(Elia Stampanoni)

Un mondo sotterraneo, buio e fresco

Valmaggia – Oltre sessanta strutture formano il nucleo dei grotti di Cevio, con cantine e anfratti nascosti
/ 20.09.2021
di Elia Stampanoni

Sono molti i paesi della Svizzera italiana che hanno la loro zona dei grotti. Anche la Valmaggia ne è ricca, come per esempio visto su «Azione 28» dello scorso 12 luglio in riferimento ad Avegno. Poco lontano, a Cevio, nei pressi della sede principale del Museo di Valmaggia, il nucleo dei grotti è particolarmente importante. Sono 69 le cantine e gli anfratti ricavati abilmente sotto o tra le pietre affioranti, fra i blocchi di una grande frana derivante da uno stacco di roccia avvenuto nell’antichità.

Uno scoscendimento che lasciò sul terreno enormi sassi, tra i cui interstizi si sono create delle condizioni adatte soprattutto per la conservazione di alimenti. Le temperature sono fresche in estate e miti in inverno, garantite dalle cavità, le quali in Vallemaggia sono dette «fiadairö», come indicato nell’opuscolo Cevio i Grotti, edito dal Museo di Valmaggia e parte della serie Sentieri di pietra. Nei mesi caldi una corrente d’aria fresca entra dalle fessure e mantiene il grotto a una temperatura costante di 10-12 gradi. Un microclima influenzato anche dagli imponenti alberi, tra cui molti castagni, che assicurano l’ombra.

Anche in condizioni di canicola perdurano temperature gradevoli: «Con massimi di temperatura esterna attorno a 30 °C, all’interno la temperatura non sale oltre i 12-13 °C (a dipendenza della cantina)», indica la pubblicazione Vivere tra le pietre, frutto di una ricerca promossa e realizzata dal Museo di Valmaggia nel 2004. L’escursione termica sull’arco di un anno, invece, è di circa 10-15°C, sempre a seconda della cantina, contro i 35 °C e oltre dell’esterno. In inverno, sempre grazie alla presenza degli sfiatatoi naturali, l’aria delle cantine viene aspirata creando correnti ascendenti. Una situazione che, in generale, garantisce temperature sopra lo zero, anche se all’esterno possono facilmente scendere al di sotto.

Si può percepire e gradire la frescura e la ventilazione soprattutto in una calda giornata estiva. I grotti di Cevio, seppure in parte abbandonati, alcuni crollati o minacciati dall’avanzata del bosco, sono collegati da un sentiero tra gradoni, radici e sassi. La via s’inerpica fino alla parte alta, per poi tornare al punto di partenza lungo un tortuoso cammino. Pure lungo il breve anello nei pressi del Museo di Valmaggia (che è proprietario di 13 dei 69 grotti) si possono ammirare dei blocchi giganteschi, di cui uno di circa 10’000 mc, il quale nasconde cantine e protegge con una parete sporgente delle costruzioni rurali, una delle quali accessibile direttamente dal Museo: «Uno straordinario esempio di simbiosi tra la roccia e la presenza dell’uomo», come lo descrive l’opuscolo.

Tra le strutture, distribuite su una superficie di circa due ettari, alcune sono decadenti, altre ben conservate. «Grazie a un restauro conservativo minimo effettuato nel corso degli ultimi anni, alcuni (pochi a dire il vero) vengono sporadicamente utilizzati per la conservazione dei prodotti locali», precisa Elio Genazzi, presidente del Museo di Valmaggia. L’opuscolo del percorso segnala anche le importanti opere di terrazzamento e di bonifica che permisero di ricavare delle piccole superfici piane su cui falciare l’erba, oltre che facilitare l’accesso ai grotti e alle cantine.

In un grotto sono ancora presenti delle botti di legno in cui si conservava il vino, in altri si possono notare tracce dell’attività umana, mentre negli spazi esterni sono frequenti tavoli e panche in pietra, dove la gente trascorreva qualche ora di riposo al fresco. Durante la visita si rimane impressionati da come l’uomo abbia saputo sfruttare ogni anfratto possibile, andando anche a incunearsi a profondità notevoli: «un mondo sotterraneo, buio e fresco, poco appariscente ma di grande importanza», riporta l’opuscolo edito dal Museo Valmaggia che, in collaborazione con il Patriziato di Cevio-Linescio e del Comune di Cevio, sta pensando a un progetto di ripristino generale dell’intera area dei Grotti. «Lo scopo – racconta Genazzi – è la salvaguardia e la valorizzazione dell’area boschiva, comprendente pure una bonifica forestale, il ripristino e la pulizia dei sentieri esistenti al fine di rendere la zona più facilmente accessibile sia al turista sia alla popolazione indigena». Con questo si vorrebbe valorizzare ulteriormente il patrimonio architettonico rurale e ridare vita al comparto con anche un percorso didattico.

Altri spunti d’interesse sul territorio sono suggeriti dal pieghevole Cevio e gli argini, anch’esso realizzato nell’ambito della collana Sentieri di pietra. Un’iniziativa dell’Associazione dei Comuni valmaggesi che a Cevio mette in evidenza, oltre ai grotti, altri elementi della vita rurale: per esempio le caraa, vie costruite prevalentemente con ciottoli che collegavano tra loro le diverse frazioni o il lavatoio. Ci sono poi gli argini realizzati lungo i fiumi Maggia e Rovana che furono costruiti dal 1868 per salvaguardare i villaggi, il territorio e le vie di comunicazione dagli straripamenti dei fiumi. Si tratta di manufatti notevoli, considerando che «a quei tempi non esistevano mezzi meccanici e il treno non era ancora giunto in Valle. Trasportare e accatastare enormi lastre di pietra, scavare manualmente l’alveo del fiume per poterlo deviare e gettare le fondamenta degli argini, poteva rivelarsi impresa assai ardua». Costruzioni che ancora oggi svolgono egregiamente la loro funzione e sono un ulteriore testimonianza dell’ingegno e dell’operosità della popolazione a difesa e salvaguardia del proprio territorio.