Informazioni

Serra con pavone all’Isola Bella (Matilde Fontana)
I "polmoni” del Taxodium distiche (Matilde Fontana)
La spalliera di agrumi all’Isola Bella (Matilde Fontana)
 

Patrimonio verde sul Verbano

Arcipelago prealpino - Parco inglese e giardino barocco alle Isole Borromee: un giro del mondo botanico in pochi passi
/ 30.05.2022
di Matilde Fontana

Sir Peter Smithers (1913-2006), giardiniere, studioso e collezionista botanico, diceva che «il clima dei laghi prealpini è il migliore in Europa, forse il migliore del mondo per la coltivazione di una grande varietà di piante».

Non a caso, Smithers, inglese di nascita, aveva affondato le sue radici nella terra della penisola formata dal Monte Arbostora, che, circondato dalle acque del Ceresio, si protende verso sud come una terrazza affacciata sulla pianura Padana. Praticamente a metà strada tra il lacuale Parco Scherrer di Morcote e il collinare Parco San Grato di Carona, l’ex diplomatico britannico e già Segretario generale del Consiglio d’Europa aveva scelto di stabilire il suo buen retiro a Vico Morcote, dove si dilettava nella cura e nell’arricchimento del suo lussureggiante parco domestico. Artista dell’innesto, Smithers era solito distribuire generosamente le sue preziose talee agli amici, vivaisti e appassionati.

Una delle sue collezioni, quella dei glicini, oggi si trova sull’Isola Madre dell’arcipelago delle Borromee, circondata dalle acque del Verbano. Smithers l’aveva donata negli anni Novanta dello scorso secolo al suo amico Gianfranco Giustina, storico capo giardiniere, anzi curatore delle collezioni di essenze vegetali per l’appunto delle Isole Borromee.

Lo racconta Luigi Fiorina, che di Giustina è il successore all’Isola Madre da un paio di anni, alla testa di una squadra di sette giardinieri. Altri dieci curano il giardino barocco dell’Isola Bella, l’altro possedimento «verde» dell’arcipelago del Verbano aperto al pubblico dalla famiglia Borromeo.

La ventina di tipi diversi di glicini di Smithers, provenienti principalmemte dal Giappone, oggi arricchiscono dunque le rare collezioni dell’Isola Madre, fra cui spiccano per imponenza le quaranta varietà di camelie antiche e una trentina di specie di magnolie. Percorrere, catalogo alla mano, viali e vialetti dell’ottocentesco parco dell’isola più grande tra le isole del Lago Maggiore è come fare il giro del mondo botanico in pochi passi e quattro punti cardinali.

Accompagnati dai colori e dai profumi che coprono un calendario di tre stagioni, si può passare, semplicemente girando l’angolo, dai bambù giganti della Cina al Taxodium distichum della Florida, una conifera che vive fino a quattromila anni e che si distingue per i suoi «polmoni»: grosse protuberanze che le radici fanno spuntare dal terreno per respirare. In un attimo si attraversa l’isola dall’assolato sud degli agrumi e delle serre tropicali all’ombroso nord della Darsena, dove sulle rocce sempre umide crescono le Woodwardie radicans, rare felci preistoriche giganti che ogni inverno vengono accuratamente coperte dai giardinieri.

«È soprattutto in inverno – racconta il capo giardiniere – che si percepisce più intensamente la straordinaria varietà del microclima dell’isola, quando le viole fioriscono nelle aiuole affacciate sul lago mentre a duecento metri di distanza la brina ricopre ancora il prato».

Ma anche un paradiso come l’Isola Madre subisce i contraccolpi del cambiamento climatico in atto: il segnale più violento dei mutamenti meteorologici lo ha dato la tromba d’aria che la notte del 28 giugno 2006 ha spazzato via più di duecento alberi, fra cui l’intera corona frangivento a nord e il mastodontico cipresso del Kashmir, tesoro vivente arrivato sull’isola nel giugno del 1862 sotto forma di un cartoccetto di «freschissimi semi» inviati dalla regione dell’Himalaya dal corrispondente dei Borromeo.

L’antico cipresso, esemplare unico in Europa, oggi si è ripreso dallo shock del 2006 e si presenta ai visitatori come simbolo di resilienza, sorretto da una serie di tiranti e accompagnato da un cartello che racconta la storia dell’impegnativa operazione botanico-ingegneristica di salvataggio.

Al di là dell’evento estremo del 2006, comunque, alcune specie di alberi ad alto fusto, come cedri e faggi, mostrano ormai segni di sofferenza dovuta all’innalzamento della temperatura e ai lunghi periodi di siccità. Non pare possibile, ma anche queste terre circondate dall’acqua soffrono la mancanza di precipitazioni. «Lo scorso inverno – ricorda Fiorina – abbiamo dovuto iniziare a bagnare le piante già a gennaio: erano tutte impolverate. Mai successo prima».

Nelle attività regolari dei curatori rientra comunque anche il ringiovanimento del parco e quest’anno, ad esempio, sono state messe a dimora quindici conifere «allevate» nel vivaio dell’isola. «Nei nostri vivai – spiega il capo giardiniere – produciamo quasi tutte le piantine, anche quelle stagionali per le aiuole, come le margherite per la prima fioritura di venti tipi da seme o talea, in varie altezze e diversi colori. Solo i bulbi dei tulipani arrivano dall’Olanda».

Dal parco all’inglese dell’Isola Madre bastano pochi minuti di battello per approdare a tutt’altro universo botanico, quello del giardino all’italiana dell’Isola Bella, attorno alla quale ronzano le motonavi di linea e i motoscafi che traghettano i turisti all’arcipelago Borromeo dai porti di Stresa, Baveno e Pallanza.

Le pennellate di colore di rose e azalee appaiono dal lago come in un enorme affresco cangiante.

In studiata sintonia con il Palazzo Borromeo, autentica Wunderkammer artistica, e impostato secondo i rigidi criteri del giardino barocco, il percorso è una visita guidata a una mostra a cielo aperto in cui spalliere di cedri, limoni e aranci, ibischi e oleandri adornano scenograficamente, in perfetta simmetria con le statue e le fontane, le terrazze e le aiuole realizzate nel XVII secolo.

Quella delle due isole Borromee è una concentrazione di meraviglie storico-botaniche difficilmente ripetibile in un raggio così ristretto, tanto da rientrare contemporaneamente nei circuiti dei Grandi Giardini Italiani e della prestigiosa Royal Horticultural Society. Un marchio che attira annualmente centinaia di migliaia di visitatori attratti dalle fioriture che si susseguono in un calendario che si prolunga ininterrotto da marzo a fine ottobre.

Senza dimenticare che, risalendo il Verbano per pochi chilometri, il parco delle Isole di Brissago completa il tour dell’arcipelago verde, in un «distretto botanico» che sulla terraferma offre grandi e piccoli complementi agli appassionati: dai Giardini di Villa Taranto a Verbania all’orto medievale di erbe medicinali della Rocca d’Angera, su su fino al Parco delle camelie di Locarno, alla piantagione di tè del Monte Verità e al Parco botanico del Gambarogno, dove Smithers ha lasciato altre tracce delle sue collezioni.