Vicolo nei prezzi della Plaza del Socorro
Il Puente Nuevo in tutto il suo splendore
Il Puente Viejo visto dalle mura
Monumento al torero Cayetano Ordóñez, noto come Niño de la Palma, di fronte alla Plaza de Armas (Arena)

A spasso con il Robin Hood andaluso della Ronda

Reportage - Un bandoleros tra i banditi, chiamato anche El Tempranillo, lasciò il segno in questa regione che custodisce però molte altre curiosità
/ 03.10.2022
di Simona Dalla Valle, testo e foto

Canyon profondi, boschi di lecci, distese di uliveti e una manciata di pueblos blancos, i «villaggi bianchi» che si estendono in tutta la Spagna meridionale. La Serranía de Ronda è una regione andalusa a circa 100 km a nord-ovest dalla città di Malaga. Capoluogo della zona è Ronda, che con oltre 33mila abitanti è il secondo comune più popolato della provincia dopo Antequera.

Il territorio comunale si estende su un altopiano tagliato da un’ampia gola, il Tajo, scavata dal fiume Guadalevín, su cui si affacciano gli edifici del centro storico. Il panorama che ne deriva, insieme alla varietà di monumenti, all’ambiente naturale e alla vicinanza ai principali centri del turismo di massa della Costa del Sol, hanno reso Ronda un centro turistico di rilievo, che prima della pandemia accoglieva oltre 250mila visitatori all’anno.

Le origini della città sono da ricercarsi nell’Arunda romana, formatasi a partire da insediamenti iberici già esistenti. I Visigoti le diedero continuità fino all’arrivo dei musulmani, che ne consolidarono il ruolo di capitale regionale ed entità urbana. La posizione rialzata era strategica non solo per la difesa della città, ma anche per il controllo dei passi e delle strade della bassa Andalusia.

La Serranía di Ronda è legata alle scorribande di José Pelagio Hinojosa Cobacho, uno dei più famosi banditi dell’altipiano, noto con il soprannome di «El Tempranillo». Sebbene fosse originario della provincia di Cordoba, dopo avere ucciso un conterraneo che corteggiava la sua fidanzata dovette fuggire nel rifugio naturale offerto dalle montagne di Ronda.

Nel XVIII secolo, le montagne e le foreste intorno alla cittadina, diedero rifugio a bande di uomini violenti e armati che imponevano il loro volere con estorsioni e rapine alle loro vittime, i ricchi viaggiatori che attraversavano la sierra. Sfidando i potenti, il banditismo sfidava l’intero ordine economico, sociale e politico dell’epoca. Tempranillo fu soprannominato il Robin Hood andaluso, giacché talvolta rubava ai ricchi per donare ai poveri.

Nel XIX secolo, essere fermati da uno dei numerosi bandoleros della regione era una vera e propria esperienza turistica. Si dice che quando i turisti britannici e di altri paesi del Nord Europa iniziarono a includere l’Andalusia nel loro itinerario di viaggio, alcuni arrivarono persino a pagare per ricevere la visita di un bandito. Ma non tutti erano come Tempranillo. La maggior parte era spinta dalla povertà e dal duro sistema feudale ancora attivo in Spagna, mentre altri, come il torero José Ulloa Tragabuches, erano nobili spinti a fuggire dalla legge a causa di un crimine passionale.

El Tempranillo divenne una figura di culto in tutta l’Andalusia e oltre. Tale era la sua audacia che, quando nel 1831 andò a seppellire la moglie morta di parto e due giorni dopo a battezzare il figlio, non fu ostacolato da nessuno.

Le audaci rapine e la crescente popolarità di Tempranillo costrinsero re Fernando VII a offrirgli l’indulto in cambio del suo lavoro per lo Stato. Nel 1832 fu nominato comandante dell’Escuadrón Franco de Protección y Seguridad Pública de Andalucía (lo squadrone per la protezione e la sicurezza pubblica dell’Andalusia), a capo di sessanta guardie a cavallo che indossavano un’uniforme simile a quella dell’esercito spagnolo. Il novello poliziotto fu gravemente ferito in una sparatoria mentre inseguiva un ex collega, il bandito El Barbarello, durante un tentativo di arresto sulla strada tra Alameda e Mollina nel 1833; morì il giorno successivo.

L’influenza di Tempranillo è ancora visibile sulla città, che fino al 2020 ha ospitato un Museo del Bandolero. Nella collezione, ora spostata a Malaga, figuravano numerosi reperti storici come capi di abbigliamento e armi appartenute ai fuorilegge, oltre che descrizioni delle loro scorribande e delle attività intraprese per contrastarle.

Nei dintorni di Ronda esiste una «Ruta del Tempranillo», un circuito turistico che offre percorsi tematici di collegamento tra i villaggi frequentati dal bandolero: Alameda, Badolatosa, Benamejii, Casariche, Corcoya, Jauja e Palenciana.

Il fascino di Ronda, tuttavia, non si limita alle reminiscenze di un passato travagliato. Completato nel 1793 dopo quarant’anni di costruzione, il Puente Nuevo è l’attrazione più famosa della città e collega El Mercadillo, la parte più recente, con La Ciudad, l’antico quartiere moresco. Con i suoi 120 metri di altezza, dal fondo del canyon è maestoso visto dal basso, ma diventa spaventoso per chi, soffrendo di vertigini, si azzarda a guardare in giù. Di «nuevo», il ponte non ha nulla: la sua costruzione, segnata dalla tragedia (cinquanta operai persero la vita), iniziò nel 1751 e fu completata solo nel 1793. Altri due ponti, meno famosi, sono il Puente Viejo, risalente al 1616, e il Puente Romano, che in realtà risale al periodo moresco di Ronda ed è noto anche come Puente Árabe.

La città è pure il luogo natale della moderna corrida spagnola. Nel XVIII secolo, nella maestosa Plaza de Toros, Francisco Romero affrontò per la prima volta il toro a piedi e non a cavallo (mentre due secoli dopo, Madonna, la regina del pop, girò qui il video di Take A Bow). Risalente al 1785 e progettata da Martín de Aldehuela, il celebre architetto autore del già citato Ponte Nuovo, questa elegante struttura neoclassica è la più antica arena di Spagna.

Nei primi decenni del XX secolo il poeta tedesco Rainer Maria Rilke era ospite fisso all’Hotel Reina Victoria, a due passi dalla graziosa Plaza del Socorro, il moderno centro politico di Ronda. Anche Ernest Hemingway fu stregato da Ronda, e nel romanzo Per chi suona la campana, basato sui fatti della guerra civile spagnola, si ispirò all’esecuzione di un gruppo di nazionalisti avvenuta sui pendii del Tajo nel 1936. Il regista Orson Welles non fece mai mistero di avere tratto ispirazione dai frequenti viaggi in Spagna e a Ronda. Alla sua morte, avvenuta nel 1985, le ceneri furono gettate in un pozzo nella proprietà rurale del suo amico, il torero in pensione Antonio Ordoñez.