Coronavirus, l’India come il Titanic

Milioni di pellegrini ammassati sulle rive del Gange per la festa indù del Kumbh Mela, poche le mascherine. Nel Paese continuano le celebrazioni religiose, i comizi elettorali e le proteste di piazza mentre i contagi aumentano
/ 19.04.2021
di Francesca Marino

Le immagini sono quelle di sempre, quelle di prima che il Coronavirus cambiasse il mondo: qualche milione di pellegrini, donne, bambini, vecchi e giovani, ammassati dentro a qualche centinaio scarso di metri quadri sulle rive del Gange, ad Haridwar, che aspettano con ansia il loro turno per immergersi nel fiume, possibilmente in uno dei giorni più propizi secondo il complicato calendario che regola il Kumbh Mela. La più grande festa dell’induismo, qualcosa a metà tra una enorme fiera di paese, un circo e il nostro Giubileo plenario. È regolata da precise connotazioni astrali e si tiene in teoria ogni dodici anni.

In mezzo ci sono i Kumbh minori, però, che si tengono ogni tre o ogni quattro anni. Ma «minore» non vuole certamente dire meno affollato: per ogni singolo Kumbh Mela, difatti, milioni di pellegrini provenienti da tutta l’India e spesso anche dall’estero si riversano nella città di volta in volta interessata dall’evento. L’ultimo grande Kumbh Mela si era tenuto ad Allahabad nel 2019: centocinquanta milioni di persone, contate per difetto, avevano partecipato all’evento durante i circa quaranta giorni della sua durata. Nessuno pensava a un nuovo Kumbh Mela, perdipiù un anno prima del consueto, in piena pandemia. Ma invece, tra polemiche roventi, «la più grande festa dell’induismo» è andata di nuovo in scena ad Haridwar. Con treni speciali per i pellegrini provenienti da tutto il Paese e del tutto teoriche ferree misure di sicurezza. Teoriche perché – nonostante il Governo abbia imposto un test negativo a chiunque arrivi in città, l’uso di mascherine, un complicato sistema di telecamere a riconoscimento facciale per beccare e sanzionare i trasgressori – è praticamente impossibile, visti i numeri e visto lo spazio limitato, fare osservare anche una sola di queste misure.

«Rischiamo di provocare un massacro se fermiamo qualcuno», sostengono alcuni agenti di polizia. Senza contare che è improbabile riuscire a imporre a sadhu e naga baba vari (gli asceti) una qualunque misura precauzionale. I milioni di fedeli sono convinti che la santità di madre Gange li proteggerà dal virus. Per il momento però centinaia di devoti – inclusi una decina di santi uomini molto famosi e Yogi Adityanath, il primo ministro dell’Uttar Pradesh – sono risultati positivi alla Covid.

E Haridwar ha registrato mille nuovi contagi in un giorno, mentre l’India viveva, ancora una volta, la sua giornata più nera: 184’372 nuovi casi di Coronavirus e un migliaio di morti, che portano la più grande democrazia del mondo a essere seconda soltanto agli Stati uniti per numero di contagi. Politici e scienziati denunciano la penuria di medicinali e ossigeno, a Delhi vengono nuovamente imposte alcune misure restrittive mentre in Maharashtra, lo Stato più colpito, è stato reimposto un coprifuoco più o meno stretto.
Intanto, in altre parti del Paese, come nel Bengala occidentale, si continuano a tenere comizi in vista delle prossime elezioni nello Stato e i bagni di folla, per politici di ogni schieramento, sono la norma. Così come le affollatissime proteste di piazza, i matrimoni in cui, nonostante il numero degli ospiti sia per legge stato limitato a cinquanta, nessuno pensa nemmeno lontanamente a indossare una mascherina o a tenersi a distanza. Come le celebrazioni di Shivaratri e Holi a Benares e non solo, in cui migliaia e migliaia di persone si sono affollate per le strade a celebrare la festa religiosa con il dovuto fervore. Nonostante i divieti. Eppure a fine febbraio pareva che tutto fosse finito o quasi e l’India sembrava, anche rispetto a molti Paesi europei, una specie di modello da seguire. Era passata difatti dall’avere il più alto numero di contagi dopo gli Stati uniti a meno di diecimila casi al giorno: pochissimi, su una popolazione di quasi un miliardo e quattrocento milioni di persone.

Le morti, percentualmente poche rispetto a quelle registrate in Occidente, erano scese sotto i cento casi al giorno. E Delhi, uno dei primi epicentri della Covid, per la prima volta da mesi non registrava alcun decesso e un bassissimo numero di contagi. Adesso, in piena «seconda ondata» di contagi che si presenta peggiore della prima, con il virus fuori controllo, impazzano anche le polemiche. Sono in molti a criticare il Governo per avere permesso che si celebrasse il Kumbh Mela e ad accusarlo di non fare abbastanza per contenere i contagi. Non solo.

Da sempre più parti si sottolinea l’uso di parametri diversi per differenti cittadini: lo scorso anno i fedeli della Tablighi Jamaat (musulmani) sono finiti sotto inchiesta per aver indetto un grande raduno religioso in piena pandemia, mentre oggi, in piena seconda ondata, la polizia chiude tutti e due gli occhi davanti alla violazione delle misure anti-Covid da parte dei fedeli induisti. Ma il peggio, dicono gli esperti, deve ancora venire: oltre al Kumbh Mela, è cominciato anche il mese di Ramadan che per i musulmani è sinonimo, oltre che di digiuno, di grandi cene tra amici per celebrare la rottura del digiuno suddetto, a cui bisogna aggiungere le varie celebrazioni per il nuovo anno di vari gruppi religiosi ed etnici. La campagna elettorale negli Stati in cui si vota continua a dispetto della Covid, mentre la campagna di vaccinazioni va a rilento. Le varianti del virus si diffondono e l’India, dice qualcuno, tra festival e celebrazioni, elezioni e proteste di piazza, comincia ad assomigliare sempre più alla sala da ballo del Titanic prima del naufragio.