Ricostruzione di un frigidario


Augusta Raurica, fra vestigia e tesori romani

Reportage - Alla scoperta delle rovine romane in Svizzera: una ventina di siti archeologici tra i verdi pascoli della campagna basilese
/ 25.07.2022
di Tommaso Stiano, testo e fotografie

Forse il nome Augusta Raurica, nei pressi di Basilea, oggi evoca poco o nulla, ma al tempo dell’Impero romano era un centro importante – dopo Aventicum (Avenches, VD), il capoluogo romano degli Helvetii – tanto da lasciare traccia di due anfiteatri, uno riportato alla luce da poco, nel dicembre 2021, mentre si eseguivano gli scavi per una rimessa di barche in riva al Reno a Kaiseraugst (AG), toponimo che significa non a caso «Imperatore Augusto».

Come sempre, i Romani sceglievano punti strategici per fondare nuovi insediamenti che segnavano la loro espansione, così fu anche per Augusta Raurica, colonia edificata sulle sponde meridionali del Reno. Il nome ricorda la popolazione celtica preesistente dei Raurici e omaggia l’imperatore Augusto. Fu fondata attorno al 44 a.C. dai veterani dell’esercito romano e dalle genti del luogo, ma solo dopo la conquista dei territori a nord del Reno raggiunse la sua maggiore prosperità con 15mila abitanti, commerci, artigianati e una struttura urbanistica simile a tutte le cittadine romane con anfiteatro, teatro, foro, templi e reticolo viario ortogonale.

Oggi le vestigia superstiti di Augusta Raurica, venti siti a cielo aperto, si trovano nel comune di Augst (Augusta-BL), 12 km a est della città renana e sono ben frequentate dagli svizzeri ma anche dai tedeschi e dai francesi le cui frontiere non sono lontane. Prendiamo il treno regionale S1 alla stazione centrale di Basilea e in un quarto d’ora siamo alla fermata di Kaiseraugst, poi in poco tempo raggiungiamo a piedi l’Augusta Raurica Museum. Decidiamo dapprima di visitare le testimonianze antiche all’aperto perché proprio di fronte a noi c’è il Teatro romano; risalente al II secolo d.C., poteva ospitare fino a diecimila spettatori per assemblee politiche, feste religiose, commedie e tragedie. Restaurato, ancora oggi offre duemila posti a sedere durante le varie rappresentazioni proposte lungo il corso dell’anno.

Con grande senso scenografico, proprio sulla collina in faccia al teatro c’era il centro religioso della città, oggi detto Tempio di Schönbühl, in cui spiccavano vari edifici sacri per venerare le divinità ufficiali. Era posto proprio di fronte alle gradinate cosicché lo spettatore avesse sempre sulla sua traiettoria visiva gli dei e il divo Augusto; in questo modo l’aldiquà entrava in stretto rapporto con l’aldilà. A seguito della decadenza della città alla fine del dominio romano, il tempio divenne cava per materiale da costruzione, tant’è che adesso si possono vedere solo una grande scalinata e il basamento centrale. Ci sono comunque i pannelli esplicativi che mostrano la monumentalità originaria sia dello spazio scenico sia di quello sacro. Accanto alle rovine oggi è organizzata un’area pubblica ombreggiata con tavoli e griglie di cui i visitatori possono disporre a piacimento ed è lì che ci concediamo una pausa.

Alle spalle del teatro, come illustra molto bene il modellino di bronzo vicino al bar, c’era il Foro, ossia la piazza principale animata da attività economiche, amministrative, politiche e giudiziarie. Adesso su quel sedime ci sono i gazebo con varie proposte per famiglie e scuole che vogliono sviluppare dei progetti sull’epoca romana, l’offerta è davvero abbondante (vedi il sito web).

Poco oltre il Foro visitiamo i resti di un piccolo complesso termale del I sec. d.C.; la ricostruzione grafica in scala reale sul muro ci aiuta a immergerci nei momenti di svago delle popolazioni indigene di quel tempo. Proprio sotto le terme nel 1998 è stata scoperta una fonte sotterranea d’acqua rimasta intatta e un pozzo profondo 11 metri visitabile.

Ritorniamo sui nostri passi e scarpinando per una decina di minuti fuori dal centro raggiungiamo i pochi ruderi dell’Anfiteatro, sorto nel 170 d.C. e abbandonato cent’anni dopo; questo è più antico rispetto a quello dissepolto recentemente. Tornando verso il museo, passiamo dalla località detta Grienmatt dove osserviamo le rovine di un santuario; un tempo era recintato da un grande porticato e accoglieva la gente per il culto pagano, oggi è immerso nel verde dei prati con le mucche che vi pascolano attorno.

In un’area un poco discosta rispetto al museo, c’erano le Terme pubbliche per l’igiene, la cura del corpo e la socializzazione. Oggi non rimane nulla di questo grande complesso, si può solamente passeggiare sottoterra dentro un fresco canale di scolo (cloaca). Sotto la volta celeste sono poi a disposizione del pubblico anche le rovine di una taverna con il forno e l’ipocausto, cioè i resti di una sala da pranzo di una ricca dimora con pavimento e muri riscaldati, quello che oggi chiamiamo il riscaldamento a serpentina… non proprio un’invenzione recente dunque.

La nostra ultima tappa riguarda l’Augusta Raurica Museum. Qui, di particolare pregio e raffinata bellezza è il tesoro scoperto per caso nel 1961 nel corso di lavori edilizi attorno alla scuola di Kaiseraugst: 270 pezzi d’argento puro del III/IV sec. d.C., in totale 57,5 kg di stoviglie, posate, piatti di portata, lingotti, monete eccetera, di cui un buon numero restaurati ed esposti nelle vetrine… una manna per gli occhi! Accanto al museo, seguendo le tracce di duemila anni fa, è stata ricostruita una tipica Casa romana arredata come usavano gli aristocratici del tempo con alcune parti originali; percorriamo i vari ambienti della villa affascinati dagli atelier, dai mosaici pavimentali e dai locali dediti alla cura del corpo: calidarium, tepidarium e frigidarium… sembra una moderna e lussuosa spa privata.

Con il passare dei secoli, le pietre dei grandiosi monumenti romani sono state riciclate per altre costruzioni o cotte nelle fornaci per produrre calce; quelle rimaste piano piano sono scomparse sepolte dalla terra e dalla vegetazione. Grazie alle rilevazioni con georadar, i ricercatori sono riusciti a ricostruire la colonia di Augusta Raurica almeno su carta, con modellini tridimensionali e digitali in 3D e già dal secolo scorso quella che era una ricca cava per l’edilizia è diventata un cantiere dove maestranze e professori scavano per riprendere i contatti con la nostra storia antica, sottraendo all’oblio alcune tracce che oggi sono i nostri tesori archeologici, a disposizione di tutti.

Informazioni

Museo Augusta Raurica, Giebenacherstrasse 17, 4302 Augst (BL). Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00. Le aree esterne sono ad accesso libero tutto l’anno. Informazioni dettagliate sul portale www.augusta-raurica.ch