La valle dei Valser

Imboccata la Valle Rovana da Cevio, per tutti i 15 km della sua lunghezza si scopre un mondo sospeso nel tempo. Caratteristici villaggi in pietra, splendidi prati terrazzati ed importanti palazzi storici sorprendono chi risale attraverso la valle ticinese che nel corso dell’ultimo secolo ha conosciuto il maggior spopolamento. Subito dopo Cevio, lasciato il fondovalle, il traffico si fa meno intenso e una serie di tornanti permette di superare un importante dislivello. Giunti a Linescio si rimane impressionati dagli oltre 25 km di muri a secco che caratterizzano il primo villaggio della Valle Rovana. La strada prosegue attraverso boschi di castagno e prati sino a Cerentino dove ci si trova ad un bivio. Dal centro del villaggio verso ovest si sviluppa una piccola strada che passando da Campo Vallemaggia conduce sino a Cimalmotto. Proseguendo sulla via principale si affronta invece la salita che porta al villaggio walser di Bosco Gurin. Unico paese ticinese in cui si parla tedesco, Bosco Gurin, rinomata stazione invernale, sta cercando di proporsi anche come meta turistica primaverile ed estiva.


Una sosta nel passato rurale della Cà Vegia

Turismo alternativo - In Val Rovana ha aperto i battenti una casa di vacanza risalente al 1600 e ricostruita minuziosamente dai proprietari che ne hanno mantenuto lo stile arcaico. Nelle otto stanze matrimoniali niente elettricità, aria condizionata o Wi-Fi per un soggiorno immerso nella natura e nella storia
/ 02.08.2021
di Mauro Giacometti

Imboccata la Valle Rovana da Cevio, per tutti i 15 km della sua lunghezza si scopre un mondo sospeso nel tempo. Caratteristici villaggi in pietra, splendidi prati terrazzati ed importanti palazzi storici sorprendono chi risale attraverso la valle ticinese che nel corso dell’ultimo secolo ha conosciuto il maggior spopolamento. Subito dopo Cevio, lasciato il fondovalle, il traffico si fa meno intenso e una serie di tornanti permette di superare un importante dislivello. Giunti a Linescio si rimane impressionati dagli oltre 25 km di muri a secco che caratterizzano il primo villaggio della Valle Rovana. La strada prosegue attraverso boschi di castagno e prati sino a Cerentino dove ci si trova ad un bivio. Dal centro del villaggio verso ovest si sviluppa una piccola strada che passando da Campo Vallemaggia conduce sino a Cimalmotto. Proseguendo sulla via principale si affronta invece la salita che porta al villaggio walser di Bosco Gurin. Unico paese ticinese in cui si parla tedesco, Bosco Gurin, rinomata stazione invernale, sta cercando di proporsi anche come meta turistica primaverile ed estiva.

Se pensate di alloggiare alla Cà Vegia di Cerentino scordatevi i comfort della vita moderna. Niente aria condizionata, Wi-Fi e tantomeno elettricità. Nel «casone» giallo che spicca al centro della frazione Cà di Giuz, con le sue finestre a volta, i balconi in legno con una spettacolare vista sulle montagne della Val Rovana e sul campanile della chiesa parrocchiale, l’aria condizionata arriva naturalmente, dalla brezza che soffia nella valle dei Walser. E la «jacuzzi» la offre il torrente che scorre accanto e si getta a fondovalle nell’affluente della Maggia. Per leggere prima di dormire in uno dei lettoni in legno costruiti a mano delle quattro stanze riservate agli avventori, basta e avanza il lume di una candela. E niente colazione «all inclusive» servita al buffet: c’è il forno per il pane, le marmellate fatte in casa e il camino dove cucinare la polenta da accompagnare allo spezzatino o al formaggio per una calorica cena come necessita a chi s’inerpica per i sentieri di montagna.

