Bussole

11mila km a piedi
Inviti a letture per viaggiare

«Era il 16 ottobre del 2018 quando abbiamo mosso i primi passi dalla nostra casa, all’ombra delle cime delle Alpi Graie: zaini pesanti e la coltre di neve formatasi nei giorni precedenti rendevano faticosi i passi. Una croce nella nebbia ed è Francia: la prima delle ventiquattro frontiere che avremmo oltrepassato nel lungo viaggio. Trecentosessantacinque giorni per conoscere l’Europa: undicimiladuecentosettantacinque chilometri percorsi con un solo mezzo di trasporto, i piedi…».

Nel viaggio di Riccardo Carnovalini e della sua compagna Anna non c’era nessuna impresa da compiere. Certo camminare per un anno con qualunque tempo, senza sponsor e con risorse contate, dormendo quasi sempre in una tendina, non è da tutti, specie a una certa età (Riccardo è nato nel 1957). Infatti, come nelle fiabe russe, i due camminatori hanno consumato dieci paia di scarpe (senza contare occasionali riparazioni di un calzolaio di paese). Inoltre risalire i Balcani a piedi può voler dire essere scambiati per migranti e subire agguati notturni nei boschi dalla polizia croata (risolti con carta d’identità). Ma a questi aspetti non è mai dato troppo rilievo. Non c’è neppure una tesi precostituita da dimostrare, al di là dell’attaccamento sentimentale a un’idea d’Europa unita e solidale, oggi messa in ombra da paure e meschine rivalità.

Il bel libro fotografico è percorso invece da una sana voglia di andare, vedere e raccontare; il progetto di massima di un grande percorso circolare resta sempre aperto a soste e deviazioni, ogni volta che un luogo o un volto sembrano avere una storia da raccontare. E la scelta di girare al largo dalle capitali e dai luoghi del turismo di massa restituisce un’Europa diversa da quella raccontata nelle riviste turistiche: periferie piene di rifiuti e case in rovine dal tempo delle guerre balcaniche, certo, ma anche tanta bellezza nascosta tra campagne e paesi di Spagna e Francia. / CV

Bibliografia
Riccardo Carnovalini, 365 volte Europa, Magister, pagg. 224, € 20.–. 


Crociere ferroviarie e aerei su rotaia

Viaggiatori d’Occidente - Le compagnie di volo restano in crisi, mentre riparte la stagione d’oro dei treni
/ 11.01.2021
di Claudio Visentin

Il Regno Unito combina la passione per i treni (dopo tutto furono inventati qui) con una certa inclinazione alla stravaganza. Per esempio la minuscola stazione in legno di Berney Arms (Norfolk) ha intorno a sé solo una palude e un vecchio mulino. Perché allora il treno si ferma regolarmente? La spiegazione è semplice. Negli anni Quaranta dell’Ottocento il proprietario dei terreni, un tale Thomas Trench Berney, acconsentì al passaggio dei binari a condizione che fosse creata e mantenuta una stazione in perpetuity.

Corrour è invece la più elevata e remota stazione ferroviaria del Regno Unito, sulla linea West Highland. Non è collegata alla rete stradale, si può arrivare solo in bicicletta o camminando per una ventina di miglia (o in treno naturalmente). In compenso c’è un ristorante e si può restare a dormire in una stanza ricavata nella cabina di manovra. Del resto la conoscete già, perché l’avete vista in una scena famosa del film Trainspotting (1996). Quest’anno Corrour è proposta negli itinerari di diversi Tour Operator inglesi.

Più ampiamente in tutto il mondo il treno sta recuperando spazi a scapito del suo eterno rivale, l’aereo.

Le compagnie aeree del resto hanno sofferto parecchio nel 2020 e sono ancora lontane dal rivedere la luce. I costi fissi elevati hanno zavorrato i loro bilanci, e certo non ha aiutato la vicenda del Boeing 737 Max. Gli ordini fioccarono a migliaia quando fu lanciato sul mercato perché il nuovo aereo prometteva di ridurre i consumi (del 14%) e il rumore (fino al 40%). Ma due drammatici incidenti hanno raffreddato gli entusiasmi. In ottobre 2018 un 737 Max di Lion Air è precipitato nel Mar di Giava poco dopo il decollo; e nel marzo seguente un volo di Ethiopian Airlines è rimasto in volo per sei minuti soltanto prima di schiantarsi al suolo. Il 737 Max fu subito ritirato dal servizio e successive indagini hanno rivelato una progettazione affrettata. Dopo venti mesi, e parecchi interventi, l’aereo è tornato in servizio, ma restano diversi punti oscuri. Per cominciare si è rinunciato a cambiargli nome, come pure s’era ipotizzato, puntando piuttosto a ricostruire la fiducia nei 737, un pilastro dell’aviazione mondiale. Per esempio sul sito di Alaska Airlines dedicato al 737 Max la parola «sicuro» è ripetuta venticinque volte. Si confida che le paure svaniranno col tempo, in assenza (si spera) di altri incidenti, e che presto nessuno farà più caso al modello dell’aereo. Ma come comportarsi se un passeggero, riconoscendo il 737 Max, manifestasse timori? Salvo qualche eccezione (la più importante è Ryanair) i clienti sapranno se il loro aereo è un 737 Max e potranno cancellare il volo o cambiare la prenotazione senza costi aggiuntivi.

