Bussole

Ricordi di un vecchio camper giallo
Inviti a letture per viaggiare

«Un giorno mi arrivò una telefonata dalla polizia municipale di Busto Arsizio […] La persona al telefono mi chiese se apparteneva alla nostra famiglia un furgone Volkswagen T3 giallo, adibito a camper, immatricolato nel 1977 e targato RA102211. Risposi stupito che il furgone era stato nostro, ma lo avevamo venduto vent’anni prima. Il poliziotto disse che, invece, risultava ancora intestato a mio padre ed era abbandonato in mezzo ai campi da mesi […] Era da “smaltire”. Insistetti, dissi che lo avevamo venduto nel 1999 a un tizio che cucinava le caldarroste e le vendeva per strada. Rispose che evidentemente il venditore di castagne non aveva mai registrato il passaggio di proprietà e aggiunse che dovevo pagare un carro attrezzi perché lo recuperasse e lo portasse da uno sfasciacarrozze. Lì per lì mi irritai, dissi che non avrei pagato per una responsabilità non mia. Lui rispose che allora avrei avuto una bella multa da pagare. A quel punto ebbi l’illuminazione: “E se lo vengo a prendere?…”». 

Un vecchio camper ricompare del tutto a sorpresa nella vita dell’autore e inevitabilmente risveglia e porta con sé i ricordi dei viaggi familiari di gioventù. È uno spunto felice. Se il camper è uno dei protagonisti di questo nostro tempo di viaggi tormentati, nella letteratura non ha mai trovato molto spazio (a parte eccezioni come John Steinbeck, Viaggi con Charley. Alla ricerca dell’America). Il camper è sembrato forse troppo pacifico e borghese, con quella sua pretesa di trasportare la sicurezza della propria casa in giro per il mondo; semmai ha avuto più fortuna il furgone attrezzato (o van).

In questo libro i ricordi legati al vecchio camper giallo sono mescolati ad altre memorie di viaggio e a più generiche considerazioni sul senso del nostro andare. Personalmente ho amato meno questa parte, ma è anche questione di gusti e aspettative. / CV

Bibliografia
Matteo Cavezzali, Supercamper. Un viaggio nella saggezza del mondo, Laterza, pp. 178, € 16.–.


A passo di danza

Viaggiatori d’Occidente - La ripartenza del turismo (con regole nuove) continuerà anche in autunno
/ 20.09.2021
di Claudio Visentin

Se volete sapere quando questa crisi sarà passata, tenete d’occhio i ballerini di flamenco. La Spagna fu il primo Paese a sperimentare il turismo di massa negli anni Cinquanta del Novecento e larga parte della sua immagine si è fondata sulla trinità turistica: paella, sangria, flamenco. Prima della pandemia il flamenco si ballava nei numerosi tablao, i locali con le caratteristiche piattaforme di legno dove risuonano i passi dei ballerini. Negli anni scorsi in Spagna si tenevano cinquantamila spettacoli di flamenco all’anno; oggi la maggior parte dei ritrovi sono tristemente chiusi e il palcoscenico è vuoto. Le ragioni sono evidenti: nel flamenco le distanze tra i ballerini e il pubblico sono ridotte al minimo e il coinvolgimento degli spettatori, la connessione che si stabilisce tra il palco e i tavoli, è proprio il segreto delle esibizioni più riuscite.

Per non fare la fine dei danzatori di flamenco, minacciati dalla miseria, il turismo ha ricominciato a ballare: quel che si può, come si può, fosse pure un lento da riviera romagnola. Discussioni su questioni di principio che infuriano sui giornali e nei social – obbligo vaccinale, passaporto sanitario eccetera – hanno solo una debole eco tra gli operatori turistici; semmai interessa capire come applicare le restrizioni (e non è sempre facile).

Certo non è più il turismo al quale eravamo abituati, soprattutto sul versante internazionale. Per quanto non sia poi così probabile, pesa il timore di restare bloccati all’estero, magari ammalati e affidati a un sistema sanitario meno efficiente del nostro. Inoltre le restrizioni introdotte dai diversi governi creano incertezza; per esempio gli Stati Uniti sono stati tolti da poco dalla lista dei Paesi considerati sicuri dall’Unione europea.

Di riflesso il turismo interno cresce a ritmi esplosivi, come raccontano tutti gli indicatori. L’acquisto e l’affitto di camper registrano un aumento del quaranta per cento su base annua e Volkswagen in particolare ha registrato un incremento di oltre il seicento per cento nella vendita del suo celebre van California, nonostante il costo elevato. Ma in questi mesi il risparmio non è in testa ai pensieri dei turisti, anche perché spesso hanno ancora a disposizione il budget non utilizzato per le vacanze del 2020.

La scarsità dell’offerta fa il resto. I posti migliori a portata di mano sono già in buona parte presi per l’estate 2022 (le prenotazioni sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Secondo un sondaggio di Visit Britain, metà degli intervistati pensa che la situazione non cambierà nei prossimi mesi, con i viaggi all’estero impantanati in restrizioni e test costosi; e l’85 per cento non si aspetta tanto presto un ritorno alla normalità. Per questo se un tempo si prenotava all’inizio dell’anno per l’estate seguente, ora tutto è anticipato di almeno tre mesi. E in questo campo non aspettatevi buoni prezzi oppure offerte last minute (che saranno invece più che interessanti nei viaggi internazionali, per chi saprà vincere timori spesso eccessivi).

Il «New York Times» ha riassunto cosa dovremmo aspettarci se viaggeremo nei prossimi mesi. Per incoraggiare le prenotazioni, i biglietti, anche quelli economici, saranno sempre più flessibili e sarà facile cancellare o spostare senza spese il proprio viaggio. Per questo alcuni già prenotano due viaggi diversi nello stesso periodo, come forma di assicurazione contro gli imprevisti, cancellando poi quello più complicato da realizzare.

La ripartenza delle compagnie aeree resta faticosa. Nei prossimi spostamenti potreste pagare meno il biglietto ed essere magari il solo passeggero nella vostra fila (mi è successo per due volte nei giorni scorsi), ma all’arrivo potreste pagare di più albergo e auto a nolo. Anzi prenotare un’auto potrebbe non essere facile a prescindere dal prezzo. Secondo un sondaggio di Skift Research oltre il 70 per cento degli intervistati progetta un viaggio in automobile, magari con bambini, la fascia d’età che non sarà vaccinata in tempo breve e che quindi si vuole proteggere di più.

I timori e le incertezze sono i grandi nemici del viaggio, un’esperienza che dopo tutto si può sempre rimandare (tuttora la strategia preferita, rispetto all’annullamento e alla richiesta di rimborso). Eppure è anche un peccato rinchiudersi in casa ora che l’autunno è alle porte. È da sempre una stagione perfetta per viaggiare, se appena si riesce a fingersi morti, per così dire, e sottrarsi ancora per un poco alla frenetica ripresa delle attività. Le possibilità non mancano. L’osservazione dei diversi colori delle foglie (leaf peeping o foliage) nell’estate indiana è solo un esempio particolarmente raffinato.

Ma perché non partecipare a una vendemmia, per esempio, o alla raccolta delle olive? Inoltre il clima mite, appena percorso dai primi brividi di freddo, permette di stare all’aria aperta, ben distanti dagli altri, per esempio nei boschi a cercare castagne, tartufi, funghi. E c’è ancora tempo per visitare una città d’arte, ora che le gallerie sono meno frequentate.

Settembre, andiamo.