Le nuove forme del turismo

Viaggiatori d’Occidente - La ripresa ci sarà ma tutto non tornerà come prima, anche perché la pandemia lascerà in eredità un mondo virtuale di interconnessioni che ha già modificato molte abitudini
/ 19.04.2021
di Claudio Visentin

«Il 2020 sarà un anno di viaggi e spostamenti» profetizzò incautamente un noto astrologo alla fine del 2019. Ricordiamocelo sempre prima di azzardare qualunque previsione per la prossima estate. Naturalmente bisogna tenere d’occhio eventuali mutazioni del morbo: per esempio al tempo dell’epidemia di influenza spagnola, tra il 1918 e il 1920, la seconda ondata fu decisamente più letale della prima e colpì soprattutto i giovani. 

Anche quest’anno le diverse varianti sono senza dubbio più pericolose, ma senza quel salto di scala di un secolo fa. E tuttavia, lasciando ai virologi questi aspetti, possiamo ragionevolmente immaginare per il mondo dei viaggi e delle vacanze una ripetizione dell’estate passata. Lo scorso anno l’epidemia cominciò ad allentare la presa verso la metà di giugno. Luglio trascorse in prudente attesa ma agosto fu un mese quasi normale, con spiagge molto frequentate. A Ferragosto la differenza con l’anno prima era quasi impercettibile. Quest’anno, inoltre, la campagna di vaccinazione gioca in nostro favore con intensità crescente (e ovviamente la capacità di vaccinare grandi numeri in tempi ridotti resta decisiva). 

Nell’ipotesi di un graduale ritorno alla normalità, il turismo di prossimità sarà la scelta più prevedibile, come già nel 2020: Booking.com ha calcolato che la distanza media percorsa dagli italiani la scorsa estate è diminuita del 60% (427 chilometri per prenotazione) rispetto allo stesso periodo del 2019 (1071 chilometri). I confini comunque non saranno barriere invalicabili e il raggio d’azione potrebbe estendersi ai Paesi vicini (Italia, Croazia, Grecia) per chi, come i residenti in Svizzera, non ha un accesso diretto al mare. Proprio nella convinzione che l’offerta con queste caratteristiche non sia infinita molti stanno già prenotando, naturalmente con facoltà di disdetta anche all’ultimo in caso di epidemia, e di conseguenza i prezzi per l’estate restano elevati anche in questo momento così difficile. 

Il turismo 2021 sarà all’aria aperta, a contatto con la natura, in luoghi poco affollati, in compagnia dei propri familiari e di pochi amici fidati. Inoltre, dopo un anno di didattica a distanza e telelavoro, qualche forma di digital detox sarà quasi necessaria. Per quanto riguarda l’alloggio, appartamenti e camper saranno ancora preferiti agli alberghi, anche se i timori nei confronti delle strutture ricettive, sempre meglio organizzate, sembrano minori rispetto allo scorso anno.

Il turismo internazionale vero e proprio, al di là cioè di qualche sconfinamento, dovrebbe dare i primi segni di vita nel 2022 e tornare poi alla normalità nel 2023. Ci sono però due aspetti da considerare. Negli ultimi vent’anni le crisi nel turismo sono state numerose. Il nuovo secolo si è aperto con l’attentato alle Torri gemelle (2001), poi la Sars (2003), la crisi finanziaria del 2007, gli attentati terroristici del 2015 e 2016 ecc. Ogni volta il ritorno alla normalità ha seguito la traiettoria prevista, ma con un ritmo sempre più accelerato, perché l’opinione pubblica ha fatto l’abitudine a cambiamenti anche drammatici. Inoltre molti territori hanno un disperato bisogno di accogliere turisti perché non sarebbero in grado di reggere a un secondo anno di inattività. È lecito dunque attendersi offerte molto convenienti. Di conseguenza le persone più libere da vincoli lavorativi o familiari potrebbero beneficiare nei prossimi mesi di opportunità straordinarie, a patto di trovare i biglietti aerei (è il settore più colpito dalla crisi e si regge in piedi solo grazie a massicci crediti di Stato) e di accettare il rischio di una quarantena al ritorno. E così, proprio mentre la maggior parte dei turisti adotta comportamenti ragionevoli e ispirati alla cautela, altri potrebbero regalarsi il viaggio di una vita.

La principale vittima della crisi sembra essere il turismo d’affari. Per cominciare, da solo valeva un quarto della spesa complessiva per viaggi nazionali e internazionali. Inoltre comprendeva alcuni dei segmenti a maggior profitto per le compagnie aeree tradizionali, come Swiss, Lufthansa o Air France-Klm: la business class prediletta dai manager, spesso in cerca di un biglietto a qualunque prezzo all’ultimo minuto, copriva da sola il 10% dei biglietti, il 30% dei ricavi e fino al’70% dei profitti. Dopo il crollo nel 2020, quest’anno si stima una riduzione del turismo d’affari del 65% (Credit Suisse). 

In questo caso la ripresa sarà più lenta: dopo la crisi finanziaria negli Stati Uniti ci sono voluti cinque anni per tornare ai livelli precedenti, contro i due anni del turismo leisure (McKinsey). E in parte il cambiamento sarà permanente. Grazie alla nuova familiarità con Zoom, Teams e Skype anche dopo la pandemia i viaggi d’affari si ridurranno della metà secondo Bill Gates, di un quarto secondo stime più caute (Citigroup). 

Le grandi fiere e i convegni poi potrebbero andare ancora peggio: nella fase d’uscita dalla pandemia la sola idea di riunire centinaia di persone in spazi ristretti metterà tutti a disagio. Più probabili convegni in forma ibrida, con alcuni partecipanti presenti e altri collegati da remoto, secondo nuove regole ancora tutte da scrivere. 

Male per il settore, bene per l’ambiente. Non dimentichiamo infatti che l’uscita dall’epidemia si intreccia con le nuove e necessarie politiche ambientali per ridurre le emissioni e contenere il riscaldamento climatico. Insomma il turismo tornerà, statene certi, ma sarà diverso. Quanto? Lo scopriremo presto.