È di nuovo tempo di scorte

Guerra Russia-Ucraina - Con lo slogan «Scorte d’emergenza – per ogni evenienza» la Confederazione invita i privati a prevedere scorte di viveri per sette giorni. Chiede però di evitare forme esagerate di accaparramento
/ 11.04.2022
di Ignazio Bonoli

Pensato e attuato in tempo di guerra, il tema delle scorte d’emergenza torna d’attualità, in Svizzera, ogni volta che l’Europa è scossa da una crisi internazionale. La guerra in Ucraina ha quindi messo in allarme le istanze federali competenti, in particolare l’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del paese. Nel caso specifico, queste istanze erano però già state allarmate dal lockdown decretato nel 2020 per combattere la diffusione della pandemia da Covid-19. E questo in seguito alla constatazione che alcuni articoli sono velocemente scomparsi dagli scaffali dei negozi, perché esauriti.

Il citato Ufficio federale raccomanda a tutta la popolazione di tenere una scorta di viveri per sette giorni. Come comporre questa scorta viene suggerito, ma anche lasciato all’iniziativa e ai gusti personali di ogni famiglia. Ma anche il sentimento di essere attrezzati nel caso di situazioni gravi è molto importante. Molto vivo nel primo dopoguerra, questo sentimento è andato affievolendosi, in particolare presso le giovani generazioni. Per questo l’Ufficio federale ha intensificato le sue informazioni in queste ultime settimane.

D’altro canto si può anche constatare che la minaccia di cali della fornitura di energia elettrica ha provocato un sensibile aumento della domanda di generatori di corrente, impianti fotovoltaici e articoli analoghi. Una crescita enorme, come ha potuto constatare uno dei fabbricanti di prodotti di questo genere.

Il pericolo è più che mai attuale, viste le minacce del presidente russo Putin di usare l’arma nucleare. Ma proprio le conseguenze della guerra in Ucraina hanno suscitato, soprattutto in Europa, l’enorme crescita di cui si diceva, oltre alla forte domanda di prodotti per scorte da rifugio. Un’altra ditta del commercio online, la Galaxus ha constatato che la domanda di scorte alimentari d’urgenza (kit di sopravvivenza) è aumentata tra il 2019 (inizio della crisi pandemica) e il 2021 di quasi il 300%.

Inoltre, da quando il capo del Dipartimento federale dell’economia Guy Parmelin ha ventilato (lo scorso ottobre) la possibilità di difficoltà nella fornitura di elettricità, la domanda di impianti fotovoltaici, con funzione di copertura di casi di necessità, è esplosa. La stessa Galaxus ha constatato questa crescita accompagnata da quella di impianti solari mobili. In particolare aziende agricole e proprietari di case monofamiliari si preparano per il caso grave. Lo stesso ufficio federale nota questa evoluzione, aggiungendo il consiglio di mantenere le scorte di generi alimentari per sette giorni e intensificando l’informazione della popolazione.

Storicamente le scorte di viveri sono collegate a tempi di guerra. Ma dopo la seconda guerra mondiale, in alcuni momenti della cosiddetta Guerra fredda che l’hanno seguita, le tensioni sono tornate a far parlare di sé. Per esempio, nel 1956, con la crisi del canale di Suez, in Svizzera si è richiamata la necessità di scorte, come parte integrante della difesa economica del paese. Si è però contato molto, come in altre occasioni, sul senso di responsabilità del singolo, in particolare delle donne, in quanto gestori dell’economia domestica.

Negli anni Cinquanta si è però anche indetto un concorso per trovare uno slogan efficace per le campagne a favore delle scorte. Si ebbero ben 45’000 suggerimenti, nelle quattro lingue nazionali, che vennero poi utilizzati fino al 1980 per le campagne di sensibilizzazione dell’Ufficio federale. Non mancarono le critiche, conseguenti a un calo della sensibilità pubblica nei confronti delle crisi internazionali. Solo negli anni 2000 si riprese con una certa intensità a ricordare la necessità di scorte. E questo nonostante ci fosse già stata la crisi di Chernobyl e praticamente nessuno, nonostante il conflitto nell’ex Jugoslavia, temeva più una guerra al centro dell’Europa. Sentimento ora smentito dall’attacco russo all’Ucraina. Tuttavia, già nel 2017 un’inchiesta dell’Ufficio federale constatava una buona consistenza di riserve nelle famiglie svizzere, magari anche solo per prudenza e per approfittare degli sconti di quantità. Il duro lockdown del 2020 ha accentuato comunque la tendenza a procurarsi scorte, talvolta con qualche esagerazione, al punto da provocare la curiosa crisi della «carta igienica», diventata improvvisamente rara in molti negozi.

Una reazione più psicologica che economica, dal momento che, in caso di grave crisi, le riserve obbligatorie della Confederazione possono coprire le prime fasi di penuria. Anzi, questo correre di tutti a procurarsi beni, magari non indispensabili, potrebbe contribuire ad aggravare la crisi. E una delle funzioni delle scorte d’emergenza è proprio quella di evitare questi fenomeni di accaparramento che ostacolano un normale rifornimento delle famiglie. La Svizzera conta sempre molto sulle responsabilità individuali e per questo ricorda la necessità delle scorte individuali. Oggi siamo ancora una volta minacciati, non solo dalla possibile crisi energetica, ma anche da quella dei rifornimenti normali. Quest’ultima, già in atto prima della guerra in Ucraina, è stata provocata proprio dalla pandemia.