Una testata che ha fatto storia

Illustrazione Ticinese – La Società editrice del «Corriere del Ticino» ne ha acquisito i diritti il 2 agosto 2019
/ 19.08.2019
di Enrico Morresi

Sul numero del 2 agosto, la Società Editrice del «Corriere del Ticino» ha dato la notizia che «Illustrazione Ticinese SA» le ha ceduto i diritti editoriali della «storica testata». Il periodico andrà innanzi a cadenza mensile. È sperabile che «IT» non faccia la fine de «lo Sport ticinese», assorbito e chiuso dopo pochi mesi nel 1973, e dell’«Eco dello Sport» assorbito e liquidato nel 1997. E bisogna pur dire che la vecchia testata – nata nel 1931 – conduce da anni una pallida vita, soprattutto se la si rapporta agli esordi e soprattutto ai 35 anni in cui la condusse Aldo Patocchi (1907-1986), artista silografo e animatore culturale di primo livello durante gli anni del secondo dopoguerra.

Prima del deciso rinnovamento impresso al «Giornale del Popolo» negli anni Sessanta del Novecento da monsignor Alfredo Leber (il laboratorio fotografico in redazione), lo stato dell’informazione visiva sulla carta stampata ticinese era più che povero. Ricordo le lastrine di piombo incise che i tipografi inchiodavano su precarie basi di legno da ficcare tra righe di piombo da mandare in macchina: documento di una povertà che, anche allora, si poteva definire frutto di pigrizia e non solo di indigenza. Da decenni, ormai, la stampa delle immagini aveva conosciuto progressi non solo nel mondo dei periodici. Basta pensare alla «Domenica del Corriere» e all’«Illustrazione italiana». Vantaggio che Patocchi sfruttò a partire dagli anni Trenta e precisamente con «Illustrazione Ticinese», che del resto si stampava a Basilea, presso l’editore Birkhäuser. La stampa in rotocalco permise al periodico di affermarsi. Le sue pagine color seppia, una ventina per settimana, presentavano una parte iconografica dei più svariati interessi: il sestetto di sottufficiali immortalato a conclusione di un corso di formazione, il ritratto di famiglia per il compleanno del nonno sindaco del paese, lo sportivo locale vittorioso in campo nazionale o internazionale (i quattro Riva del calcio in giacca e cravatta, come per il passaporto!), il nuovo ponte sul Vedeggio. Ai divi dello schermo, oppure ai grandi dello sport (Koblet e Kübler i favoriti, naturalmente!) era riservata la foto di copertina, qualche volta anche ai politici di casa (Aleardo Pini, per esempio, dopo la sua elezione a presidente del Consiglio nazionale, nel 1950). «Illustrazione Ticinese» chiedeva le foto di attualità ai migliori professionisti: in prima linea due fotografi destinati a notorietà non solo locale: Vincenzo Vicari e Gino Pedroli, ma pure ad altri, in genere, titolari di negozi di fotografia (il fotoreportage non dava da vivere): Schiefer, Tritten, Rüedi, Piccaluga, Carpi, Steinmann, Lucini.

Agli editori più recenti di «Illustrazione Ticinese» va riconosciuto il merito di una operazione editoriale intelligente, promossa nel 2006 per i 75 anni della testata. Furono pubblicate undici pagine di rievocazione della storia del periodico, incrociandola con quella del Cantone. Vi si ricorda che nel 1931 le prime copie, in vendita nelle edicole, costavano 35 centesimi, fr. 15.60 l’abbonamento annuale (che includeva un’assicurazione sulla vita e contro gli infortuni). Nel 1944 l’abbonato aveva diritto «a un cartamodello ABC gratuito per la realizzazione di un abito a scelta»; dal 1950 il cartamodello fu venduto a parte e costava 40 centesimi.

Lunga vita, perciò, a «Illustrazione Ticinese» entrata a far parte della grande famiglia del «Corriere del Ticino», dove costeggerà le più ardite novità tecnologiche. Pare che l’interesse sia legato alla sua diffusione, ancora più che decente (128 mila lettori certificati dalla REMP). Se tornerà a interessare la massa dei lettori è sperabile ma non è certo: potrebbe essere offerta sugli «smartphones»? Ancora, dovrà convincere – se vorrà tener fede alla sua testata – che esiste un briciolo di panorama ancora da sfruttare nell’universo delle proposte iconografiche fisse e in moto che ci assedia.