Bibliografia

Loretta Napoleoni, Sul filo di lana, Mondadori, 2019


La magia discreta del lavoro a maglia

Tra il ludico e il dilettevole - Dietro l’apparenza di passatempo banale, si nasconde un’arte dalle mille risorse. Ce lo dice Loretta Napoleoni nel libro Sul filo di lana
/ 15.08.2022
di Sebastiano Caroni

Lo sapevate che lavorare a maglia fa bene alla salute, riduce lo stress, e aiuta a rimanere centrati? O che il lavoro a maglia permette, meglio di un qualsiasi computer, di realizzare un modello dell’universo fedele ai criteri della geometria iperbolica? O anche che, durante la Grande guerra le sciarpe, le maglie e le calze di lana fatte a mano erano di grande conforto per i soldati in trincea? E non solo perché proteggevano dal freddo e dall’umidità, ma anche perché, con i loro motivi cromatici, restituivano uno sprazzo di colore al grigiore desolato delle trincee? Oppure che, nella Seconda guerra mondiale, insospettabili donne lavoravano come spie nei territori occupati sferruzzando messaggi in codice con la lana che poi consegnavano, eludendo la sorveglianza nemica, alle forze alleate?

Chi pensa che lavorare a maglia sia un passatempo anacronistico praticato solo da nonne, casalinghe, donne inette e zitelle, non potrà che ricredersi leggendo l’affascinante libro intitolato Sul filo di lana (edito dalla Mondadori). L’autrice si chiama Loretta Napoleoni, è un’economista, saggista, e consulente di governi e organizzazioni internazionali nonché, ebbene sì, una convinta e appassionata magliaia. Come scopriamo sin dalle prime pagine del libro, il tema non è per nulla casuale, ma permette all’autrice di fondere due operazioni – come chi, a occhi chiusi, sferruzza a due mani – in un unico gesto fluido e coordinato.

Da una parte Loretta Napoleoni racconta di sé, di un momento della sua vita in cui, ci confessa, è reduce da una serie di vicissitudini sfortunate. Ha urgente bisogno di rilanciare sé stessa, di ritrovare un equilibrio, di ridare senso al suo percorso personale. Lavorare a maglia, un’arte tramandatale dalla nonna italiana, le permette di riconnettersi con il suo passato, di cogliere una continuità (il famoso filo conduttore) nel tempo che passa, di ritrovare gli snodi essenziali, e di sciogliere alcuni nodi irrisolti. D’altra parte l’autrice racconta, in modo brillante e talvolta sorprendente, le modalità, le situazioni e le circostanze attraverso cui il lavoro a maglia ha saputo rivestire un ruolo centrale nello sviluppo della civiltà dagli albori fino ai nostri giorni.

I due racconti, quello più personale e puntuale, e quello storico e collettivo, si incontrano ripetutamente, proprio come un tessuto che rivela percorsi abilmente intrecciati. E non è un caso, si diceva: basta prendere in mano il libro della Napoleoni e leggerne anche solo distrattamente la quarta di copertina per accorgersi che il cliché del lavoro a maglia come passatempo per anziane o frustrate ha vita breve. E per chi è disposto a rimettere in gioco il pregiudizio, c’è un mondo inesplorato da scoprire. E non è una cosa da poco, tanto che l’effetto provato è simile a quando ci vengono rivelati i retroscena insospettati di una storia, e per questo ci sentiamo privilegiati. Perché molto spesso quello che succede dietro le quinte è molto più interessante di quanto non ci riveli l’apparenza, a maggior ragione quando c’è di mezzo il pregiudizio.

Il lavoro a maglia, con il suo corollario di fili, intrecci, tessuti, (s)nodi e tecniche, è una metafora perfetta per raccontare non solo una storia personale, come fa l’autrice, ma anche per rendere conto dei meccanismi e delle logiche, delle tendenze dominanti, delle resistenze culturali e dei possibili modelli alternativi che attraversano e costituiscono il nostro mondo globale. Ogni capitolo di Sul filo di lana mostra come l’arte della maglia abbia svolto, spesso dietro le quinte, un ruolo imprescindibile nella storia dell’umanità, e come dietro a una tecnica dalle infinite varianti si coglie la trama della società, il bisogno di convivenza, di legami significativi, di comunicazione sincera, e di calore umano. Lavorare a maglia, ci dice Loretta Napoleone, non è affatto banale, ma può facilmente trasformarsi in un atto sociale, culturale, politico, scientifico o terapeutico, a seconda dei casi, delle situazioni, e dei contesti. E sono proprio le parole dell’autrice a riportarci all’urgenza di riscoprire la magia discreta del lavoro a maglia: «Siamo tutti connessi, ricchi e poveri, affamati e opulenti, cittadini e migranti, siamo parte dello stesso filato e del medesimo modello, non possiamo mollare o escludere qualcuno. Basta che manchi una tessera del puzzle, e il modello non è più perfetto, comincia a disfarsi. (…) (L)a nostra specie esiste ancora perché, fin dagli albori della civiltà, siamo rimasti uniti, ognuno di noi un punto dritto o rovescio della società; non possiamo esistere gli uni senza gli altri». E anche nel mondo tecnologico e iper-digitalizzato di oggi, non mancano esempi che dimostrano come lavorare a maglia non solo ci riconnetta con gesti semplici e umili, ma ci incoraggi altresì a esplorare un futuro più sostenibile.

Lungo le pagine di questo libro tanto accessibile quanto ricco di resoconti informati e appassionanti, ci accorgiamo che, a prescindere dal periodo storico o dal luogo geografico, il lavoro a maglia, un’arte antichissima dagli impieghi molteplici e dalle mille risorse, è sempre e ovunque di attualità.