Bussole

Camminare per capire e per capirsi
Inviti a letture per viaggiare

«Tanta acqua è passata sotto ai ponti da quando, circa vent’anni fa, in Italia poco esisteva nel mondo dei cammini, al di fuori dell’itinerario della Via Francigena che scende dal Gran San Bernardo a Roma. Oggi i lunghi itinerari da percorrere a piedi sono cresciuti enormemente di numero… Probabilmente stiamo parlando di una sessantina di cammini di lunghezze molto differenti, alcuni perfettamente segnalati e operativi, altri in via di perfezionamento e infine un certo numero ancora a metà strada tra il progetto e la realtà. Questi numeri dicono però una cosa chiara: l’Italia (più di molte altre nazioni europee) sta diventando una terra d’elezione per gli itinerari a piedi…».

Le nuove parole d’ordine del viaggio in questi tempi tormentati − distanza, solitudine, silenzio – hanno portato a una riscoperta dei cammini. Il nostro Paese (65’000 chilometri di sentieri segnalati, informazioni su www.myswitzerland.com) e il nostro Cantone offrono molte possibilità, ma presto o tardi la curiosità o il desiderio di più vasti orizzonti vi spingeranno ad affacciarvi nella vicina penisola. In quel momento questo nuovo manuale del nostro collaboratore Fabrizio Ardito vi tornerà utile. Infatti i cammini italiani sono assai diversi tra loro. Per esempio in un territorio solcato da due catene montuose, Alpi e Appennini, i dislivelli possono essere molto faticosi, specie per chi è ai primi passi, ma ci sono anche facili cammini padani dove il solo rischio è un poco di noia. Soprattutto sono diverse le esperienze possibili: percorrere le vie romane, la Francigena o altri cammini storici, oppure misurarsi con la spiritualità di santi ed eremiti o ancora ricalcare le orme di personaggi famosi.
In ogni caso questa guida aiuta a orientarsi, a misurare le forze, a capire i propri interessi, declinando in tutti i modi possibili la bellezza del cammino, di ogni cammino. / CV

Bibliografia
Fabrizio Ardito, A ciascuno il suo cammino. Scegliere un viaggio a piedi in Italia, Ediciclo, pp. 192, € 14.50.


La lunga corsa del levriero

Viaggiatori d’Occidente - La pandemia mette in pericolo un’icona del viaggio americano
/ 17.05.2021
di Claudio Visentin

Il levriero ha il fiato corto. I leggendari autobus a lunga percorrenza americani Greyhound hanno ricevuto un duro colpo da Covid-19, al pari degli aerei, dei treni e di tutte le forme di trasporto collettivo. Nel 2020 la vendita dei biglietti si è ridotta di tre quarti rispetto al 2019 e gli scarsi aiuti statali bastano appena per sopravvivere. Già prima del resto gli affari non andavano particolarmente bene. La flotta non è più quella degli anni Ottanta e molte rotte sono state tagliate. Nel 2003 la compagnia è inciampata anche in una bancarotta, a causa della concorrenza delle compagnie aeree low cost. Infine nel 2007 è stata acquistata da una società scozzese che l’ha rilanciata, modificando il celebre logo.

Pur con tutti i suoi guai Greyhound rimane la più grande compagnia di autobus interurbani del Paese, con oltre 2400 sedi negli Stati Uniti, Canada e Messico. E ci sono anche segni di speranza naturalmente; dopo tutto gli autobus sono tra le forme di viaggio più sostenibili per distanze inferiori a mille miglia. Soprattutto sono una parte incancellabile della storia americana dell’ultimo secolo.

Tutto iniziò nel lontano 1913 quando un giovane immigrato svedese, Carl Eric Wickman, aprì una concessionaria a Hibbing, Minnesota, vicino alla più grande miniera di ferro a cielo aperto del mondo. I minatori però non potevano certo permettersi di acquistare un’auto e presto Wickman dovette inventarsi un nuovo mestiere. Cominciò allora a trasportare i lavoratori da Hibbing alla vicina città di Alice, stipandone quindici nella sua auto a otto posti. Dopo questi inizi avventurosi, la sua idea originaria si perfeziona nel 1921, esattamente un secolo fa. In quell’anno viene prodotto il primo autobus degno di questo nome e una legge federale avvia un decisivo miglioramento delle strade (per le leggendarie autostrade americane bisogna invece attendere il 1956). Dopo l’epopea ottocentesca delle costruzioni ferroviarie verso il Far West, il treno passa in secondo piano (solo oggi si parla di rilancio con Biden) e l’inquietudine di un Paese sempre in movimento si riversa on the road. Il nome perfetto per la nuova impresa sbuca fuori da solo: mentre attraversa una cittadina del Wisconsin l’autista Ed Stone vede il riflesso del suo mezzo nella vetrina di un negozio e gli ricorda appunto un levriero.

