Al templio di Prambanan

Nel cuore della storia di Giava

Reportage - Alla scoperta dei due importanti attrazioni: il complesso di templi induisti di Prambanan e il tempio induista-buddista di Borobudur, famoso in tutto il mondo e patrimonio dell’Unesco dal 1991
/ 30.01.2017
di Simona Dalla Valle, testo e foto

Poco prima del quinto secolo d.C. l’influenza di buddismo e induismo si diffonde nelle isole di Sumatra, Giava e Bali, situate in quello che oggi è definito l’arcipelago indonesiano. Le prime strutture induiste, costruite in legno, sono andate deteriorandosi a causa dell’umidità del clima tropicale, e questo ha fatto sì che non si trovino a Giava resti archeologici di templi antecedenti alla fine del 7 secolo d.C. 

I primi templi in pietra, otto piccoli santuari dedicati a Shiva costruiti nell’ottavo secolo d.C., sono stati ritrovati sull’altipiano di Dieng («luogo degli dei») a duemila metri sul mare nella regione di Wonosobo, sede di geyser e laghi incantevoli. La maggior concentrazione di architettura sacra a Giava si ha tuttavia poco più a nord della vivace città di Yogyakarta, dove sorgono il complesso di templi induisti di Prambanan e il tempio induista-buddista di Borobudur, famoso in tutto il mondo e patrimonio dell’Unesco dal 1991.

Il sito religioso di Borobudur sorge nella pianura di Kedu, tra la vegetazione rigogliosa e verdeggiante. Osservando il tempio all’alba dalla vicina punthuk (collina) Setumbu è possibile scorgere le punte degli stupa che emergono dalle atmosferiche nuvole basse che contraddistinguono l’area, e la vetta del vulcano Merapi, una sorta di guardiano in lontananza. Dalla singolare struttura a cerchi concentrici che formano una sorta di enorme mandala, il tempio di Borobudur è costruito tra il 780 e l’840 d.C. durante la dinastia dei Sailendra. L’edificio viene poi abbandonato per secoli e travolto da diversi strati di cenere del Merapi. Tra il 1907 e gli anni Sessanta vi sono diversi interventi di restauro, ma è solo l’ingente contributo dell’Unesco nel 1968 ciò che renderà possibile un enorme intervento di restauro, con la collaborazione di esperti provenienti da ogni parte del mondo.

Il tempio, le cui pareti sono adornate da 2672 bassorilievi raffiguranti Buddha, poggia su circa un milione e seicentomila blocchi in pietra e occupa una superficie totale di otto chilometri quadrati. Le oltre cinquecento statue raffigurano Buddha in posizione meditativa con sei diverse posizioni delle mani (Mudra) a simboleggiare concetti come la carità, il ragionamento e il coraggio, spesso in antitesi con l’espressione sul volto di Buddha. 

Borobudur rappresenta i diversi livelli della cosmologia buddista. Visto dall’alto, il tempio ha la forma di un mandala buddista tradizionale e procedendo dall’esterno verso l’interno, vi sono rappresentate tre zone di coscienza, con la sfera centrale a rappresentare l’incoscienza, o il Nirvana.

Il livello base di Borobudur è coperto da una fondazione di sostegno, ed è quindi nascosto alla vista. Nel corso di un’indagine condotta dall’Archaeological Society di Yogyakarta nel 1885 è stata scoperta la base originale, detta Kamadhatu, costituita da 160 rilievi raffiguranti scene di Karmawibhangga Sutra, la legge di causa ed effetto. 

Illustrando il comportamento umano del desiderio, i rilievi raffigurano scene di rapina, omicidio, stupro, tortura e diffamazione. Si ritiene che la base aggiuntiva sia stata inserita durante la costruzione originale del tempio per dare stabilità alla struttura, o forse per coprire contenuti più espliciti. Un angolo della base di copertura è stato rimosso in modo permanente per permettere ai visitatori di vedere alcuni rilievi della base originaria. 

