La libertà all'ombra dei vaccini

Intervista – Il professore di Filosofia morale Sergio Filippo Magni riflette sul tema della libertà di scelta individuale di fronte ai vaccini
/ 15.03.2021
di Laura Di Corcia

Sono mesi ormai che assistiamo alla discussione incentrata sul tema dei vaccini e della libertà. È giusto che, in nome di un bene collettivo, il singolo individuo possa essere privato della libertà di scelta? Così facendo, non rischiamo di mettere in crisi un valore fondamentale per l’Occidente, quello, appunto, della libertà? Per fare chiarezza su questo tema e proporre uno spunto di riflessione interessante, abbiamo discusso con Sergio Filippo Magni, Professore associato di Filosofia morale all’Università di Pavia, invitato a esprimersi sul tema dalla Fondazione Sasso Corbaro, in una conferenza on line tenutasi lo scorso gennaio e inserita nel ciclo «Le parole della pandemia».

Professor Magni, quando parliamo di vaccini spesso ci soffermiamo sul tema della libertà. Ma dietro questa parola emergono sfumature di significato diverse. Di cosa parliamo, quindi, quando parliamo di libertà?
Il concetto di libertà di cui parliamo quando ci riferiamo ai vaccini è molto lontano dal concetto metafisico, filosofico, del libero arbitrio. Per quanto riguarda il tema qui in discussione, mi concentrerei più che altro sulla libertà di scelta del soggetto. O meglio, sulla libertà sociale del soggetto rispetto ai vincoli posti da altri soggetti. Il nocciolo della questione è questo, ovvero se ci possa essere una libertà di scelta di vaccinarsi o di non vaccinarsi. E se appunto questo riferimento essenziale che noi facciamo alla libertà come elemento fondamentale nella costruzione delle nostre società debba essere esteso anche alla libertà del soggetto di accettare di vaccinarsi o di non vaccinarsi nel pieno di una pandemia.

La libertà, però, è un valore politico fondamentale.
Questo effettivamente nessuno lo mette in dubbio. Ma fino a che punto questo valore è assoluto? Fino a che punto, in altre parole, il valore della libertà può essere inteso come prioritario rispetto ad altri valori? Riformulo la domanda: la libertà di scelta del soggetto può estendersi fino alla decisione di rifiutare di vaccinarsi?

In effetti questo è quello che sentiamo dire da chi ritiene che l’imporre un vaccino sia qualcosa che mina la libertà di scelta dei cittadini.
Credo che però questo sia un modo sbagliato di porre la questione. Nei nostri contesti sociali non ci sono infatti valori unici e assoluti. La questione, per essere affrontata in modo serio, andrebbe quindi calata in un’ottica pluralistica in cui anche valori che noi riteniamo importanti, come quello della libertà di scelta del soggetto, devono coesistere con valori altrettanto importanti. E in questo momento sull’altro piatto della bilancia abbiamo la salute. Se il vaccino è sicuro ed efficace, così come la scienza suggerisce, esso protegge non solo la salute della persona, ma anche quella degli altri, dando un contributo importante nella riduzione della trasmissione del virus.

Scegliendo di non vaccinarmi, quindi, io sceglierei non solo di trascurare la mia salute, ma anche quella del mio prossimo…
Esattamente. Si pone quindi un dilemma, di fronte ai rifiuti radicali di vaccinarsi: ovvero se l’appello alla libertà di scelta sul vaccino possa essere così forte da sopravanzare un valore altrettanto importante come quello della salute (e non solo della salute propria, ma anche di quella degli altri). E quindi se il rispetto di un valore certamente fondamentale come quello della libertà di scelta possa essere sostenuto anche laddove il rispetto di questa libertà arrechi un danno ad altri soggetti.

I dilemmi hanno questa natura ambigua e spesso la soluzione ci sfugge dalle mani appena la troviamo.
Per quanto riguarda i vaccini possiamo richiamarci al cosiddetto «principio del danno», principio che è alla base di quella corrente filosofica, di pensiero, ma che poi è diventata anche politica, che è il liberalismo. Il quale ha accettato il valore della libertà, sì, ma non come valore assoluto. La libertà del singolo va limitata quando procura danni agli altri. Questo è il cuore del dilemma etico. La libertà è un valore al quale non vogliamo rinunciare, insieme ad altri, e quindi ogni volta bisogna valutare quanto e fino a che punto questo valore possa essere sacrificato per sostenere un altro valore. Se guardiamo le cose da questa prospettiva, in presenza di malattie gravi e potenzialmente mortali, vaccinarsi diventa un obbligo morale.

Il suo intervento, però, ruotava attorno a due concetti: quello della libertà da una parte, e quello della responsabilità dall’altro.
Il concetto di responsabilità morale si può articolare in due modi diversi. Può essere fatto valere in senso prospettivo, guardando quindi in avanti, e in senso retrospettivo, guardando indietro. Una persona può essere moralmente responsabile per una cosa che non ha ancora fatto (noi siamo responsabili di quello che faremo verso le generazioni future) o per qualcosa che sta dietro di lei, che ha già fatto. In entrambi i casi, un individuo è moralmente responsabile nella misura in cui rispetta o infrange degli obblighi morali. Tornando al tema dei vaccini, in certe condizioni io posso sostenere che c’è un obbligo morale di non danneggiare gli altri e quindi di sottoporsi al vaccino. Questa responsabilità morale diventa una responsabilità sociale.

Riassumendo, se la libertà di scelta del singolo porta un danno ad altri, il valore della libertà può essere sacrificato in vista di un bene collettivo. Come mai secondo lei questo concetto, relativo alla collettività, oggi è impallidito fino a quasi sparire?
I nostri valori fondamentali sono valori relazionali, che si pongono in relazione agli altri. Anche il valore della libertà. Di fronte a sistemi sociali oppressivi di fondamentali libertà individuali, nel corso del Novecento si è reagito affermando il valore della libertà come un valore unico e assoluto. Ma come dicevo, è una illusione ottica: l’affermazione di una qualsiasi libertà di qualcuno limita altre libertà rivendicabili da altri. E il problema diventa quello di definire una scala di priorità tanto in una dimensione pubblica, quanto in una dimensione individuale; tanto in ambito politico, quanto in ambito etico.