L’alternativa multicolore

Mondoverde - Siepi miste a impronta mediterranea contro la monocromia
/ 11.07.2022
di Anita Negretti

Anche i muri verdi possono annoiare. Per chi ha in progetto di creare una copertura vegetale quale recinzione delimitante il proprio giardino, senza cadere nella scelta della solita Photinia o del Prunus laurocerasus, consiglio alcune essenze arboree molto resistenti alla siccità, con scarsa manutenzione e dall’aspetto sano.

Prediligendo la creazione di siepi miste, si garantisce movimento al giardino, colori sempre diversi e si riesce a scappare dalla monotonia di un muro verde. Un bel mix è dato da mirto, corbezzolo, nandina, pitosforo e ligustro, da usare insieme alternandoli oppure sistemandoli a gruppi per chi ha un’area vasta da mascherare.

Il mirto (Myrtus) è un’aromatica della famiglia delle Myrtaceae ed è tipico della macchia mediterranea; molti lo conoscono per via del liquore ricavato dalle sue bacche nero-bluastre, che maturano da novembre a gennaio, alimentando l’avifauna. Dal portamento cespuglioso, sempreverde e fitto, si alza due metri, fino a un massimo di due metri e mezzo, con foglie verde scuro, coriacee e fiori primaverili bianchi, profumati e molto appariscenti, che sbocciano tra maggio e giugno, anche se non è infrequente una seconda fioritura in autunno.

Altra sempreverde, ma con bacche rosso corallo, troviamo il corbezzolo, Arbutus unedo: molto ornamentale ha foglie verdi e lucide, che accompagnano fiori piccoli, bianchi, che appaiono a fine estate, tra ottobre e novembre. La corteccia è sottile e squamosa, in grado di fessurarsi negli individui più vecchi, mostrando sfumature di marrone sui lunghi rami.

Una curiosità legata al suo nome è data dall’unione delle due parole latine unus (uno) ed edo (edibile), che unite in unedo, significano «ne mangio uno solo», a ricordare che i frutti di questo elegante cespuglio hanno effetti collaterali allucinogeni, legati a forti giramenti di testa e vertigini, per via degli alcaloidi.

Accanto al corbezzolo cresce molto bene la Nandina domestica, bambù sacro, un arbusto sempreverde alto fino a due metri, con rami fitti, foglie composte, imparipennate, che virano dal verde al rosso, fino al viola con sfumature rosa. I fiori compaiono da giugno e sono portati su lunghe spighe che in autunno lasciano spazio ai frutti: bacche rosso brillante che persistono per tutto l’inverno, uccellini permettendo.

Se i due metri d’altezza della Nandina vi sembrano troppi, allora vi propongo la varietà «Fire Power», non più alta di un metro, con foglie globose verdi, gialle e rosso vivo, che si colorano ancora più intensamente con il gelo invernale, senza però produrre fiori e bacche.

Se lo spazio nel vostro giardino da recintare lo permette, non fatevi sfuggire un bel esemplare di pitosforo (Pitosporum tobira) originario dell’Asia con chioma sempreverde, foglie profumate color verde scuro, molto lucide, che in primavera si accompagnano a fiori bianchi, anch’essi profumati.

Tutte le piante descritte amano posizioni soleggiate e calde, preferendo posizioni a sud nel giardino, con terreno universale. Concimate in febbraio e ottobre, avranno una crescita costante, mentre per le bagnature, essendo piante mediterranee e resistenti alle estati afose, consiglio di intervenire solo per il primo anno dopo l’impianto in piena terra: settimanalmente si eseguiranno irrigazioni per garantire un buon attecchimento radicale. Se invece verranno coltivate in vaso, andranno bagnate con più frequenza e durante tutti i loro anni di vita.