È un rifugio antico e fuori dal tempo questa Cà Vegia, ristrutturata e resa perfettamente abitabile da Adriano e Svetlana Beroggi, i coniugi che una dozzina d’anni fa acquistarono questo storico caseggiato, che risale al 1600 ma rimasto disabitato per oltre un secolo. Con le loro mani, il sudore, l’ingegno e la forza di volontà l’hanno fatto rinascere per renderlo una originale casa di vacanza d’altri tempi. «Era praticamente un rudere, con il tetto semidistrutto, le finestre sventrate e le mura che sembravano crollare da un momento all’altro. Mio marito che in passato aveva fatto l’elettricista e poi il falegname, è sempre rimasto affascinato da questa casa. Così, piano piano, pietra su pietra, legno su legno l’abbiamo sistemata, mantenendo però le peculiarità di una casa contadina qual è sempre stata», spiega Svetlana Beroggi. Che aggiunge: «Mura esterne e pareti interne sono state ricostruite con la tipica calcina di questa valle, di color giallastro, quella che si ricava dalle pietre e dalla sabbia di Cerentino. Quanti viaggi con i sacchi in spalla su queste montagne a recuperare la sabbia e renderla utilizzabile per ristrutturare e ricostruire la Cà Vegia. E quante ore di lavoro da parte di mio marito per sistemare gli interni, gli infissi, i pavimenti e i mobili, tutti rigorosamente originali», ci dice.

Dopo dieci anni di restauri eseguiti in proprio, in economia, ma a regola d’arte e con tutta la passione e l’impegno di chi ama le proprie origini e tradizioni, dal 2020 la Cà Vegia di Cerentino è entrata ufficialmente nel circuito dei luoghi d’accoglienza del Canton Ticino. Da maggio a settembre propone le sue quattro camere, con otto letti matrimoniali adatti ad ospitare famiglie numerose e gruppi di amici. Al pian terreno si trova anche una stanza adibita a sala da pranzo, con un’antica pigna restaurata con pietra ollare di Bosco Gurin e una spaziosa cucina. «Una volta questo era il locale più importante della casa: ci si riuniva per stare in compagnia, al caldo e per mangiare. La cucina illuminata dalla fiamma del camino offre tutto il necessario per cucinare quello che si vuole. E se serve possiamo dare una mano, aiutare a preparare la colazione o la cena, rigorosamente con prodotti locali. Ma senza essere invadenti: questa è una casa di vacanza da vivere in tranquillità e il più possibile in autogestione, riscoprendo le tradizioni immersi in una natura per fortuna ancora incontaminata», sottolinea ancora Svetlana che si occupa di ricevere le prenotazioni, organizzare l’accoglienza e della promozione e del marketing, questo sì in chiave moderna e «social».

Al secondo piano invece il bagno è un’oasi di puro relax e anche un’eccezione concessa alla modernità: la doccia la si può fare con l’acqua calda. Per chi preferisce una rinfrescata alla maniera contadina, appena fuori la Cà Vegia campeggia una fontana con acqua corrente che rigenera solo a guardarla. «Abbiamo aperto questa casa d’accoglienza proprio durante il lockdown ed eravamo chiaramente preoccupati. Dopo tanto lavoro arriva una pandemia a bloccarci sul più bello, quando finalmente potevamo aprire le porte della Cà Vegia ai turisti e veder concretizzato il nostro sogno. E invece, vuoi perché la gente cercava di isolarsi, vuoi perché tornava ad apprezzare la natura, l’estate scorsa abbiamo avuto una buona affluenza. Soprattutto clientela confederata, ma anche qualche ospite ticinese alla riscoperta del nostro territorio che decideva di soggiornare due o tre giorni da noi prima di tornare alla routine quotidiana. E anche da questa primavera, con l’aggiunta dei turisti germanici che chiedono informazioni e prenotano per l’estate, possiamo ritenerci soddisfatti di come sia accolta questa nostra proposta di un soggiorno d’altri tempi», sottolinea la proprietaria e gerente.

La Cà Vegia di Cerentino non è adatta a tutti. È per turisti curiosi, nostalgici, «on the road», naturalisti, amanti del trekking o semplicemente alla ricerca di pace e tranquillità che scelgono un soggiorno fuori dal mondo e fuori dal tempo per tornare ad apprezzare una civiltà quasi perduta come quella montana. «Intendiamoci, questa è una casa antica, spartana, ma è proprio questo il suo fascino. È un’esperienza originale da vivere fino in fondo, consapevoli di fare un salto di secoli nel passato, dimenticando per qualche giorno la vita frenetica, la tecnologia, il traffico», dice ancora Svetlana mentre osserva con orgoglio il suo «casone giallo», vale a dire ciò che lei e suo marito sono riusciti a valorizzare con sacrificio e una buona dose di determinazione nella loro valle, nel loro villaggio. Un paese montano, quello di Cerentino, che soprattutto adesso che accudiscono e gestiscono la Cà Vegia non hanno nessuna intenzione di abbandonare.