I sami e i pilastri di luce

Reportage - Rari spettacoli luminosi rischiarano la lunga notte artica
/ 03.05.2021
di Irene Peroni

Chi l’ha vista non la dimentica più: è come una tenda che spiove dal cielo e che ondeggia sinuosa; appare e scompare all’improvviso, per poi materializzarsi ancora alle vostre spalle o sopra le vostre teste, se siete fortunati. 

Nella cultura popolare dei sami, i pastori nomadi di renne del Nord della Scandinavia, l’aurora boreale ha anche uno speciale odore ed emette un suono, quasi un crepitìo, come ci spiega Håkan Rydving, professore di storia delle religioni presso l’Università di Bergen. «Si credeva che fosse pericoloso guardarla, e che in sua presenza non si dovesse mai fischiare o modulare il canto tradizionale, una specie di nenia chiamata joik», spiega.

Si pensa spesso a chi abita a Nord del circolo polare artico con un senso di commiserazione per i lunghi mesi di freddo e di buio che è costretto ad affrontare quando il sole rimane sotto l’orizzonte. In realtà nelle ore centrali della giornata si gode di una luce bluastra molto suggestiva, chiamata appunto «l’ora blu», molto amata da pittori e fotografi scandinavi. Inoltre proprio a quelle latitudini si ha la fortuna di assistere, durante la stagione più rigida, a una serie di fenomeni poco conosciuti che in alcuni casi possono gareggiare in bellezza con l’aurora stessa: le nuvole di madreperla, le colonne di luce e i cosiddetti «pareli».

«Le nuvole madreperlacee si formano quando c’è un forte vento che soffia sulle montagne. Ciò crea un movimento ondulatorio che si propaga verso l’alto», ci spiega Kristin Seter, meteorologa presso il Meteorologisk Institutt di Oslo. «Nella stratosfera di solito abbiamo aria secca e niente nuvole, ma in questo modo viene spinta fin lì dall’umidità, e si formano queste nubi dall’aspetto davvero singolare perché si trovano così incredibilmente in alto». 

Non si tratta dunque di un’illusione ottica: sono nuvole reali, e al loro interno si svolgono reazioni chimiche che risultano dannose per il famoso strato di ozono. Delle nuvole che vediamo di solito, le più alte sono i cirri: quelle madreperlacee si trovano a venti, trenta chilometri al di sopra della superficie terrestre. Per avere una chance di scorgerle, idealmente bisogna trovarsi almeno a 60˚ Nord o Sud. Il sole da sotto l’orizzonte le colpisce all’imbrunire oppure subito prima dell’alba; i cristalli di ghiaccio di cui sono costituite sono di forma e grandezza simile, e così attraverso la rifrazione dei raggi solari si forma un gioco di colori che ricorda l’arcobaleno.

«Una sera, all’ora del tramonto, ero seduta in divano di fronte alla finestra più panoramica di casa mia, e ho capito subito di trovarmi di fronte a qualcosa di molto inusuale» racconta Giovanna Trotta, architetto, trasferitasi a Oslo dalla Svizzera quattordici anni or sono. «La forma delle nuvole era affusolata e avevano un aspetto perlaceo. Sono uscita sul balconcino e ho scattato subito alcune foto con il cellulare. Poi ho spedito messaggi a diverse amiche per accertarmi che le vedessero anche loro».

Per quanto riguarda gli altri due fenomeni si tratta invece di effetti ottici. Nel primo, chiamato «pilastri di luce» o «colonne di luce», sembra di vedere delle colonne luminose, perfettamente verticali, che spesso si innalzano a partire da fonti di luce artificiale in un centro abitato: insegne colorate, lampioni e simili. Talvolta può invece apparire in cielo una banda luminosa verticale, anche isolata, di forma molto netta. In quel caso si tratta del riflesso dei raggi del sole. Le colonne di luce sono uno spettacolo talmente inconsueto e surreale, che è già capitato varie volte che qualcuno le scambiasse per fenomeni extraterrestri.

Nel secondo fenomeno, conosciuto in italiano come «parelio», si vede chiaramente un alone intorno al sole, e talvolta un secondo o perfino un terzo sole accanto a quello principale. Il parelio si verifica con una certa frequenza, un po’ come l’arcobaleno; uno dei motivi per cui di solito non ce ne accorgiamo è che veniamo abbagliati dal sole stesso.

Entrambi questi fenomeni sono dovuti a cristalli di ghiaccio che si trovano nella troposfera, cioè nella parte di atmosfera più vicina alla terra.

«Per quanto riguarda le colonne, i cristalli di ghiaccio sono relativamente vicini al suolo; sono interposti tra l’osservatore e la fonti luminose, e riflettono queste ultime verso i suoi occhi in modo tale da farle sembrare pilastri luminosi che si innalzano verso il cielo» spiega Kristin Seter. «I cristalli però devono essere piatti e servono delle condizioni particolari, pertanto si tratta di un fenomeno decisamente raro». 

I pareli invece presuppongono che i cristalli di ghiaccio esagonali si trovino più in alto, al livello dei cirri, dove fungono da prismi. Se la luce solare viene riflessa in uno strato sottile di nuvole, l’effetto è quello di un alone circolare. A volte, a seconda della grandezza dei cristalli, questo alone viene compresso ai lati, e allora appaiono delle gore molto luminose che sembrano anch’esse dei soli.

Naturalmente dei fenomeni così particolari e suggestivi non potevano non lasciare un’impronta sulla tradizione popolare. 

Il professor Rydving spiega che, per quanto riguarda la cultura sami, pilastri di luce rossi potevano suggerire che la pesca sarebbe andata male nei giorni successivi; altri invece credevano che annunciassero cielo sereno per un periodo prolungato.

Anche i pareli, che in norvegese si chiamano «bisol», ovvero «doppio sole», aiutavano a prevedere il tempo: «Se il parelio era a sinistra del sole, sarebbe rimasto stabile a lungo; se invece era a destra, sarebbe presto cambiato», aggiunge il professore.

Come nel caso dell’aurora boreale, neanche i locali possono dare indicazioni su quale sia il momento migliore per ammirare questi spettacoli. Bisogna armarsi di pazienza, essere pronti a uscire di notte anche quando la colonnina di mercurio segna numeri a due cifre sotto lo zero, e soprattutto serve molta, moltissima fortuna.