Il secondo livello, Rapadhatu, costituisce la sfera di transizione, nella quale gli esseri umani si affrancano dalle cose del mondo. I quattro livelli quadrati di Rapadhatu contengono gallerie di rilievi in pietra scolpita, così come una catena di nicchie contenenti statue di Buddha. In totale su questi livelli balaustrati vi sono 328 Buddha e una grande quantità di rilievi ornamentali. I manoscritti sanscriti raffigurati sui 1300 rilievi di questo livello riguardano Gandhawyuha, Lalitawistara, Jataka e Awadana.

Il terzo livello, Arupadhatu, corrisponde alla sfera più alta, la dimora degli dei. Le tre terrazze circolari che portano alla cupola centrale rappresentano il sorgere al di sopra del mondo; queste terrazze sono meno ornate, poiché la purezza della forma è qui di primaria importanza. Le terrazze contengono 72 stupa contenenti sculture del Buddha, rivolte verso l’esterno del tempio. L’imponente stupa centrale, che, a differenza di quelli che lo circondano è vuoto, non è alto come la versione originale, la quale si elevava a 42m sopra il livello del suolo.

Circondato da risaie e villaggi, quello di Prambanan è invece un complesso di templi induisti costruito all’incirca nell’850 d.C. da Rakai Pikatan, secondo re della dinastia Mataram. Prambanan e Borobudur sono spesso accomunati per zona e periodo storico ma presentano differenze strutturali enormi: se il primo è sviluppato verso l’alto e possiede una forma slanciata, il secondo è invece sviluppato in orizzontale e ha un aspetto massiccio. Il sito è dedicato alla Trimurti, manifestazione dell’essere supremo nella sua incarnazione di Creatore (Brahma), Conservatore (Vishnu) e Distruttore (Shiva), per ognuno dei quali vi è un tempio. 

Il piazzale centrale rialzato, dalla forma quadrata, ospita undici templi di varie dimensioni, dei quali il più grande è quello di Shiva, a sua volta affiancato dai templi dedicati a Vishnu e Brahma. Di fronte a questi vi sono tre templi minori, dedicati ai veicoli degli dei rappresentati: Nandi, il toro, per Shiva; Hamsa, il cigno sacro, per Brahma; l’aquila Garuda per Vishnu.

Si ritiene che in origine il complesso fosse composto da 232 templi o mausolei di antichi re. A metà del 1600 un terremoto rovina parte delle strutture, parzialmente ricostruite tra il 1918 e il 1953, ma un altro terremoto colpisce l’isola di Giava nel 2006 e danneggia nuovamente le costruzioni, seppure in misura minore. 

La pianta del tempio di Shiva, alto 47 metri, ricorda quella di Borobudur: anche qui la struttura è divisa in sei livelli, al primo dei quali i bassorilievi raccontano la storia del Ramayana. Nella camera principale all’interno del tempio è conservata la statua di Shiva; nelle celle a essa attigue vi sono diversi personaggi legati alla divinità come il maestro Agastya, la consorte Durga e il figlio Ganesh.

Il secondo quadrato si irradia in modo simmetrico e contiene i percorsi fino allo spiazzo centrale, con oltre duecento templi inferiori e simili per struttura. Questi templi sono conosciuti come templi perwara, a indicare la complementarietà con i templi principali. Sebbene la maggior parte di questi templi sia attualmente in rovina, alcuni sono stati restaurati e non è difficile immaginare la vastità originale del complesso.

Il terzo e ultimo spiazzo, circondato da un muro, non è sullo stesso asse dei due centrali e non contiene oggetti religiosi. Si ritiene che la zona fosse riservata alle persone coinvolte nelle cerimonie, alla preparazione delle offerte, e per gli edifici che ospitavano i sacerdoti residenti e pellegrini. Questi edifici, costruiti in legno, non sono sopravvissuti nel tempo.