Il giorno migliore per godersi ancora Smirne

Reportage - La domenica al mare con tanta voglia di vivere e reagire, nonostante bombe e attentati
/ 10.07.2017
di Vincenzo Cammarata, testo e foto

«Le ragazze di Smirne sono così». Afferma Ezgi tenendo tra indice e pollice una ciocca dei propri capelli biondi per mostrarli. Nell’altra mano una birra media, bionda anch’essa, ma naturale, in uno dei locali più eclettici e frequentati della città.

Ezgi, tanti sogni e un dottorato di ricerca (Phd) in biologia marina, rappresenta un campione delle ragazze della laicissima Smirne. Finora. Da qualche mese, infatti, sull’infinito lungomare dedicato proprio a chi aveva voluto una Turchia secolarizzata, cioè il veneratissimo Mustafa Kemal, in arte Atatürk, passeggiano splendidi occhi mediorientali avvolti in colorati hijab cangianti, mentre – ogni giorno più forti – dagli altoparlanti dei minareti i muezzin chiamano a raccolta i fedeli per la preghiera.

Il 5 gennaio scorso un’autobomba vicino al tribunale ha aggiunto altri due nomi al già lungo elenco delle vittime del terrorismo in Turchia. In quegli stessi giorni la città, affacciata sull’Egeo all’altezza della Sicilia, è stata coperta da una coltre di neve, evento più soprannaturale che raro da queste parti. Eppure a Izmir, questo il nome turco, a detta dei suoi quattro milioni di abitanti «non succede mai niente». Non è Istanbul, non è Ankara, non si trova ai confini con la Siria. Niente. Sole e mare. Solo questo, e tanta voglia di divertirsi, di incontrare viaggiatori, meglio ancora se turisti.

Così, sfidando le paure che malgrado tutto fanno percepire ancora sicure destinazioni come Nizza, Parigi o Berlino, si potrebbe decidere di passare un fine settimana in quel di Izmir, per scoprirne la grande voglia di vivere e di reagire, soprattutto in questo periodo storico così delicato per il futuro del popolo turco.

Per capire le dimensioni di Smirne, che nel 2015 si contendeva con Milano la sede dell’EXPO, una buona idea potrebbe essere quella di recarsi al Kültürpark. Raggiunte le due statue sdraiate lungo i bordi della fontana centrale, ancora vuota per l’inverno, ci si può lasciar guidare dal suggerimento che pare voglia dare una delle due cleopatre. Il suo sguardo, perplesso, punta dritto verso il parco di divertimenti di cui già si scorge la ruota panoramica. Un giro è d’obbligo per osservare finalmente la città in tutta la sua estensione da un punto di vista privilegiato. E poi, chissà quando capita di rifarlo!

Le colline piene di case, i due grattacieli che indicano la zona del tribunale e la distesa infinita di palazzine fanno da sfondo al vicino boschetto di palme. Altro giro di ruota e volgendo lo sguardo dall’altra parte si scorge la torre dell’orologio, simbolo della città e la baia di Smirne, uno specchio di mare costantemente attraversato dai traghetti che collegano il quartiere centrale, Alsancak, al resto dell’area metropolitana di Izmir al di là del golfo.

Dal Kordon, il lungomare intitolato per l’appunto ad Atatürk, partono quelli che qui chiamano ancora «vaporetti» pur andando a nafta. Un marciapiede wifi free in stile Copacabana e un lungo parco che accompagna il mare, spazi verdi curatissimi, piste da jogging in tartan rosso, ciclabili azzurre per il bike sharing e vialetti alberati che in estate diventano freschi tunnel parasole.

Il giorno migliore per godersi il lungomare è la domenica. Sveglia tardi ad Izmir, come accade in tutte le città di mare a chi non va per mare. Già verso mezzogiorno però, il «vascheggio» è l’attività più impegnativa. Ed è proprio dall’arte del passeggio che emerge la vitalità di un luogo, vero genius loci di Smirne. Dal modo con cui ci si ingegna a passare una domenica pomeriggio, dalla voracità di selfie con cui coppie e gruppi di amici testimoniano la loro esistenza lì e in quel preciso istante, dalla velocità e abilità dei ragazzi sui roller e dalla spensieratezza delle famiglie in bici, si capisce che lì si sta celebrando qualcosa di collettivo.

Un esempio del vero genio locale, ma non è il solo, è quello di Sabri, giovane fotografo motomunito che, stampante al seguito, per appena una lira e mezzo (quasi 40 centesimi di franco/euro), sistema in posa il soggetto e in meno di cinque minuti è in grado di consegnare stampato e imbustato un ritratto, un po’ sbiadito ma pur sempre professionale.

Così fra selfisti, fotomodelli, pattinatori e ciclisti, proseguendo verso piazza Konak, spiccano anche dei palloncini colorati legati a un filo e messi a galleggiare fra molo e banchina. Non si capisce subito a cosa servano, forse una decorazione per qualche festa tradizionale. Ma basta restare a guardare qualche secondo la scena e ci si accorge che sono i bersagli di una specie di tiro a segno di un luna park improvvisato. Yusuf carica il fucile a piombini e offre la possibilità di mostrare al mondo l’abilità balistica di chiunque voglia cimentarsi nel tiro. Una Lira, due colpi a disposizione. Anche chi non ha mai imbracciato un fucile, lo si capisce dal freestyle con cui si approccia all’arma, può mirare al palloncino: così ragazzini, ex militari, coppie di fidanzati in tandem, ragazze velate e non, hanno il loro momento di gloria. O di vergogna.

Qualche selfie più in là, superati i classici lustrascarpe, l’idea di business più innovativa: Mustafa con la sua bilancia.  

Passeggiate e senti l’urgenza di sapere quanto pesi. Lui c’è. Un’altra lira e vi togliete lo sfizio. Si sale vestiti con tutte le scarpe, ma il responso vi piacerà: sarete dimagriti almeno di tre chili. Felice lui, felice il cliente: meglio di così?