La «Voce» della luna

Una nuova pubblicazione del CDE ci racconta il nostro satellite... visto dal Ticino
/ 15.07.2019
di Red.

Per descrivere il volumetto curato dal Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona viene proprio da citare una delle formule messe in rilievo all’interno del testo. Questo nuovo libro, dunque, sicuramente «l’è bón da fagh i barbís ara lüna», è capace di fare i baffi alla luna: ciò «che si dice di persona particolarmente precisa e pignola».

Curato da Monica Gianettoni Grassi, Luna è il diciannovesimo lavoro all’interno della collana «Le voci», una serie di estratti dal Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana. I volumetti, nel corso degli ultimi vent’anni, hanno estrapolato (o anticipato) alcuni dei lemmi più significativi, corredandoli di un’ampia e divertente scelta iconografica.

L’occasione per la pubblicazione di Luna prende spunto naturalmente dal cinquantesimo anniversario della prima discesa dell’uomo sul nostro satellite. Qualcuno di noi ricorderà ancora quella serata, qualcuno invece sarà più propenso a credere alle teorie complottiste che danno per mai avvenuto quell’allunaggio. Sia come sia, a distanza di tanto tempo la luna è sempre nei pensieri degli scienziati e le ipotesi di potervi un giorno stabilire una base umana sono sempre aperte. Si veda ad esempio il Progetto Igluna, attualmente in fase di attuazione nel ghiacciaio vicino a Zermatt (www.spacecenter.ch/igluna).

Ma senza bisogno di insistere sulle questioni fantascientifiche, per uomini e donne la luna è semplicemente il centro di attrazione di una moltitudine di racconti e di fantasie, che la fisionomia stessa del pianeta sembra saper evocare: nella sezione «Aneddoti, storielle» del volumetto di cui ci occupiamo, a proposito delle macchie lunari, si racconta ad esempio una storia molto diffusa nel nostro cantone, in varie forme: «C’era in un paese un ladro famigerato. In una notte, con un chiaro di luna che pareva giorno, il ladro doveva mettere a segno una grossa furfanteria. Per non essere scoperto, cosa ha pensato il ladro? Ha preso un secchio, lo ha riempito di fango e lo ha gettato sulla luna per oscurarla. Ma insieme al secchio è finito sulla luna anche il ladro. Dopo di allora nella luna si è sempre vista l’immagine del ladro con il secchio».

Questo Luna, insomma, risulta piacevole alla lettura quando ci permette di ritrovare espressioni dialettali in cui la luna è chiamata in causa deviando dal contesto semplicemente astronomico e si apre a un ventaglio di significati e di contenuti ricco... quanto la fantasia umana. La luna infatti è associata alla volubilità nelle sue varie forme e all’influenza che può esercitare sull’attività dell’uomo, in vari contesti. È una sorta di grande specchio in cui rivedere la nostra vita da sotto in su.

Nel testo si incontrano credenze che tutti abbiamo sentito esprimere dai nostri nonni: dall’influsso delle fasi lunari sulla coltivazione delle piante nell’orto a quelle sulla crescita dei capelli. Per non parlare di quella legata alla sua influenza sulla fertilità e sulle nascite, sull’attività enologica, eccetera: molti i lavori che vanno eseguiti con luna adatta (anche se le regole non sono sempre uniformi e anzi sono contraddittorie tra luogo e luogo).

Questo ha anche d’interessante il libretto: ci mostra quanto le superstizioni legate al ciclo lunare siano ancora attuali e vissute. Non fanno più parte solo del mondo contadino. Anche nella nostra era più o meno civilizzata la luna ci serve da punto di riferimento e sembra potere influenzare il nostro destino: dal campo astronomico la luna entra di prepotenza nel campo della psicologia e, poi, di riflesso anche in quello dell’arte, della poesia.