Col tempo il viaggio in autobus entra nella cultura popolare, per esempio nelle canzoni, a cominciare da Me and the Devil di Robert Johnson: «Puoi seppellire il mio corpo / a lato dell’autostrada / Baby, non m’interessa dove seppellisci il mio corpo quando sarò morto. / Così il mio vecchio spirito malvagio / potrà prendere un Greyhound e viaggiare». Oppure America di Simon e Garfunkel: «Sull’autobus ridevamo / e giocavamo a fare facce strane. / “Quell’uomo vestito di gabardine è una spia” ha detto lei. / Le ho risposto “Stai attenta, il suo papillon è davvero una macchina fotografica”. / “Passami una sigaretta, ce ne dev’essere una nel mio impermeabile”. / “Abbiamo fumato l’ultima un’ora fa”. / Così io ho guardato il paesaggio, lei ha letto la sua rivista. / E la luna è sorta sopra un campo aperto». Oppure il cinema, con Accadde una notte (1934), diretto da Frank Capra, il primo film a vincere cinque premi Oscar: la viziata ereditiera Ellie Andrews (Claudette Colbert) scappa da Miami per raggiungere New York e sposare un aviatore. Per non farsi trovare dagli uomini sguinzagliati dal padre alla sua ricerca, la ragazza sceglie di viaggiare con un pullman Greyhound; scopre così gli effetti sociali della Grande depressione e trova l’amore vero nel giornalista Peter Warne (Clark Gable). In quegli stessi anni degli slogan azzeccati costruirono l’immagine della compagnia, celebrando la scoperta del Paese («Ora so come si è sentito Cristoforo Colombo!», «Città ruggenti, pacifiche campagne») e il ritorno a casa («Rolling home»).

Nel 1930 la sede principale della Greyhound si trasferisce a Chicago (poi a Phoenix e ora a Dallas) e nuove stazioni in stile Art Deco sorgono ovunque. I nuovi autobus filanti diventano un simbolo di modernità: Super Coach (1939) interamente in metallo, Highway Traveller (1953) con finestrini panoramici, servosterzo, ammortizzatori ad aria e lo Scenic Cruiser (1954), il primo con il bagno a bordo.

Negli anni Sessanta il viaggio in autobus incrocia la lotta per i diritti civili. Nel corso del Novecento sei milioni di neri (la Grande Migrazione) si spostarono dalle comunità rurali del sud verso le grandi città del nord e dell’ovest, per lavorare nelle fabbriche e conquistare una vita migliore. Molti di loro utilizzarono proprio i Greyhound. Nel profondo sud però i neri venivano ancora spostati in fondo all’autobus, anche quando questa pratica era ormai vietata. Gli attivisti (Freedom Riders) cominciarono allora a rifiutare la tradizionale separazione a bordo, ma solo dopo violentissimi scontri con i razzisti la collusione delle forze dell’ordine fu vinta, ristabilendo la legge.

Poi un lungo declino. Nell’ultimo mezzo secolo il levriero ha sofferto anche di un problema di immagine. Nel Paese dell’auto per tutti e dell’aereo l’autobus sembrava a molti un modo di viaggiare per poveri e marginali. The Hound è diventato Dirty Dog, come si diceva abitualmente senza troppo girarci attorno: gente al verde, autobus sgradevoli, autisti maleducati, terminal cadenti. Ognuno aveva una storia di Crazy Greyhound da raccontare, tra verità e leggenda metropolitana. Ma proprio allora Greyhound è riuscita a rilanciarsi, rinnovando la flotta, le stazioni, le uniformi e il personale.

I passeggeri dei Greyhound da sempre sono una fotografia della società americana: democratici e repubblicani, camionisti che tornano a casa dopo un viaggio di sola andata, giovani contadini che lasciano una casa rurale, ex carcerati in cerca di nuovi inizi… Mancano solo i ricchi. Sull’autobus, sia pure per qualche ora, sono uno accanto all’altro, tutti guardano gli stessi paesaggi scorrere nel finestrino: «Tutti partiti per cercare l’America» (Simon e Garfunkel).