Il Reno a colpi di pagaia

Adrenalina - Prima il Rodano dal Furka al Mediterraneo, ora altri 1326 km fluviali dal Lai da Toma a Rotterdam
/ 19.09.2022
di Moreno Invernizzi

In questa puntata «adrenalinica» si torna in acqua, nuovamente pronti a imbracciare una pagaia. Dopo aver parlato della canoa da fiume, intesa come la discesa tra le rapide dei corsi d’acqua, soprattutto nostrani (vedi «Azione» del 25 luglio), la rubrica torna ad aprire una… rinfrescante finestra su questa disciplina grazie all’impresa firmata da Ivo Gentilini e dal suo fedele amico e organizzatore Andreas Schmid, due amici di lunga data e soprattutto non di primissimo pelo (per il primo quest’anno le primavere sono 65, nove in più per Schmid).

Dall’Oberalp alla foce del Reno in quel di Rotterdam, 1230 km (milleduecentotrenta!) più a nord. A vigorosi colpi di pagaia, per realizzare una piccola grande impresa che va anche oltre il limite della resistenza umana. Protagonisti di quest’avventura, sono per l’appunto due compagni di viaggio non nuovi a simili imprese.

Due amici accomunati dalla passione per la canoa, che hanno dato i primi colpi di pagaia col Gruppo Canoisti Ticinesi (che quest’anno festeggia i 45 anni di attività) sui fiumi svizzeri, per poi sconfinare in tutta Europa. Così, un po’ per gioco, un po’ per sfida, nel settembre 2019, i due si sono lanciati nell’impresa di discendere il Rodano, partendo dalle sue origini, ai piedi del ghiacciaio del Furka, per arrivare fino al Mar Mediterraneo. Il viaggio l’hanno completato in due fasi: «La prima volta, causa forza maggiore, ci siamo fermati ad Avignone, dove siamo tornati in un secondo tempo per i 100 km che ancora ci separavano dal mare». Totale della pagaiata: 680 km.

Non paghi, quest’anno Ivo e Andreas hanno voluto rilanciare, raddoppiando la posta: stavolta pagaiando sul Reno, per tutta la sua lunghezza. «L’idea l’avevamo buttata là tra il serio e il faceto, appena recuperate le energie dopo la discesa del Rodano».

E così, il primo giugno, raggiungono il passo dell’Oberalp. A 2345 metri di quota, il cielo si specchia nel Lai da Toma, la sorgente naturale ufficiale del Reno, uno dei fiumi più lunghi d’Europa. I due lo raggiungono in bicicletta. Poi caricano sulle canoe qualche effetto personale («Fra cui una bottiglietta con l’acqua della sorgente, che ci siamo portati appresso fino a Rotterdam»), e iniziano l’avventura. «Per le prime tappe, fino a Reichenau, abbiamo impiegato la canoa da fiume».

A quel punto il loro viaggio si interrompe brevemente: «Ma solo il tempo di riportare a casa auto e canoe e caricare il resto del materiale: l’indomani siamo partiti con l’autopostale alla volta di Coira, dove ad attenderci c’erano le canoe da lago, con cui abbiamo coperto il resto del viaggio». Senza punti fissi particolari, se non quello di raggiungere Rotterdam di lì a 23 giorni, «dove il nipote di Andreas avrebbe recuperato le canoe per riportarle a casa».

Nel menu dei due, giornate da una sessantina abbondante di km di pagaiate: «Ci sono state, soprattutto all’inizio, tappe più corte, di una quarantina di km, ma quando il fiume si è aperto, dopo Costanza, la media era tra i 60 e i 65 km; la giornata in cui abbiamo pagaiato più di tutte ne abbiamo percorsi 82. Con un ritmo di dieci ore al giorno: certe volte, visto il grande caldo, abbiamo anticipato la partenza al mattino, per poter beneficiare di qualche ora in più di relativa frescura, visto che in Germania un giorno ci siamo trovati in acqua con una temperatura di 34 gradi, saliti addirittura a 37 °C quello seguente…». Poi, la sera, esausti, Ivo e Andreas riguadagnavano la riva, dove montavano la tenda e si rifocillavano: «Da casa ci siamo portati anche un paio di razioni di fondue: non c’è niente di meglio che quella per recuperare le energie e poi, mangiata all’estero, la si apprezza ancora di più!».

Qualche complicazione sorta cammin facendo ha tuttavia eroso quel margine di giorni che i due avevano calcolato: «Sul lago Bodanico il temporale ci ha costretti a rimanere a riva per due mezze giornate e le poche precipitazioni invernali hanno fatto mancare 1000 mc/s di acqua al fiume, per cui la corrente era nettamente inferiore a quella che ci aspettavamo! Così, il 23 giugno eravamo arrivati solo a Emmerich am Rhein, al confine con l’Olanda. Provato dagli sforzi, a quel punto – ci racconta Ivo – Andreas ha deciso di terminare lì la sua impresa. Io, invece, dopo essermi consultato con moglie e figli, ho deciso di andare avanti per completare anche gli ultimi 150 km che ancora mancavano a Rotterdam». Arrivandoci quattro giorni più tardi, la mattina di domenica 26 giugno.

Riavvolgendo gli oltre 1200 km di bobina, sono molti i fotogrammi significativi di questo viaggio. «A impressionarmi di più è stato lo spettacolo da cartolina ammirato da Costanza in poi, fino a Basilea. Uno scenario che stride con quello che ti si presenta davanti agli occhi da Basilea in avanti, col Reno che si trasforma in un fiume industriale, ma anche con tratti suggestivi dove, dopo Wiesbaden, entri in una gola piena di castelli e paesini spettacolari: da lì in avanti, sull’acqua non sei più solo, e al cospetto delle chiatte che lo solcano, la tua canoa è un minuscolo puntino… Una mattina, sul ponte di una chiatta che risaliva il Reno, si è affacciato applaudendo il capitano: probabilmente ci aveva già incrociati nei giorni precedenti e dunque voleva salutare la nostra impresa. È stato un momento molto toccante».

Nel ripensare a quelle settimane, le emozioni riaffiorano con tutta la loro forza, e la voce di Ivo si interrompe dal singhiozzo: «Uno dei momenti psicologicamente più difficili da sopportare arriva quando transiti da Costanza, sulla riva appare un grande cartello bianco con dipinto un grosso zero: da lì a Rotterdam troverai altri 999 cartelli simili, uno ogni km. Quel lentissimo incedere numerico porta inevitabilmente a un certo logorio mentale, pensando a quanti ancora te ne mancano alla meta finale…».

Un traguardo che agli occhi di Ivo, quando finalmente lo taglia il mattino del 26 giugno, è parso come la porta del paradiso: «Ancora oggi che ci ripenso, a diversi mesi di distanza, provo una grande emozione e un senso di gratitudine verso Andreas che ha organizzato l’impresa e gli occhi mi si inumidiscono: è stato il coronamento di un grande sogno, un’enorme soddisfazione».