Giganti in salotto

Mondoverde - Il tocco tropicale di sempreverdi da città
/ 07.02.2022
di Anita Negretti

Si sa che per rendere più accogliente un’abitazione nulla è più adatto di una bella pianta in grado di donare grazia e di suggestionare gli ospiti facendoli accomodare in un ambiente colorato.

Se lo spazio lo permette, si può osare con alcune specie particolari, che si faranno immediatamente notare per le enormi foglie: una soluzione in grado di regalare quel tocco tropicale anche in città.

Regina indiscussa di questo gruppo di piante è senz’altro la sempreverde Monstera deliciosa, con fogliolone in grado di superare i cinquanta centimetri di lunghezza, color verde scuro. Originaria del centro America, è semplice da coltivare: ha una crescita rapida, raggiunge i due metri sviluppandosi su un palo tutore muschiato ed è l’ideale per le stanze con i soffitti alti; ovviamente può essere potata nel caso diventasse eccessivamente ingombrante.

Le foglie più giovani della Monstera, chiamata anche filodendro (con il rischio di confonderla con i veri Philodendron!), sono cuoriformi e solo in seguito, crescendo, si frastagliano dall’interno.

Questa strategia di auto crearsi dei fori nelle foglie è molto utilizzata nelle piante tropicali nei loro luoghi di origine, così facendo riescono a sopportare meglio le forti piogge torrenziali.

In casa mia ospito un esemplare di Alocasia macrorrhizos, da molti conosciuta con il simpatico nome di «orecchio d’elefante»: si tratta di una pianta asiatica, anch’essa molto semplice da tenere, e in grado di produrre rizomi facilmente divisibili, per ottenere nuove piante.

Avevo infatti ricevuto in regalo una porzione di radice, lunga non più di venti centimetri: prontamente interrata e tenuta umida, dopo poche settimane sono comparse le prime foglie e ora, dopo poco più di cinque anni, la mia Alocasia vive in un grande vaso accanto al camino, regalandomi foglie verdi brillante lunghe cinquanta-sessanta centimetri, provviste di un lungo stelo carnoso, in grado di superare il metro di altezza.

Ho recentemente scoperto che vi è un’altra pianta che condivide con l’Alocasia il soprannome di «orecchio d’elefante»: si tratta di Kalanchoe beharensis, una succulenta del Madagascar che, come le altre piante sopra descritte, va coltivata in vaso poiché deve esser ritirata in casa durante l’autunno e per tutto l’inverno.

Presenta grandi foglie triangolari, color grigio, lunghe una quindicina di centimetri e dotate di piccoli peli che donano alla pianta un aspetto vellutato, argenteo e un poco marziano.

Questa Kalanchoe non raggiunge dimensioni proibitive per chi ha appartamenti non troppo spaziosi: arriva infatti all’altezza massima di sessanta centimetri e ha il pregio di riuscire a fiorire in primavera, tra marzo e aprile, con boccioli dai petali gialli all’esterno e viola all’interno.

Tutte queste piante hanno necessità minime: vanno tenute in casa nei mesi freddi, lontano dalle correnti d’aria e, se possibile, all’esterno ma all’ombra in estate, questo per permettere loro di beneficiare delle piogge estive che laveranno le larghe foglie dalla polvere, ridonando a queste un colore brillante.

Le bagnature dovranno essere settimanali e proporzionate al contenitore, per evitare ristagni d’acqua nel sottovaso, mentre le concimazioni sono da eseguirsi con un prodotto liquido per piante verdi (andrà diluito nell’acqua ogni due settimane).

Raramente vengono attaccate da insetti o funghi, ma bisogna prestare attenzione alla cocciniglia, un parassita animale che si annida nella pagina inferiore delle foglie o lungo i piccioli e si presenta come piccoli batuffoli di cotone. Per eliminarla si potrà utilizzare uno straccio imbevuto di alcool o un prodotto antiparassitario specifico.