Un viaggio tra i cristalli della terra

Reportage - Si trova ai piedi del monte Parnone ed è chiamata anche la vecchia chiesa di Agios Andreas, si tratta della Grotta di Kastania
/ 18.07.2022
di Simona Dalla Valle, testo e foto

Nell’estremità meridionale del Peloponneso, nascosta ai piedi del monte Parnone e a circa 17 km dalla cittadina di Neapoli, si trova la grotta di Kastania. L’antro è situato nei pressi del villaggio di Kato Kastania e l’unico modo per raggiungerlo è seguire il tortuoso percorso circolare che collega Neapoli con i villaggi di montagna Paradisi, Ano Kastania, Faraklo e Mesochori. È difficile tenere gli occhi sulla strada quando la vista è così avvincente, ma il tragitto è stretto e tortuoso, per cui richiede una guida attenta. I verdeggianti pendii montuosi si affacciano sul capo Akra Kamili, punteggiati da villaggi pittoreschi e chiese bizantine a picco sul blu intenso dell’antico mare di Mirtoo, la parte orientale dell’Egeo.

Sfregiata dai passaggi di pirati e conquistatori, nelle vicinanze si trova la vecchia chiesa di Agios Andreas, un altro nome con il quale la grotta è conosciuta.

La vera dimensione della Σπήλαιο Καστανιάς non è del tutto nota, poiché la sua esplorazione non è stata completata. La parte esplorata copre un’area di 1500 mq sviluppata su due livelli, con una parte visitabile di 500 m di lunghezza. Tuttavia, non è la dimensione a rendere unica la grotta, ma l’abbondanza, la ricchezza e la diversità delle forme di stalattiti e stalagmiti.

Anche l’occasione della sua scoperta ha un che di fiabesco. All’inizio del secolo scorso, il pastore Costas Stivaktas notò il movimento di un gruppo di api che si infilavano di continuo in una piccola buca nel terreno, uscendone… rinvigorite. La scoperta lo spinse ad aprire una fessura nel terreno e a continuare a scavare fino a rivelare una sorgente d’acqua prima, e in seguito una grotta di una bellezza toccante. Da allora, il pastore e i suoi figli entrarono spesso nella grotta per procurarsi l’acqua, facendosi luce con della sterpaglia accesa alla maniera di una torcia. Questo continuò fino al 1958, quando Stivaktas vide una cartolina che raffigurava la grotta e si rese conto della fama crescente del luogo.

Tra enormi cascate di pietra rossa e bianca, gigantesche colonne multiformi e lastre che pendono dal soffitto simili alle figure formate dalla cera di una candela, si osservano formazioni simili ad animali come polpi e coralli così come elefanti e figure umane, a seconda dell’immaginazione di chi osserva. Una stalagmite piatta e rotonda è chiamata «il biscotto». Altre ancora richiamano i drappeggi di una tenda o una cascata. Queste ultime, in particolare, si formano quando l’acqua invece di scorrere direttamente dal soffitto, fluisce lungo le pareti.

La colorazione bianca, più comune, è in genere formata da calcite, un minerale bianco. I colori più frequenti in relazione alla calcite sono il bianco sporco, bianco latteo o crema.

Un corridoio a spirale conduce alla prima sezione, decorata con stalagmiti di varie forme e colonne. A sinistra, si trova la «camera rossa», che segue una direzione discendente. Il colore è dato dalla presenza di impurità all’interno dell’acqua, in genere causata dalla presenza di ossidi di ferro che, a seconda della quantità, conferiscono tonalità dal giallo e arancione fino al bruno.

Una colorazione bruna o rossastra può essere causata anche dalla presenza di ossido di rame, mentre la presenza di ossido di manganese può creare colori più cupi come il nero o il marrone scuro.

Sulla destra, una serie di pilastri conducono alla «camera dell’acqua», una grande e impressionante stanza con un piccolo stagno, proprio quello che portò Stivaktas alla scoperta della grotta. Una fila di enormi stalagmiti a un livello superiore sono poi simile a una grande balconata. A volte, quando stalagmiti e stalattiti si incontrano, finiscono per formare colonne o pilastri la cui altezza può superare una dozzina di metri. Passate la «camera dell’acqua» e l’«appartamento dei cespugli» si entra nella «camera dei funghi», una vasta stanza adornata da stalagmiti dalle forme più disparate. Queste formazioni, facilmente riconoscibili dall’aspetto bizzarro e apparentemente casuale, si sviluppano da piastre sulle pareti. La loro formazione dipende dalle gocce d’acqua che, cadendo dal soffitto, si schiantano sul terreno; ogni volta che schizzano in diverse direzioni, depositano una piccola quantità di calcare.

Oltrepassandole si arriva alla «scala reale», decorata con stalagmiti a forma di cactus. La loro stratificazione ha portato alla creazione di una sorta di giardino esotico. Si accede dunque alla «camera degli abeti» con le gigantesche stalagmiti simili a piante, e alla «camera delle candele», salendo un’altra rampa di scale, con stalagmiti di alabastro che ricordano ceri pasquali.

La «camera del cioccolato» prende il nome da un pilastro dal colore scuro. A sinistra, attraverso un’apertura, si può ammirare la «camera dell’alabastro» la cui decorazione bianca e trasparente è in netto contrasto con la prima camera in termini di colore e qualità. La trasparenza delle formazioni denota una maggiore purezza dell’acqua.

Seguendo il corridoio a spirale al termine della visita guidata, che dura circa 40 minuti, si può godere di una bella vista d’insieme di tutte le camere.

La grotta si è formata da calcari del Giurassico (che datano circa 195-145 milioni di anni), come risultato di disordini geologici e reazioni chimiche avvenute circa tre milioni di anni or sono, seguite da un periodo attivo di stillicidio e dalla formazione di sedimenti chimici. Al suo interno, il carbonato di calcio in forma di cristalli arricchiti con gli ossidi metallici del sottosuolo ha creato una stupefacente tavolozza di sette colori. Da notare anche le stalagmiti piatte, le stalattiti eccentriche (così chiamate perché assumono strane forme a grappolo o si spingono in varie direzioni) e le elictiti (a causa della loro lenta formazione, la struttura cristallina della calcite depositata si altera, ruotando attorno a sé stessa e prendendo una caratteristica forma a spirale).

Con un po’ di fortuna, durante la visita è possibile incontrare un abitante della grotta, il dolichopoda, un genere di insetto con lunghe antenne sottili e piccoli occhi dalla visibilità ridotta.