Archeologia On the road

Reportage - In uno solo giorno si possono attraversare millenni di storia bulgara
/ 27.09.2021
di Guido Bosticco

Due ruote e mille gradini, due ruote e un’arrampicata sull’acropoli, due ruote e decine di tesori antichissimi. Un viaggio in moto in Bulgaria è, a dir poco, sorprendente: tra montagne e villaggi rurali, città di mare e campagne assolate, il passato straordinario di questa terra compare davanti agli occhi un pezzo alla volta, a patto di aver voglia di batterla palmo a palmo. Strati di civiltà, stili di vita, lingue, scritture, architetture si sovrappongono e restituiscono un Paese che è ancora poco noto ai turisti, sebbene rappresenti una meta perfetta per molti aspetti: clima, cibo, natura, costi, per dirne solo alcuni.

Ma ciò che sorprende − al di là dei ricordi scolastici attorno alla terra dei Traci (i primi insediamenti stanziali risalgono a 6000 anni prima di Cristo), conquistata da Alessandro Magno, poi dai Romani, dagli Ottomani, passata per le lotte di indipendenza e infine caduta sotto il maglio del Comunismo, prima di divenire finalmente membro dell’Unione Europea − è la piacevolezza sincera che si prova ad aggirarsi fra i boschi e le pianure. Oppure andare a scovare luoghi affascinanti o curiosi (come l’unico museo dell’umorismo al mondo), vestigia delle epoche più disparate o piccoli villaggi ricoperti di murales artistici, finiti perfino sul «New York Times». Basta prendere ogni tanto una deviazione dalla strada principale.

Si parte da Varna, antica Odessos, sul Mar Nero. Le spiagge sono piene, come i bar e i numerosi parchi dall’aspetto assai vissuto, poca gente invece – in questi anni ancora di timori per la pandemia – nel museo archeologico che contiene un antichissimo tesoro, straordinarie opere di gioielleria trovate in una necropoli del 4500 avanti Cristo. Desta meraviglia il livello di raffinatezza di quelle lavorazioni infinitamente piccole, realizzate con un gusto e una perizia che per molti secoli a venire non si sono più ritrovati. Li guarderesti per ore, chiedendoti come abbiano fatto senza una lente, una luce puntata, pinze microscopiche, insomma senza un laboratorio orafo. Ma è il momento di rimettersi in sella, la giornata è lunga e i secoli da incontrare sono ancora molti.

Un paio di giorni fa, sull’assolata acropoli di Perperikon, il dio Dioniso ha dato il suo benestare al viaggio su due ruote, così come lo diede ad Alessandro Magno prima di partire per l’Asia. Dunque, via. In una sola giornata di viaggio, sulle due ruote sicure ma lente di una Royal Enfield, è possibile attraversare i millenni della storia, compiere un vero viaggio nel tempo. Dopo circa un’ora di andamento lento (Dioniso aveva suggerito di non stressare troppo questo monocilindro con due passeggeri a bordo) si giunge a Šumen. Per una scelta autonoma di GoogleMaps, ci arrivi da una strada che finisce in uno sterrato, poi attraversa un prato da picnic e si ritrova proprio sul viale principale di accesso (pedonale) al gigantesco monumento dedicato «Ai fondatori della prima Bulgaria». Risparmi però una salita di milletrecento gradini, tanti quanti gli anni dalla fondazione dello Stato bulgaro, celebrati da questo mastodontico capolavoro dello stile brutalista sovietico. Guerrieri e pensatori, cavalieri e guarnigioni esplodono da enormi blocchi di cemento, in cima alla collina che domina la città.

Di nuovo in sella, mezz’ora di strada e vieni catapultato in un bosco che nasconde grotte abitate più di diecimila anni or sono. Ti siedi su quella pietra e immagini. Passano i minuti e proseguendo sul sentiero appare quello che forse è il simbolo più rappresentato nella storia del Paese: il Cavaliere di Madara. Un bassorilievo a grandezza naturale, scolpito su una parete di roccia a trenta metri da terra. Siamo attorno all’anno 710 e celebra le gesta di un sovrano della tribù nomade dei Bolgari che, fondendosi con gli Slavi, diede origine alla prima Bulgaria. È un guardare silenzioso quello che richiede questo bosco letteralmente sospeso nel tempo. Invece il tempo scorre e chilometri ne mancano ancora alla meta di stasera.

Di nuovo in strada, verso il nord-est bulgaro, fino al piccolo paese di Sveštari, celebre dal 1982, quando fu scoperta una tomba trace del III secolo avanti Cristo. Un tempio scolpito e decorato, completamente ricoperto di terra, come d’uso per questo tipo di tumuli, rimasto nascosto e praticamente intatto fino a noi. È la casa eterna di un defunto importante, sepolto con i suoi cavalli e i suoi ori. Se ne trovano molte in Bulgaria di queste tombe, ma nessuna è così bella e preziosa. Per questo è conservata letteralmente in uno scrigno di cemento costruito dentro la collina, a cui si accede con una porta telecomandata simile a quella del caveau di una banca.

A pochi minuti di tornanti invece, nel silenzio di un bosco incantato, una sorgente di acqua accoglie i pochi visitatori che hanno scovato il piccolo mausoleo di Demir Baba, un santo alevita, quindi musulmano, guaritore, vissuto nel XVI secolo. Un altro salto nel tempo avvicina la moto giuliva, attraverso una magnifica strada alla luce del tramonto, alla sua meta di oggi. Posata sul Danubio, che la separa dalla Romania, Ruse è il trionfo dell’architettura neoclassica e neobarocca ottocentesca. La piccola Vienna, la chiamano.

Forse è esagerato, ma di sicuro è una città che ti conquista e non te ne accorgi, mentre passi sotto la casa natale del grande scrittore e Premio Nobel Elias Canetti, mentre mangi pesce su una terrazza affacciata sul Danubio, mentre pensi che questo sarà il luogo più lontano del tuo viaggio e per la prossima tappa toccherà girare la prua.