La maestosità dei grandi alberi da parchi

Mondoverde - In pochi possono permettersi di metterli a dimora nei propri giardini, ma ci sono sempre i viali delle città dove poterli ammirare
/ 28.11.2022
di Anita Negretti

È bello spendere del tempo all’interno di qualche parco storico, quando si visita una città, soprattutto è bello poter ammirare le grandi piante che difficilmente si trovano nei giardini familiari. Per grandi piante intendo quelle che superano i venti-trenta metri d’altezza, con chiome ampie, che se guardate dal basso, sono un intreccio geometrico fantastico di rami e rametti.

Mi viene ad esempio in mente la canfora, Cinnamomum camphora, una sempreverde asiatica che raggiunge i 45 metri nei luoghi d’origine, ma che da noi si è stabilizzata sui 25 metri. Pianta simbolo della rinascita, per via del fatto che è stata la prima pianta a ricrescere dopo il bombardamento atomico a Hiroshima, presenta un tronco liscio, elegante e foglie verde brillanti, che se sfregate sui polpastrelli, profumano. Ve ne sono esemplari meravigliosi sia nel parco di villa Taranto a Verbania, sia sull’Isola Bella, una delle isole borromee del Lago Maggiore: entrambe hanno una chioma che supera gli otto metri e si alzano fino a venti metri d’altezza.

Un altro gigante è l’albero dei fazzoletti, Davidia involucrata, una particolare caducifolia asiatica, che in primavera produce foglie cuoriformi color verde chiaro e moltissime infiorescenze costituite da piccoli fiori bianco verdastri, contornate da due vistose brattee bianche, pendule, molto simili a fazzoletti stesi al sole. Nei paesi anglosassoni viene chiamato albero dei fantasmi (ghost tree) o albero delle colombe (dove tree) e la storia di come sia giunto dalla remota regione dello Yunnan a noi, è un vero esempio di perseveranza e di passione.

Nel 1899, il giovane botanico Wilson Ernest, venne mandato dall’allora direttore del prestigioso vivaio James Veitch & Son, in Cina, per cercare i semi di questa pianta tanto particolare. A digiuno sia della lingua cinese sia di esperienze all’estero e con una sola mappa rudimentale sulla quale era riportata la presenza di quella che si credeva essere l’unica pianta al mondo di Davidia involucrata, si mise in viaggio, incontrando banditi, rischiando la morte sia per annegamento sia per malattia, fino a individuare il punto esatto dell’albero, trovandolo tuttavia tagliato. Fortunatamente, esplorando l’area e parlando con altri cacciatori di piante, Wilson Ernest riuscì a trovare altre piante, a 600 km di distanza, e alla fine riuscì a portare i semi in Inghilterra nel 1901.

La fioritura della Davidia avviene quando la pianta supera la decina d’anni d’età, nel frattempo si svilupperà in altezza, raggiungendo i quindici-diciotto metri, con una crescita lenta ma costante. Amante delle zone semi ombreggiate, sopporta temperature fino a –15°C, mentre d’estate è utile bagnarla almeno una volta alla settimana. Il fusto cresce dritto, con corteccia marrone che tende all’arancio e con una chioma molto densa, a forma piramidale, ricca di rami, vero spettacolo autunnale, quando le foglie assumeranno colori oro e miele prima di cadere.

A questo punto, parlando di alberi enormi che si caratterizzano per i fiori particolari, non si può tralasciare il Liriodendron tulipifera, un americano della famiglia delle Magnoliaceae, che in pieno sviluppo tocca i quaranta metri, vivendo per moltissimi anni (alcuni arrivano a 400 anni). Io ne ho piantati due nel mio giardino, ma al momento sono alti solo venti e trenta centimetri e li guardo sorridendo, pensando che mi accompagneranno per molti anni, con le loro foglie caduche, dalla forma simile a uno strumento musicale, la lira, e con fiori profumati, grandi e vistosi, molto simili ai tulipani.

Tra giugno e luglio, gli esemplari adulti si riempiono di fiori dai colori giallo arancio, che lasciano il posto in autunno ai frutti: piccole pigne che cadendo rilasciano i numerosi semi alati, i quali daranno origine ad altre piante. Il liriodendro predilige zone luminose, con terreni umidi e leggermente acidi.