Corsari, pirati e la città sommersa di Pavlopetri

Reportage - Un viaggio all’isola di Elafonisos per navigare nelle acque di una storia molto lontana e in parte avventurosa
/ 13.09.2021
di Simona Dalla Valle

La vita si muove a un ritmo diverso, a Elafonisos. Spiagge esotiche con sabbia bianca e acque turchesi offrono un ambiente idilliaco ai circa cinquemila visitatori che sbarcano ogni estate con le loro auto. La piccola isola tra il Peloponneso e l’isola di Citera, al largo del Capo Malea, è attualmente l’unica isola abitata della regione greca.

La storia navale della zona, la sua relazione con la pirateria e i contatti con la mitologia, così come i frequenti riferimenti a Elafonisos nella letteratura internazionale testimoniano l’esistenza di forme di vita e cultura fin da tempi molto antichi.

La storia di Elafonisos è strettamente legata a quella di Pavlopetri, una città sommersa tra l’omonimo isolotto e la spiaggia di Pounta, a circa 600 metri a nord dal porto di Elafonisos. L’antico insediamento «Pavlos Petri» fu menzionato già nel 1904 dal geologo e presidente dell’Accademia di Atene Fokion Negri e studiato più in profondità alla fine degli anni Sessanta dall’oceanografo Nicholas Flemming nell’ambito di studi condotti dall’Università di Southampton. L’équipe di Flemming visitò Pavlopetri trovando tracce di un’antica città sommersa a una profondità di tre-quattro metri, la quale fu mappata e datata sulla base dei reperti di superficie.

Inizialmente si stimava che la città fosse stata costruita nel corso del II secolo a.C., ma il ritrovamento di alcuni oggetti risalenti a periodi più antichi rivelò che la città era abitata prima del 2800 a.C., all’inizio dell’età del bronzo. Sulla base dei risultati degli scavi, il team dell’Università di Cambridge ipotizzò tuttavia che gli edifici e le strade di Pavlopetri risalissero al periodo miceneo (1680-1180 a.C.). Nella zona furono raccolti reperti in argilla, ossidiana e calcare come lame, cilindri e statuette oltre che calici e tazze.

L’insediamento sembra essere stato abbandonato e parti di esso abitate o utilizzate durante il periodo ellenistico, romano e bizantino.

La pianta della città è atipica, quasi unica nella Grecia continentale. Gli edifici identificati furono quindici. Un’indagine del 2009 ha ricreato in 3D la città, che si estende per oltre otto ettari, e la ricerca ha potuto dimostrare che la città era il centro di una fiorente industria tessile. Inoltre, nella zona sono state trovate molte giare della Creta minoica – utilizzate per lo stoccaggio e il trasporto di prodotti come olio, vino, vernici e profumi – testimonianza dell’importanza commerciale della località, probabilmente un satellite della civiltà minoica.

Tale era l’interesse internazionale per Pavlopetri, che il lavoro della squadra archeologica britannica del 2009 è stato presentato in un documentario della BBC intitolato The city under the waves. Minacciata dall’inquinamento delle grandi navi che ancorano nella baia di Vatika e dell’assenza di protezione fisica del sito, che lo espone a saccheggi e danni strutturali, nell’ottobre del 2015 la città sommersa è stata inserita nel World Monuments Watch, un’iniziativa indipendente dedicata a salvare i luoghi preziosi del mondo.

Lungo la porzione di costa che si affaccia sullo stretto di Elafonisos e che collega la laguna di Strongyli (un luogo di nidificazione per uccelli, tartarughe, rane e decine di altre specie) con il mare, a poca distanza dalla città sommersa, vi sono i resti di un cimitero risalente a quattro-cinquemila anni or sono composto da circa sessanta tombe, tra cui due tombe a camera e oltre trenta tombe a fossa, alcune delle quali sotto il livello del mare e collegate da strade rettangolari.

Gli studi di Flemming furono fondamentali, perché consentirono di scoprire che l’area dove si trova oggi Elafonisos non costituiva un’isola ma una penisola, formatasi a seguito del devastante terremoto del 375 d.C., che divise Elafonisos dal resto del Peloponneso e distrusse la città di Pavlopetri. La penisola portava il nome di Όνου Γνάθος, mascella d’asino, come riportato fin da Pausania nel II secolo d.C., forse a causa della sua conformazione. Il nome attuale di Elafonisos la lega a un altro animale, il cervo, in greco ελάφι. Il riferimento è probabilmente dovuto alla prosperità della pratica della caccia nella regione durante l’antichità, come testimoniato dallo stesso Pausania con il riferimento alla presenza in loco di una statua di Artemide, la dea della caccia.

Ripercorrendo la storia dell’intera Grecia nel VI e VII secolo, si può notare quanto fosse proficua l’attività dei pirati saraceni, che successivamente si espansero anche in Sud Italia, Nord Africa e in Sardegna. Con il termine saraceni, i greci si riferivano a tutti i musulmani arabi; il sostantivo deriva dal termine «sarkegin», che significa «est» in arabo. I saraceni, si racconta, ormeggiavano le loro navi nelle grotte intorno al mare per essere protetti dalle onde e dal vento, mentre dormivano nelle nicchie rocciose vicino alla riva.

Ciò che rimane oggi dell’attività dei pirati è il nome «Sarakiniko» che caratterizza molte località greche, delle quali forse la più famosa è la spiaggia di Sarakiniko a Milos – ma vi sono spiagge omonime anche a Parga ed Evia. E una Sarakiniko (Tseratsiniko per i locali) si trova anche a Elafonisos, nota pure con il nome di Megalos Simos, spiaggia gemella della «piccola» Mikros Simos. L’intera zona offrì rifugio ai feroci ciliciani, saraceni, turchi, barbari, maltesi, inglesi, francesi e pirati del Mani.

I primi abitanti si stabilirono a Elafonisos nel 1850 dopo lo sradicamento della pirateria nell’Egeo. Oggi diverse centinaia di persone vivono nel piccolo villaggio di pescatori che si è sviluppato intorno al piccolo porto, a 570 metri dalla terraferma e dalla spiaggia di Pounta, una distanza coperta in una decina di minuti da frequenti traghetti.

Una curiosità: nelle acque di Elafonisos ha inizio un celebre poema epico di Omero, l’Odissea. Nel suo viaggio di ritorno a Itaca Ulisse raggiunse il capo Malea, dove fu sconfitto dagli elementi della natura. Dopo aver tentato, senza successo, di entrare nello stretto di Elafonisos, l’eroe approdò nella terra dei Ciclopi.