Dove e quando
Ernst Ludwig Kirchner e la grandiosità della montagna, Fondazione Gabriele e Anna Braglia, Riva Caccia 6, Lugano, fino al 31 luglio 2021 (gio,ve,sa 10-12.45 e 14-18.30), mostra e catalogo a cura di Gaia Regazzoni Jäggli. Catalogo © 2021 Fondazione Gabriele e Anna Braglia, Lugano e Hirmer Verlag, Monaco di Baviera. www.fondazionebraglia.ch; www.kirchnermuseumdavos.ch

Carla Burani, luganese, dirige il Kirchner Museum Davos dal settembre 2019 (Didier Ruef)


La montagna interiore di Kirchner

Alla Fondazione Braglia il percorso intimistico dell’espressionista tedesco
/ 19.04.2021
di Elena Robert

La passione per l’arte di Gabriele Braglia, stimato collezionista a Lugano, ha riportato sulle rive del Ceresio Ernst Ludwig Kirchner (Aschaffenburg 1880-Davos 1938), il maggiore esponente dell’Espressionismo tedesco, fondatore del Gruppo Die Brücke e ispiratore del Gruppo degli espressionisti svizzeri Rot-Blau. Un ritorno nell’area italofona dopo la retrospettiva della Città di Lugano nel 2000 alla Malpensata e quella del 2002 alla Fondazione Mazzotta a Milano.

Con la mostra Kirchner e la grandiosità della montagna la Fondazione Gabriele e Anna Braglia ha fatto ancora centro promuovendo un’iniziativa di notevole spessore culturale, frutto per la prima volta di un’importante collaborazione con un’istituzione museale svizzera, il Kirchner Museum Davos. Da qui proviene un cospicuo numero di opere, completate da prestiti tramite la Galerie Henze & Ketterer di Wichtrach/Berna i cui membri della famiglia, eredi di Roman Norbert Ketterer, seguono le orme di quest’ultimo nella gestione del Lascito di Kirchner.

Dopo gli anni di Dresda e Berlino, a seguito di un esaurimento psico-fisico, l’artista si autoesilia a Davos trascorrendovi metà della sua breve esistenza, dal 1917 al 1938, anno in cui si toglierà la vita. Nell’ambiente alpino e allora autentico del paese di montagna grigionese le sofferenze gli concederanno un po’ di tregua aiutandolo a ritrovare i suoi ideali spirituali e persino a rinnovare la sua creatività, fino a quando cederà nuovamente alla malattia e alla morte, angosciato dal periodo bellico, dall’ascesa al potere del nazionalsocialismo e dai sequestri di centinaia di sue opere in Germania, molte delle quali esposte nella mostra diffamatoria Entartete Kunst (l’«arte degenerata») del 1937 e poi distrutte.

Nel significativo nucleo di opere dell’Espressionismo tedesco riunito negli anni dai coniugi Braglia (66 sulle oltre 160 della collezione) mancava un Kirchner notevole come quello acquisito dalla Fondazione nel 2019 dal titolo Heimkehrende Ziegenherde (Gregge di capre che torna a casa) del 1920, che per dimensione spaziale, forza e luminosità dei colori, parrebbe ispirato dall’utopia della rinascita. L’opera trova una collocazione ideale nell’esposizione dedicata proprio al periodo di Davos di Kirchner, uno dei meno conosciuti dal grande pubblico. Il taglio è legato al gusto dei collezionisti, perché focalizzato sulla montagna, tra l’altro tanto cara ai coniugi Braglia, e la sua monumentalità. Questa viene interpretata con una scelta di opere su quattro temi: i pastori, la vita, i personaggi e il paesaggio alpini. La montagna di Kirchner attraverso l’Espressionismo e la sua anima si fondono in un percorso di 67 lavori, tra dipinti, opere di carta, fotografie dell’artista, uno dei suoi album fotografici e due preziosi quaderni di schizzi.

L’esposizione e la monografia che l’accompagna, curate con sensibilità dalla responsabile artistica della Fondazione, Gaia Regazzoni Jäggli, faranno parlare di sé. Nel momento storico di grandi cambiamenti che stiamo vivendo, questa iniziativa culturale diventa inevitabilmente spunto di riflessione sul nostro bisogno di connetterci maggiormente con la natura e noi stessi, concetti propri anche dell’Espressionismo e di Kirchner, consentendoci di partecipare con uno sguardo nuovo al lavoro dell’artista. E si apre anche in area italofona una prospettiva di sviluppo sull’interesse e gli studi su Kirchner, che l’approfondito contributo critico di Manuela Kahn-Rossi nella monografia lascia ben sperare.


Nel 2022 una mostra sul mito di Davos 
Nel contesto europeo, ma non solo, il Kirchner Museum Davos si presenta come un’istituzione dinamica, con un profilo e specificità interessanti, a cominciare dall’edificio che lo accoglie, del 1992, firmato dai noti architetti zurighesi Annette Gigon e Mike Guyer. La collezione è unica al mondo perché insieme alle opere del periodo Brücke, degli anni di crisi 1915-1918, è dedicata al periodo creativo svizzero 1917-1938 di Davos, luogo dove l’artista espressionista tedesco ha vissuto e lavorato fino alla sua morte prematura. Di Kirchner il museo conserva una quarantina di dipinti, oltre a sculture e opere tessili, 2000 opere su carta, 1500 lastre fotografiche e, di particolare importanza, 160 quaderni con circa 11mila schizzi e disegni. Il museo, visitato da un pubblico internazionale, 18mila visitatori in media ogni anno, è arricchito da un ampio archivio e da una biblioteca in continua crescita.

«Siamo molto attivi nel settore del prestito, essendo ben rappresentato nella nostra collezione monografica l’importante periodo svizzero dell’artista» ci dice Carla Burani: «In parallelo alla ricerca scientifica, promuoviamo di consuetudine due mostre tematiche all’anno. Attualmente e fino al 7 novembre 2021 i lavori dell’artista svizzero Martin Disler (1949-1996) sono presentati in dialogo con una selezione di opere della collezione, per offrire a pubblico e ricercatori l’opportunità di una lettura contemporanea di Kirchner. Una delle due esposizioni del 2022, anno del 30esimo di apertura del museo, tematizza il mito di Davos in Europa e il suo ruolo storico per la cura delle malattie polmonari, le cure termali e gli sport invernali, come meta di artisti e letterati, pensiamo a Kirchner e a Mann, di filosofi e politici. L’abbiamo approntata in collaborazione con il Germanisches Nationalmuseum Nürnberg e altre istituzioni. Ora allestita a Norimberga con un taglio proprio, sarà proposta a Davos dal 28 novembre 2021 al 30 ottobre 2022».

I progetti in cantiere non mancano. «Ci tengo a estendere ulteriormente l’interesse per Kirchner e il museo nell’area europea e in particolare italofona e sensibilizzare pubblico e istituzioni culturali e artistiche in Engadina» annota la direttrice: «Ora che è conclusa la digitalizzazione dei 160 quaderni di schizzi, la completeremo in questi anni per le restanti opere della collezione, che è stata di recente anche oggetto di importanti ricerche sulla provenienza. Guardando al futuro stiamo anche approfondendo lo studio del nuovo management del museo, importante per rafforzare l’identità e l’immagine del nostro polo culturale».

Prima di approdare a Davos Carla Burani è stata direttrice del Museo delle culture extraeuropee a Lugano-Castagnola, conservatrice del Museo cantonale d’arte a Lugano, per la Fondazione Pro Helvetia a Zurigo e ha insegnato al Centro scolastico industrie artistiche a Lugano.