Informazioni

Musée romain d’Avenches, Tour de l’amphithéâtre, 1580 Avenches (VD). Orari invernali: lu. chiuso; ma-do, 14.00-17.00. Le vestigia all’aperto sono sempre visitabili. Maggiori informazioni: www.aventicum.org

Mosaico dei Gladiatori (T. Stiano)

Aventicum, la capitale degli Elvezi

Vestigia a cielo aperto all’altezza di una colonia romana di medio calibro e un museo dei reperti archeologici ben allestito
/ 12.09.2022
di Tommaso Stiano

Una bella passeggiata a nord delle Alpi permette di immergersi nella storia remota della Confederazione con un itinerario tra le vestigia romane di quello che era il suo capoluogo, Aventicum, oggi ribattezzato Avenches. Arrivati alla stazione Friborgo, in mezz’ora di bus della linea 544 raggiungiamo il villaggio vodese che, grazie alla sua storia e all’architettura, dal 2017 fa parte dell’associazione «Borghi più belli della Svizzera». Duemila anni or sono si chiamava Aventicum ed era una località molto più importante di adesso perché con la conquista romana del 15 a.C. diventò il centro dell’Elvetia, territorio che si estendeva grossomodo dal lago di Costanza al lago Lemano. Da quella data per Aventicum comincia un rapido sviluppo fino a diventare una località con ventimila abitanti nel I secolo d.C., periodo in cui ospitò nientemeno che il padre e il figlio di Vespasiano, imperatore dal 69 al 79 d.C., che elevò il borgo al rango di colonia.

Se i Municipia erano città già esistenti e conquistate dai Romani, le Colonie erano invece località nuove fondate da cittadini romani per volere dell’Impero, quindi organizzate secondo leggi, tradizioni e canoni romani anche nella struttura urbana. Ecco perché ad Aventicum comparvero porte, torri e un muro di cinta di 5,5 km che delimitava i 228 ettari urbani all’interno dei quali vennero edificati un reticolo stradale ortogonale con le insulae (isolati, quartieri), il forum (piazza principale) contornato dai palazzi amministrativi e poi vari templi per il culto, le terme, un teatro, un anfiteatro e poco fuori le mura sul lago di Morat c’era anche il porto.

Oggigiorno le vestigia degli edifici menzionati sono una meta ben frequentata dai turisti che vogliono entrare in contatto per qualche ora con quel passato fiorente, lo facciamo anche noi. Scendiamo alla fermata del bus di Faubourg e raggiungiamo a piedi in poco tempo le rovine del Teatro romano (II sec. d.C.) che aveva una capienza di 11mila spettatori e ospitava tragedie, commedie e sacre rappresentazioni. Dirimpetto al teatro, a breve distanza, troviamo una colonna che emerge dal verde dei prati, è l’unica traccia di un grandioso tempio (I sec. d.C., 110x120 e 23 metri di altezza), oggi chiamato Sanctuaire du Cigognier, dedicato al culto dell’imperatore e di altre divinità.

Grazie alla realtà aumentata in 3D offerta dagli stereoscopi piazzati davanti alle rovine, oggi possiamo vedere la monumentalità originaria dei manufatti… davvero impressionante. Le gambe ci portano poi verso il centro abitato dove dominano le pietre dell’Anfiteatro edificato nel II secolo d.C.; di forma ellittica come tutte le arene romane, poteva ospitare fino a 14mila spettatori che assistevano ai combattimenti tra gladiatori o tra loro e gli animali feroci, come evocano alcuni mosaici nel museo. Ricordiamo che l’arena ospita tuttora rassegne di vario genere e ha accolto il Festival dell’opera lirica dal 1995 al 2019.

Edificata attorno all’XI secolo, la torre medievale che svetta sull’anfiteatro ospita il Museo romano d’Avenches dal 1838. Di dimensioni ridotte ma ben concepito secondo i crismi moderni, esso si sviluppa su quattro livelli, uno dei quali è riservato a mostre temporanee, gli altri presentano la collezione permanente rinnovata tra il 2016 e il 2018, con alcuni pezzi mai esposti prima, per documentare la storia della popolazione e del sito archeologico.

Cominciamo da seduti al terzo piano dove un filmato breve e ben strutturato ci introduce nel contesto spazio-temporale degli antichi Helvetii con Aventicum al centro. Le vetrine presentano una sessantina di reperti dell’epoca celtica, romana e cristiana che attestano le attività artigianali (es. tomba di un carpentiere) e la vita quotidiana di allora. Segnaliamo qui il settore dedicato all’infanzia con oggetti emersi dalle numerose tombe che testimoniano l’alta mortalità infantile. Non mancano nemmeno pezzi di lusso legati alle famiglie aristocratiche della città come la straordinaria Brocca con pancia bipartita, una per introdurre la brace e l’altra per il liquido che in quel modo rimaneva a lungo caldo durante l’igiene personale o il servizio a tavola… una thermos ante litteram insomma.

Al secondo piano va in scena il potere legislativo, esecutivo, giudiziario e religioso concentrato nelle mani dell’imperatore di turno, qui ben rappresentato dallo splendido busto rivestito d’oro di Marco Aurelio (161-180 d.C.) scoperto nel 1939 in una canalizzazione. Monete, statuette, ritratti, armi, mosaici documentano la potenza di Roma e il suo mito fondatore con la Lupa capitolina che allatta Romolo e Remo espresso da un notevole rilievo in calcare trovato nelle vicinanze dell’anfiteatro.

Una parte dell’esposizione di questo piano è dedicata al politeismo di cui si sono trovate parecchie tracce, come la rara e stupenda Mano votiva del dio Sabazius. Scendiamo al piano terra che presenta pochi oggetti ma di grandi dimensioni: mosaici, steli funerarie, statue e altorilievi provenienti dagli edifici di riguardo dell’élite romana di Aventicum. Menzioniamo ad esempio il bel gruppo in calcare Triton saisissant une Néréide del 30 d.C. e il Mosaico dei Gladiatori reperito in una dimora dell’insula 5 della città.

Torniamo all’esterno per le ultime tappe della nostra escursione e ci dirigiamo dapprima verso le tracce lasciate dalle Terme romane a quasi un km dall’arena. Costruite nel 77 d.C. per onorare l’elevazione di Aventicum a colonia romana, avevano un perimetro di 52 x 32 metri, erano un luogo di convivialità oltreché di cura del corpo e, seguendo il motto mens sana in corpore sano, comprendevano anche una biblioteca. Da lì proseguiamo su uno sterrato tra i campi e in dieci minuti siamo alla Porta Est della cinta muraria, dalla cui sommità si scorge a colpo d’occhio tutta l’area urbana. Oltre a queste menzionate, ci sono altre testimonianze di quell’epoca che si possono vedere, lasciamo a voi la possibilità di scoprirle.