La missione di una guida spirituale

Videogiochi – Le avventure di Kena e degli adorabili Rot in una spettacolare foresta creata da Ember Lab
/ 04.10.2021
di Davide Canavesi

Basta solo uno sguardo per capire che Kena: Bridge of Spirits è stato realizzato da un team appassionato, non solo di videogiochi, ma anche di film d’animazione. Se Pixar Animation si mettesse a produrre giochi per PlayStation, saremmo pronti a scommettere che avrebbero proprio questo aspetto. Ed in effetti, Ember Lab è stato per anni uno studio d’animazione, attivo non solo nel modo del gaming ma anche in televisione e cinema. Non sono poi molte le realtà che passano da un mondo all’altro e il motivo è presto spiegato: animazione e produzioni in tempo reale sono prodotti profondamente differenti, non solo da un punto di vista tecnico ma anche narrativo, di gameplay e, in ultima analisi, di ampiezza del prodotto. In questo caso ci troviamo di fronte a un qualcosa di molto raro: una prima produzione di uno studio in una fase di profonda transizione e cambiamento.

Kena: Bridge of Spirits è un gioco d’avventura ambientato in un mondo aperto in cui impersoneremo una giovane fanciulla dai grandi poteri. Kena non è solo una ragazza vivace ed energica, è anche una guida per gli spiriti perduti nel mondo dei vivi. Una missione che prende molto sul serio e della quale dovremo farci carico anche noi in quanto giocatori. Durante la partita esploreremo una grande foresta, tentando di eliminare la corruzione degli spiriti deviati per ripristinare la naturale bellezza di radure, ruscelli e boschetti. Al contempo raccoglieremo, o forse potremmo dire recluteremo, degli adorabili esserini chiamati Rot. Grazie all’aiuto del gruppetto di spiritelli della foresta, potremo interagire con diversi oggetti e usarli come aiutanti durante i frequenti combattimenti. La storia di Kena non è particolarmente appassionante e sconfina un po’ nel banale. Anche dopo molte ore di gioco ci siamo ritrovati a non ricordarci i nomi dei personaggi che abbiamo incontrato e non sentendo particolarmente nostra la missione della protagonista. Tuttavia, ciò non basta a fare della produzione di Ember Lab un fallimento.

Il gameplay è piuttosto divertente anche se di difficoltà altalenante. Kena può fare affidamento su attacchi veloci e pesanti in corpo a corpo oppure usare un potente arco per colpire i nemici più distanti. Può anche usare i Rot per attaccare nemici, raccogliere oggetti e distruggere barriere. Il gioco non è solo combattimenti, comunque: saremo spesso confrontati con enigmi e puzzle ambientali che richiederanno al giocatore un minimo di senso logico, se non di puro e semplice spirito d’osservazione. Ad esempio, dovremo colpire dei bersagli nel giusto ordine, scoprendolo osservando con attenzione il mondo attorno a noi. Oppure, capiterà di dover cercare qualche meccanismo nascosto da attivare. Proseguendo con l’avventura potremo potenziare sia le nostre capacità che quelle dei Rot, diventando sempre più agili, scattanti e forti. Da un punto di vista prettamente ludico, insomma, Kena: Bridge of Spirits si accontenta di offrirci una miscela di elementi che storicamente funzionano molto bene, presenti in moltissimi titoli già usciti negli anni scorsi.

Visivamente il gioco è spettacolare, specialmente su PlayStation 5 e PC, ma è anche disponibile su PlayStation 4. L’esplorazione della foresta e dei vari ambienti è molto soddisfacente, con scorci grandiosi, altri più intimi ma sempre deliziosi. Le animazioni sono decisamente il punto di forza del gioco e, specialmente nelle scene d’intermezzo, dimostrano tutta la capacità tecnica degli sviluppatori. In alcune scene, Kena è indistinguibile da certe produzioni animate in 3D viste al cinema. Peccato che poi il doppiaggio, solo in inglese, sia un tantino troppo anonimo con voci poco carismatiche o che stonano con l’apparenza fisica del personaggio a cui sono state assegnate. Musicalmente invece Kena soddisfa, con temi e arrangiamenti che calzano come un guanto alle ambientazioni che ci circonderanno.
Kena: Bridge of Spirits non è un gioco molto originale nella sua offerta. Gli elementi di combattimento ed esplorativi richiamano alla mente molte altre produzioni, una su tutte la serie Zelda di Nintendo. La trama è appena sufficiente a fornirci una scusa per andare a salvare la foresta. Anzi, a ben pensarci, bastava meno, visto che salvare questo o quel tizio ci è parsa pure una forzatura. A nostro modo di vedere Ember Lab, con questo suo primo gioco, ha voluto dimostrare all’industria di saperci fare. Ed in effetti, nonostante la storia poco interessante e gli elementi di gameplay poco innovativi, Kena: Bridge of Spirits è indubbiamente fornito di un suo charme. Un’avventura leggera, un gameplay rassicurante e ambientazioni ed animazioni di ottima fattura. Quello che mancava, probabilmente, era il supporto di un grande publisher e un grosso budget per sostenere le ambizioni del team. Kena: Bridge of Spirits sa quasi più di lettera di motivazione che di prodotto commerciale in questo senso.

Non vogliamo però sembrare troppo duri con Kena e i suoi amici Rot. Il gioco è piacevole e sebbene non sia un capolavoro immortale vale la pena di essere giocato dai fan dei titoli d’avventura a mondo aperto. Ci ritroveremo una buona dose di divertimento e parecchie ore di esplorazione. Non è Zelda e non ha bisogno d’esserlo visto che riesce nei suoi due propositi principali: divertire e mettere Ember Lab sotto la luce dei riflettori.