Mercati finanziari al maschile

Un’indagine americana conferma la minore propensione femminile agli investimenti finanziari. Il rischio possibile non sarebbe la sola ragione di questa tendenza molto diffusa nel mondo
/ 28.02.2022
di Ignazio Bonoli

Non è la prima volta che arguti osservatori del mondo economico mettono in evidenza il comportamento delle donne (e per confronto quello degli uomini) rispetto ai grandi temi finanziari. Per esempio si è più volte potuto constatare che generalmente le donne sono meno propense degli uomini a investire denaro sui mercati finanziari. Uno studio americano (della BNY, Mellon Investment Management, ripreso da molti commentatori, tra cui anche la «Neue Zürcher Zeitung») mette in evidenza che, in Svizzera, l’82% delle donne si dice poco interessato a investire una parte del proprio denaro nei mercati finanziari. A livello mondiale, quindi con preponderante proporzione di paesi meno ricchi della Svizzera, questa proporzione raggiunge pur sempre il 72%.

In Svizzera due donne su cinque pensano che investire oggi sia troppo rischioso. Oltre la metà dice inoltre di non potersi permettere di correre il rischio di perdere soldi. Per contro solo un quarto degli uomini intervistati condivide queste opinioni. Che le donne investano meno degli uomini è noto da tempo. Lo studio in questione analizza però i motivi di questo comportamento. Ne deduce quindi tre tipi di ostacoli.

In primo luogo il ramo degli investimenti, nei suoi contatti promozionali, si rivolge quasi esclusivamente agli uomini. Anche i tre quarti dei promotori di prodotti finanziari di imprese si rivolgono quasi esclusivamente agli uomini. Secondo loro in questo caso, è più facile convincere l’uomo che la donna.

Inoltre il linguaggio utilizzato tende a far credere al cliente di entrare così in un club esclusivo. Un marketing che in parte spaventa le donne. Quasi un terzo delle consumatrici ha, infatti, detto che questo linguaggio complicato non le incita a investire.

A livello mondiale, solo un decimo delle donne ha la sensazione di capire i temi degli investimenti. A quanto sembra, le donne più degli uomini sentono la responsabilità che deriva da un investimento dei propri risparmi. Inoltre, prestano maggiore attenzione ai riflessi positivi dell’investimento nella società o nel mondo. Oltre la metà delle donne sarebbe pronta a investire a queste condizioni. Il 69% delle donne tra i 18 e i 30 anni d’età sceglie investimenti che possano avere influssi positivi sull’ambiente. Lo pensano invece solo il 33% degli uomini sopra i 50 anni. Tema che però è più presente nei tre quarti degli uomini con figli.

Sempre a livello mondiale, le donne pensano che per poter prendere in considerazione un investimento si dovrebbe partire da un reddito completamente disponibile di almeno 3805 (convertiti dai dollari) franchi al mese. In Svizzera tale cifra salirebbe in media a 5200 franchi. Opinioni che non tengono conto del tempo, poiché anche un piccolo investimento mensile iniziato 10 anni fa potrebbe oggi valere più del doppio.

Ma tra i molti fattori che condizionano la tendenza a investire, il maggiore è certamente il rischio. Così il 45% delle donne intervistate pensano che l’investimento in borsa, diretto o tramite un fondo, sia troppo rischioso. Solo il 9% delle donne pensano di avere una alta o molto alta tolleranza del rischio. Ma la propensione a investire dipende anche dall’età. Il 60% delle donne in età tra i 18 e i 30 anni sono, o sono state, favorevoli agli investimenti. Solo il 40% delle donne lo sono dopo i 50 anni d’età.

Un altro gruppo di ricercatori ha scoperto (ma lo avevano già visto) che uno dei fattori della minor propensione al rischio è la scarsa conoscenza del campo finanziario. Anzi, nutrirebbero dubbi sul loro grado di conoscenza della materia. In conclusione lo studio della BNY stima che se le donne avessero la stessa propensione degli uomini a investire, la sostanza gestita sarebbe di 3200 miliardi di dollari superiore a quella stimata nei mercati analizzati in 37’100 miliardi di dollari.

In Svizzera ci sarebbero 312 miliardi di dollari in più, rispetto ai 744 miliardi attualmente stimati. Ne approfitterebbero i cosiddetti investimenti sostenibili, per i quali le donne investirebbero circa 1900 miliardi di dollari. Si apre quindi un campo immenso per migliorare l’informazione e attirare il mondo femminile verso gli investimenti. Uno dei possibili strumenti per migliorare la situazione sembra essere quello di aumentare la proporzione di personale femminile in posti di responsabilità nella gestione patrimoniale o nelle stesse direzioni aziendali. Anche le banche svizzere stanno facendo passi in questa direzione, ma i gestori di patrimoni confermano che solo il 10% dei manager di fondi o di investimenti sono donne. Nelle banche le consulenti femminili sono però in aumento. Presso l’UBS le consulenti in investimenti sono già è il 40% di tutti i consulenti. Il CS vuole portare entro il 2024 la presenza femminile tra gli specialisti e i dirigenti al 42%. Anche presso la Banca cantonale di Zurigo la proporzione di donne è di circa un terzo dei consulenti, ma in aumento.