Più donne in uniforme

Esercito e protezione civile - Due giornate informative, il 4 e l’11 settembre, rivolte alle donne che intendono impegnarsi a favore della sicurezza della popolazione
/ 16.08.2021
di Stefaia Hubmann

Entrare a far parte dell’esercito o magari optare per un servizio a favore della sicurezza della popolazione. Per le giovani donne ticinesi interessate a fornire il loro contributo sono previste come ogni fine estate due giornate informative organizzate dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione. Si terranno il 4 e l’11 settembre a Rivera e permetteranno di scoprire le numerose funzioni dell’esercito, come pure settori d’intervento esterni presentati dai rispettivi partner operanti sul territorio. Quanto a un possibile obbligo di leva per le donne, sollevato a luglio dal presidente della Società svizzera degli ufficiali Stefan Holenstein, i responsabili delle citate giornate Stefano Fedele, comandante di circondario del Servizio degli affari militari e del comando di circondario, e Giuseppe Prezzemoli, caposervizio della protezione civile, evidenziano piuttosto l’opportunità offerta dalle giornate informative di conoscere l’attività dei diversi servizi e soprattutto la necessità di riflettere sul fatto che in determinate circostanze la società ha bisogno della mobilitazione di tutti i suoi membri a prescindere dalle differenze di genere o di altra natura.

L’emergenza Coronavirus dell’anno scorso ha evidenziato questa realtà, senza però che la temporanea sospensione del reclutamento influisse sul grado di abilità dei giovani ticinesi al servizio militare e a quello di protezione civile, grado che con un leggero aumento ha raggiunto complessivamente l’81,1%. Un valore in media con quello nazionale che si attesta all’81,4%, (73% per il servizio militare più 8,4% per quello di protezione civile). In aumento anche la partecipazione volontaria delle ragazze alle giornate informative fissatasi all’8%. «Essendo stato il Ticino fra i primi cantoni a organizzare questi incontri – spiega Stefano Fedele – la partecipazione alle nostre giornate è in percentuale fra le più alte della Svizzera. In cifre nel 2020 abbiamo superato il centinaio con 108 presenze».

Gli effettivi delle donne ticinesi reclutate annualmente sono da parte loro passati dalle poche unità dei primi anni di introduzione del concetto integrato (formalizzato nel 2004) a una trentina. Gli uomini sono invece circa 1500. L’esercito svizzero conta nel complesso poco più di 140mila persone di cui lo 0,9% è rappresentato da donne. Una proporzione che il Dipartimento federale della difesa intende aumentare con un ambizioso obiettivo del 10% entro il 2030. I dati relativi alla scuola reclute estiva indicano per il terzo anno consecutivo un aumento (però contenuto) del numero di donne che hanno raggiunto quest’anno le 243 unità.
Per migliorare l’integrazione del genere femminile nell’esercito sono stati compiuti diversi progressi, ad esempio introducendo un ciclo di reclutamento settimanale. Giuseppe Prezzemoli, responsabile del reclutamento della protezione civile, precisa come questa decisione faciliti l’inserimento nelle due scuole reclute (estiva e invernale) della durata di quattro mesi. «La donna (svizzera, maggiorenne e dichiarata abile in occasione del reclutamento) può accedere a qualsiasi funzione purché disponga dei requisiti necessari e superi i relativi test medici, sportivi e psicologici». Il collega Stefano Fedele precisa come a livello svizzero le donne abbiano ormai sperimentato quasi tutte le funzioni. «Notiamo che si preparano molto bene, con impegno e determinazione. Sono spesso motivate dalla ricerca di un complemento alla loro formazione e in alcuni casi preferiscono persino rinviare l’entrata in servizio per completare la preparazione, ad esempio con uno stage linguistico».

La conoscenza delle lingue è sicuramente un vantaggio, considerato che la possibilità di svolgere la scuola reclute in lingua italiana è limitata alle formazioni «ticinesi»: fanteria, salvataggio, artiglieria, logistica e truppe sanitarie. Secondo i nostri interlocutori il servizio militare rappresenta in realtà un’opportunità per consolidare le proprie conoscenze in un’altra lingua. Giuseppe Prezzemoli: «Alcuni settori, come quello sanitario o delle trasmissioni, sono molto tecnici ed è dunque indispensabile conoscere bene la lingua nella quale viene impartita la formazione. Nell’aviazione invece la lingua di riferimento è l’inglese. In generale più la funzione è complessa, maggiore è l’importanza della conoscenza di più lingue». Le funzioni nell’esercito svizzero sono circa 140, di cui meno di 40 possono essere svolte sapendo solo l’italiano.

Le considerazioni dei due intervistati si intrecciano, poiché rappresentano due servizi complementari che operano in stretta collaborazione anche per quanto riguarda le giornate informative riservate alle ragazze. Esse si svolgono infatti nel centro di istruzione della Protezione civile a Rivera, dove durante gli incontri si punta a favorire sia un passaggio di informazioni da donna a donna, sia una differenza d’età ridotta fra professioniste/i e possibili candidate. Aggiunge Stefano Fedele: «Alle partecipanti, che ricevono una lettera informativa a 17 anni e l’invito alla giornata l’anno seguente, viene spiegato il ruolo dell’esercito e il senso della loro partecipazione. Si precisano pure le condizioni di reclutamento e come orientarsi a livello di funzioni. Queste ultime sono molteplici: alcune specialistiche, altre generaliste, altre ancora da “retrovia”, come la logistica, la cucina o la contabilità». Durante la giornata è previsto anche l’incontro con partner attivi sul territorio nella protezione della popolazione a loro volta in grado di assicurare una formazione ai volontari. «Sono presenti rappresentanti di polizia, pompieri, servizi ambulanza e protezione civile».

Questi settori sono più flessibili e meno impegnativi in termini di tempo, per cui possono rappresentare un’interessante alternativa per il genere femminile, già molto sollecitato nel conciliare lavoro e famiglia. La mobilitazione delle donne durante la crisi del Coronavirus ha rappresentato un segnale positivo da cogliere per avvicinarle ulteriormente soprattutto all’attività della protezione civile. Anche quest’ultima – annuncia il suo responsabile – organizzerà quindi a ottobre due giornate informative mirate.

Se quest’estate alla ribalta della cronaca è salita la questione femminile con la proposta di rendere il servizio militare obbligatorio anche per le donne, l’esercito è vieppiù confrontato con altre situazioni legate al genere. Come spiega Stefano Fedele è necessario trovare soluzioni anche per le persone che cambiano sesso e desiderano comunque completare il servizio. «Sono sfide nuove alle quali ci si deve adeguare dal punto di vista culturale, normativo e formativo».

Confrontati con un calo degli effettivi, legato in larga misura ai criteri più selettivi per sancire l’abilità al servizio, esercito e protezione civile cercano, nel quadro delle norme attualmente in vigore, di incentivare tutte le persone indipendentemente dal loro genere a mettersi a disposizione a beneficio di tutta la popolazione.

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