Emozioni in altalena

Sport - Ai Giochi Olimpici di Tokyo, una Svizzera dai due volti ci ha fatto vibrare, sognare, trepidare
/ 16.08.2021
di Giancarlo Dionisio

Prima settimana: dodici medaglie. Seconda settimana una. Morale: se avessi dovuto stilare un bilancio intermedio per la squadra elvetica, sarei stato costretto a inventare nuovi aggettivi, nuove metafore, per descrivere la valanga di allori. Donne: dieci medaglie. Uomini: tre. Morale: le nostre ragazze hanno trascinato di peso la delegazione elvetica. Non sono in grado di individuarne le ragioni, se non l’accessibilità a un numero crescente di discipline per le atlete, con il conseguente aumento della massa critica. Prendo il dato con soddisfazione.

Sono in gran parte medaglie provenienti da settori in cui il «gap» finanziario fra uomini e donne è minimo. L’auspicio è che prendano l’esempio anche gli sport, come calcio e hockey su ghiaccio, in cui il baratro è profondo. Le nostre ragazze sono entrate rapidamente nel mood olimpico. In apertura è giunto il bronzo della tiratrice Nina Christen, capace in seguito di conquistare anche l’oro nella carabina da 50 metri.

Sempre nei primi giorni abbiamo gioito per i trionfi storici delle nostre Bikers, che hanno acceso di rossocrociato l’intero podio. L’oro, l’argento e il bronzo di Jolanda Neff, Sina Frei e Linda Indergand ci hanno proiettato nella leggenda e hanno confermato l’eccellenza della nostra scuola, che si è fregiata pure dell’argento di Lukas Flückiger. La sua prestazione ha stemperato la delusione per la mancata presenza sul podio di Nino Schurter, il più grande di tutti i tempi.

Il mondo del pedale ci ha regalato anche l’argento nella cronometro di Marlen Reusser, trentenne dottoressa in sella da poco più di cinque anni. E il bronzo di Nikita Ducarroz nella BMX Free Style. Come dire che siamo stati abili tanto nella tradizione, quanto nell’innovazione. Da come in Svizzera e in Ticino i Giochi erano seguiti e commentati sui social durante quella folle, pirotecnica prima settimana, pareva che il paese fosse in una sorta di trip psichedelico. Il mondo stava girando come volevamo noi. Belinda Bencic, eterno talento a corrente alternata, ha ritrovato il meglio di sé, giocando moltissimo e divinamente. La tennista sangallese ha conquistato l’oro nel singolo, e ha trascinato Viktorija Golubic all’argento nel doppio. Senza Federer e Wawrinka chi se lo sarebbe aspettato?

Dal canto loro, i nuotatori, in una disciplina in cui il più delle volte sono stati chiamati a fungere da comparse, hanno riportato in patria due medaglie di bronzo. Attesa quella del veterano Jérémy Desplanches, sorprendente, quasi insperata quella del 20enne ticinese Noè Ponti. Era da Sydney 2000 – argento nel tiro del malcantonese di adozione Michel Ansermet – che la Svizzera italiana non lasciava il segno in un’edizione estiva dei Giochi.

Intenzionato a partire per gli Stati Uniti, alla rincorsa di un’ulteriore crescita, Noè guarda avanti. Immenso, gigantesco, simpaticissimo, straordinario comunicatore nel suo essere semplice e spontaneo, l’esponente della Nuoto Sport Locarno non è stato l’unico eroe della Svizzera italiana. Il quinto posto di Ajla Del Ponte nella finale dei 100 metri, seguita dalla compagna Mujinga Kambundji, condito dal quarto della staffetta 4 x 100, che ha fatto sgorgare lacrime di delusione sul volto della nostra sprinter, ha un peso specifico inimmaginabile. Giovane, prima europea, capace di competere con le atlete-jet afroamericane geneticamente più predisposte a sforzi brevi ed esplosivi, Ajla può guardare a Parigi 2024 con giustificato ottimismo.

Così come il 23enne Filippo Colombo. Il suo pur confortante dodicesimo posto nel Cross Country è figlio di un grave incidente occorsogli due mesi prima dei Giochi. Il suo vero valore, già noto agli appassionati della MTB, Filippo lo confermerà presto a Europei e Mondiali. Che dire poi di Ricky Petrucciani? Alzi la mano chi, un mese fa, aveva sentito parlare di lui. In poco tempo ha conquistato il titolo europeo U23 sui 400 metri piani e il quattordicesimo rango assoluto ai Giochi. Ricky, 21 anni, era il più giovane fra i 24 semifinalisti, ed è stato il terzo miglior europeo. Ambizioni allo Zenith.

Non calano neppure quelle di Michele Niggeler. Lo spadista dello Scherma Club Lugano ha subìto lo scotto del debutto nella prova individuale, ma è stato il migliore dei nostri in quella a squadre. A 29 anni ha spazio per fissare nuovi obiettivi prestigiosi. Probabilmente non sarà così per Maria Ugolkova. La nuotatrice moscovita trapiantata in Ticino, a 32 anni ha disputato con grande dignità le ultime gare olimpiche della sua carriera ricca di soddisfazioni.

Il magro bottino della seconda settimana, illuminata «solo» dal bronzo nel Beach Volley di Anouk Vergé-Dépré e Joana Heidrich, credo sia frutto del caso. Il programma olimpico è un «puzzle» così come lo è una Delegazione relativamente piccola e composita come quella elvetica, che, per definizione, non può avere nell’omogeneità la sua arma migliore. In fondo, negli ultimi giorni, sono mancate soprattutto le medaglie dei nostri cavalieri, tradizionalmente abituati a flirtare con il podio. Poco male.

Il bilancio globale è comunque da Mille e una notte. È il risultato del lavoro eccellente all’interno delle singole federazioni, così come della sempre più stretta collaborazione fra l’Esercito e la Scuola sportiva nazionale di Macolin. C’è solo un tarlo che mi rode. Il fatto che il meccanismo di sostegno finanziario e strutturale a ogni singola disciplina, da parte di Swiss Olympic, si misuri con i successi. Chi vince guadagna. Chi non vince, perde credito. Ciò può scatenare stress da prestazione, con relative difficoltà nel pianificare a lungo termine. Ma questi sono temi che andranno discussi in altre sedi.

Oggi è tempo di festa, gioia e gratitudine. La magia di Olimpia ha colpito ancora. Per due settimane ci ha regalato gli splendori, facendoci dimenticare le miserie. Spenta la fiaccola, finita la fiaba. Si torna alla realtà. In attesa dei Giochi Paraolimpici.