La passione del… fuoco sotto i piedi

Adrenalina - Da Figino a Bali, Gérard Moccetti è divenuto una sorta di «guru» della camminata sui carboni ardenti
/ 14.11.2022
di Moreno Invernizzi

È sull’isola di Bali, nel lontano 1978, che è scoccata la… scintilla. Di quelle che scaldano parecchio, fino a raggiungere i 7-800 °C. E da allora non ha smesso di ardere. Sotto i suoi piedi.

Corso dopo corso, Gérard Moccetti è divenuto una sorta di «guru» della camminata sui carboni ardenti, facendo della sua passione una sorta di professione a tutti gli effetti. «Ciò che ho visto a Bali ha completamente cambiato la mia vita» ricorda. «Nel 1986 sono stato uno dei primi in Europa a cimentarmi con una certa regolarità nella camminata sui carboni ardenti». Da allora, Gérard Moccetti ne ha fatta di… strada su questi carboni, «al punto che oggi a livello mondiale sono la persona più attiva ed esperta nel campo. Nel solo 2021 ho proposto addirittura 74 corsi, e un po’ in tutto il mondo, grazie anche al fatto che parlo dieci lingue. Ma non lo faccio come professionista: amo definirmi un pre-pensionato che coltiva questo hobby per puro divertimento».

Nel 2003 Gérard Moccetti si è guadagnato un posto nel Guinness dei primati, realizzando una camminata su un tappeto di carboni ardenti lungo ben 50,5 metri. «Nel frattempo, però, sono stato battuto. Ma a quanto ne so, chi è andato più distante di me, poi ha trascorso dieci giorni in ospedale per le ustioni rimediate in quella camminata».

Un passato di lungo corso in banca, alle spalle, l’oggi 63enne di Figino ha dedicato sempre più tempo a questa sua passione. Per sé stesso, ma anche per condividerla con gli altri. «La camminata sui carboni ardenti non è che il punto culminante del tutto, e non lo scopo unico dei miei corsi: la strada che porta al tappeto infuocato comprende diversi step; ci si arriva per gradi, e non parlo solo di quelli… Celsius. Adrenalina? Sì, ma non c’è solo quella nelle attività che propongo».

E diversi sono anche i percorsi che permettono di avvicinarsi al tappeto di carboni ardenti: «Il fuoco, in sé, è una sorta di… esca. È l’ultimo traguardo da tagliare di un percorso a tappe, che passa da un allenamento mentale, una sorta di mind engineering, se vogliamo. Lavoro prima di tutto su espressione e percezione. Poi, va da sé, molto dipende anche dal tipo di auditorio che mi trovo davanti. Non mi ritengo una persona teorica, che tende a parlare per ore. I corsi, in genere, sono strutturati come un’attività di gruppo, dove ognuno può ed è tenuto a contribuire, portando esempi ed esperienze personali. È però con la pratica che ognuno trova la sua strada, quella che poi, appunto, alla fine lo condurrà al tappeto di carboni ardenti. Non ci sono schemi fissi: non amo la routine. In 37 anni di attività non c’è mai stato un corso uguale a un altro».

La «clientela» non gli manca, dalle singole persone alle aziende, senza dimenticare club sportivi, portatori di andicap e molti altri ancora. Insomma, di tutto e di più, fra cui pure diversi gruppi di amici in cerca di un’emozione particolare per l’addio al celibato. «E qualche settimana fa, per la prima volta, ho tenuto un corso anche per un gruppo di ragazze durante un addio al nubilato».

Tanti anche i ticinesi che camminano sui carboni ardenti, come conferma Moccetti: «Sì, al punto che il Ticino, ovviamente un po’ per colpa mia, a livello mondiale potrebbe rivendicare l’ipotetico scettro di mecca della camminata».

Tra i dati tecnici è da considerare la lunghezza del tappeto di carboni ardenti: «Molto dipende dall’età del gruppo: per i bambini generalmente la lunghezza tipo è di 3-4 m, che diventano 4-5 per gli adulti. Ma per questi ultimi la lunghezza può anche arrivare a 20 m». La preparazione di questa via rovente «dipende dal tipo di legna che si impiega; la formazione della brace può richiedere da un minimo di mezz’ora a tre ore e mezza o più. Una volta raggiunta la temperatura, con un rastrello disegno il tappeto».

Stuoia di fuoco che va comunque realizzata con cognizione di causa: «Su internet ci sono moltissimi tutorial per la realizzazione di un tappeto di carboni ardenti. Ma copiare quanto trovato in rete sarebbe un grave errore, che rischia di avere pesanti conseguenze: ogni tappeto e ogni pubblico hanno le loro specificità. Solo con la conoscenza di base, l’indispensabile background, è possibile allestire un buon tappeto di carboni ardenti, limitando i rischi: questo non mi stancherò mai di ripeterlo».

E poi arriva il momento di attraversarlo, con tutti i pericoli che ciò comporta…: «In genere, dopo una buona preparazione, si procede con una camminata veloce, ma non correndo. La pericolosità è data dalla combinazione di una serie di fattori; che per la camminata sui carboni ardenti sono quattro. Prima di tutto si deve considerare quando la camminata è programmata, se di giorno o di notte: di giorno, mancando la percezione visiva della brace incandescente, il nostro cervello non riesce a stimare con la giusta approssimazione il rischio. Un altro aspetto da valutare è il tipo di legna impiegata per realizzare il tappeto: castagno e robinia perdonano in pratica quasi tutti gli errori, mentre la carbonella, specie quella elaborata, non consente margini d’errore, e di conseguenza il rischio di farsi male aumenta considerevolmente. Il terzo fattore è relativo al tipo di terreno che farà da sfondo al tappeto di brace: l’erba disperde molto di più il calore, mentre il cemento o l’asfalto lo amplificano. Non da ultimo, è determinante anche il periodo dell’anno in cui si fa la camminata: compierla in estate, su un terreno già attorno ai 40 °C è una cosa, mentre in inverno, con un suolo a temperature sotto zero è tutta un’altra. La combinazione di ognuno di questi punti determina il fattore rischio complessivo. Va da sé che la presenza di una o più di queste aggravanti fa aumentare in modo esponenziale il rischio di andare incontro a ustioni di una certa gravità, anche di terzo grado. Basti pensare che un tappeto normale ha indicativamente una temperatura di 7-800 °C (ma mi è già capitato di camminare su un tappeto che, in condizioni particolari, sfiorava addirittura i 1100 °C!). E considerando che la nostra pelle si può ustionare già a partire da 58,9 °C si capisce subito di cosa stia parlando…».