi il treno mi porta sulla costa ovest, a Tainan, ex capitale e più antica città dell’isola. Fu fondata dagli olandesi, che nel Seicento sostituirono i primi colonizzatori portoghesi e vi costruirono la base della loro Compagnia delle Indie orientali: visito l’Anping Fort, dove gli olandesi s’asserragliarono prima d’essere cacciati nel 1661 dai Ming in fuga dalla Cina conquistata dai Qing. 

Sono però le stradine attorno al tempio Grand Matsu a riportare il viaggiatore in un oriente poetico con antiche case in legno, spettacolari botteghe di tè, mercati che offrono assaggi gratuiti di piatti esotici, ristoranti dove gustare ricette inedite a base di anguilla rossa, crêpe di frutti di mare o grasso pesce latte. La città è disseminata di antichi templi; quello Confuciano è affacciato su un parco che ospita concerti, vicino al mercato dei fiori, pieno di orchidee, e al Great South Gate, porta della città d’epoca Qing. 

Nel seicentesco tempio di Dong-yue – sincretismo tra tao, confucianesimo e buddismo – gli inservienti tirano pugni sulle schiene dei fedeli inginocchiati per scacciare il male dai loro corpi, poi i malcapitati si spostano in un’altra sala decorata con figure di spiriti torturati all’inferno e vomitano in bidoni il maligno. Magia e superstizione sposano fede e speranza. 

Alla stazione di Tainan, in attesa dell’espresso per tornare a Taipei, il binario è in subbuglio perché il treno è annunciato in ritardo di due minuti; ripartirà con un solo minuto di ritardo per arrivare nella capitale in orario, comunque uno scandalo nella precisa Taiwan. Un Paese rivelazione anche per chi, come me, ha trascorso anni viaggiando da un angolo all’altro dell’Asia.