Nel frattempo il treno sembra voler trarre profitto da tutte queste incertezze. Il vento soffia dalla sua parte. Tra le pochissime conseguenze positive dell’epidemia registriamo il minor inquinamento e il ritorno degli animali selvatici in molte popolari mete turistiche. E recenti studi mostrano un’accresciuta preoccupazione per l’ambiente: il 77% degli abitanti del Regno Unito (secondo una ricerca iCarhireinsurance.com) vuole fare qualcosa per l’ambiente nei suoi viaggi futuri. Tra i buoni propositi: viaggiare meno restando nel proprio Paese (25%), usare il trasporto pubblico (21%), trovare alternative all’aereo (21%).

Anche l’elezione di Biden sembra andare in questa direzione. Dopo le glorie ottocentesche (due anni fa si è celebrato il 150° anniversario della First Transcontinental Railroad tra i due oceani, 1869), gli Stati Uniti hanno trascurato la ferrovia in favore degli aerei, anche per collegare città vicine. Tra il 1989 e il 1992 Trump è stato il primo presidente nella storia proprietario di una linea aerea (Trump Shuttle), attiva tra Boston, New York e Washington DC.

Biden, al contrario, è stato per decenni un pendolare sui treni: quand’era senatore ogni giorno andava e tornava dal Delaware a Washington sui treni Amtrak. Nei dibattiti televisivi non si è parlato molto della questione ma Biden nel suo programma ha promesso di rendere il sistema ferroviario americano «il più ecologico, il più sicuro e il più veloce al mondo». Non è un impegno da poco se si considera che è rimasto agli anni Settanta, mentre i Paesi più avanzati dell’Europa e dell’Asia scommettevano con successo sull’alta velocità.

Spostiamoci dall’altra parte del mondo. Emirates è per voi sinonimo di una compagnia aerea? In effetti i Paesi del Golfo hanno sempre privilegiato l’aviazione (e le auto) ma ora gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la creazione della prima rete ferroviaria nazionale: con i suoi milleduecento chilometri di binari collegherà il Golfo di Oman con il Golfo Persico proseguendo poi lungo la costa occidentale sino al confine con l’Arabia Saudita. Unendosi alla rete saudita, anch’essa in costruzione, la nuova linea metterebbe in collegamento l’Oceano indiano con il Mar Rosso attraverso la penisola.

Oltre a questi giganteschi progetti, si moltiplicano anche proposte originali di turismo ferroviario. Per esempio in Sudafrica un treno di ventiquattro carrozze, trasformato in albergo di lusso, stazionerà in permanenza sul vecchio ponte Selati sul fiume Sabie, nel celebre Kruger National Park, esteso su due milioni di ettari. Cent’anni fa i primi visitatori del parco erano soliti sostare su questo ponte per la notte, per ammirare al risveglio i Big five (leoni, leopardi, rinoceronti, elefanti e bufali). Ora che i binari sono in disuso, il treno potrà restare qui per sempre. Preparatevi a pagare almeno cinquecento dollari per notte, assolutamente niente bambini sotto i dodici anni.

Infine, sono in grande crescita le crociere ferroviarie. Di nuovo nel Regno Unito, nonostante il costo (a partire da £250), occorre prenotare con grande anticipo il Belmond British Pullman, miglior treno di lusso del mondo 2020 secondo i lettori di Condé Nast Traveler. Il treno è composto da undici carrozze storiche in stile art déco perfettamente restaurate, ciascuna con la sua storia: una, per esempio, era utilizzata abitualmente dalla regina Elisabetta. Tra i viaggi più richiesti quello da Victoria Station, Londra, al castello di Highclere (Hampshire), il set di Downton Abbey; la prima proposta è andata esaurita con un anno d’anticipo, ma voi potete prenotarvi per la prossima partenza, in settembre 2021.